Quadri futuristi: l’esaltazione del dinamismo

quadri futuristi

I temi principali trattati nei quadri futuristi sono la velocità, la presenza di macchine e l’uso di colori e forme geometriche con l’obiettivo di riprodurre movimento e dinamicità. Gli artisti del futurismo prediligono le macchine industriali, lo sviluppo della tecnologia e il progresso che si associa inevitabilmente al dinamismo e al movimento che fugge all’occhio dello spettatore.

Il Novecento è stato il secolo delle avanguardie, infatti nei primi anni fiorirono correnti artistiche e culturali capaci di stravolgere e rinnovare il panorama artistico, e una delle avanguardie di maggior successo fu proprio il Futurismo. Nacque ufficialmente nel 1909 con la pubblicazione del Manifesto del Futurismo da parte di Filippo Tommaso Marinetti sul giornale parigino “Le Figaro” nel quale furono delineati i principi fondanti del movimento. Il Futurismo mostra uno spiccato interesse per le invenzioni ideate dalla moderna tecnologia che si riflette sul modo di percepire il mondo, trasformando la mentalità e la sensibilità dell’uomo del ventesimo secolo.

Contro le tendenze della pittura tradizionale e contro il passatismo borghese, Marinetti inneggiò alla nascita di un’arte fortemente caratterizzata in chiave dinamica, espressione di una nuova società urbanizzata e industrializzata, capace di fornire nuovi miti portatori di una nuova bellezza coincidente con la velocità. Il manifesto “tecnico” della pittura futurista fu ideato nel 1910 dal team costituito da Boccioni, Carrà, Russolo, Balla, Severini.

Ecco alcuni dei più importanti quadri futuristi.

1) Giacomo Balla, Dinamismo di un cane al guinzaglio

L’ opera, datata 1912, è una riflessione del pittore sul tema del movimento, rappresenta una riproduzione simultanea di scatti fotografici:  grazie all’uso di rapide pennellate, le diverse immagini delle zampe e della coda di un cane riproducono la successione determinata dal moto. L’azzeramento dello spazio permette all’artista di rendere il movimento delle gambe della padrona e l’oscillazione, in quattro direzioni, del guinzaglio bianco. Nonostante vengano rappresentati in modo realistico, i corpi si smaterializzano, le figure vengono fissate in monocromo su sfondo piatto. La strada bianca è resa  con poche sfumature di bianco, nero, marrone, e viola.

2) Umberto Boccioni, La città che sale

“La citta che sale” è considerato la prima opera veramente futurista di Boccioni, che per realizzare quest’opera (1910-1911) prese spunto dalla vista che gli si offriva dal balcone della sua casa di Milano dove abitava, e infatti il titolo originale era “Il lavoro”. I palazzi in costruzione emergono da una periferia urbana, tra ciminiere e impalcature inserite nella parte superiore. Ad occupare buona parte dello spazio centrale sono i cavalli rossi sormontati da cavalieri, intrecciati tra loro in uno sforzo carico di dinamismo. Emergono dall’opera alcuni tra gli elementi più tipici del Futurismo, quali l’esaltazione del lavoro dell’uomo e l’importanza della città moderna. La rappresentazione di un comune momento di lavoro in un cantiere qualsiasi si fa celebrazione dell’idea di progresso industriale, come si evince dal cavallo trattenuto invano dagli uomini attaccati alle briglie.

3) Luigi Russolo, Dinamismo di un automobile

Russolo fu un musicista e pittore, e eseguì pochi quadri ma significativi.  In questo quadro (1912-13) sono contenuti tutti gli elementi fondamentali del Futurismo sia dal punto di vista del tema sia da quello dello stile: il mito della macchina e della velocità; la violenza aggressiva del colore; “le linee- forza” costituite da cunei progressivamente più acuti da sinistra a destra per rendere il significato della penetrazione dell’oggetto nell’aria, vincendone la resistenza con la propria potenza. Come lui anche Giacomo Balla, tra 1913 e il 1914,  diede vita a una serie di quadri, tra i quali si colloca “Velocità di automobile”  che riproduce la scansione della velocità del veicolo dove è possibile cogliere il moto sinusoidale delle ruote.

4) Gino Severini, Il gatto nero

L’opera di Severini “Il Gatto Nero” fu inclusa nella prima mostra dei quadri futuristi, che si tenne a Parigi nel 1912, ed il suo titolo allude allo “Chat noir“, un famoso cabaret parigino. La scena rappresentata si basa su una storia di Edgar Allan Poe: un ubriacone acceca e poi uccide il suo gatto, ma lo sviluppo della trama alla fine culmina nella rivincita ad opera di un altro gatto. Severini isola gli elementi più drammatici e cruciali della storia -il bicchiere di vino e lo sguardo, fisso e penetrante, del gatto – dando ai vari elementi una simultaneità spaziale, una caratteristica questa che definisce molte opere del Futurismo ancora imperante, a favore di un’arte in tutto e per tutto moderna.

 

Fonte immagine: Wikipedia, “La citta che sale” di Umberto Boccioni

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