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Ritratti a Ischia: fotostoria di Augusto De Luca

Era la metà degli anni Settanta quando cominciava la mia avventura nel mondo della fotografia. L’inizio è sempre caratterizzato da una forte attrazione verso quello che è lo strumento, la macchina fotografica, che diventa quasi un feticcio e quindi, di solito, è mantenuta e conservata come una preziosa reliquia, lucidata e custodita con sacralità. Spesso, questa maniacale attenzione, limita la possibilità di produrre effettivamente delle immagini, ma è una fase che, in genere, dura poco e, subito dopo, inizia il secondo stadio: la ricerca. Si fotografa di tutto, a tutte le ore, con qualsiasi luce e in qualsiasi circostanza. È proprio in questo periodo evolutivo che, trovandomi ad Ischia (NA), girovagavo senza meta e senza sosta, con un occhio attento per le stradine di tutta l’isola verde, il cui aggettivo deriva dal fatto che sia ricchissima di una pietra tufacea, di origine vulcanica, contraddistinta, appunto, da una gradazione verde unica al mondo. Basti pensare che le attrattive turistiche naturali di questo luogo incantato sono costituite proprio di tufo verde: il “Fungo” di Lacco Ameno e “L’Aquila” e gli “Scogli Innamorati” di Forio. Fotografavo case, chiese, panorami e ogni essere vivente, compreso cani, gatti e uccelli. Insomma, stavo cercando l’oggetto o il soggetto del mio interesse, che comunque, anche in futuro, avrebbe dovuto rappresentare il centro di una mia eventuale ricerca o progetto fotografico. Le occasioni per l’immagine “giusta” non sarebbero di certo mancate, dovevo solo continuare a gironzolare, con sana curiosità, in quella che è la maggiore delle Flegree, che, con i suoi sei comuni – Barano d’Ischia,

Casamicciola Terme, Forio, Ischia, Lacco Ameno e Serrara Fontana – è la terza più popolosa isola, dopo Sicilia e Sardegna, e con le sue bellezze paesaggistiche ed artistiche e con le sue specialità enogastronomiche attrae, ogni anno, milioni di visitatori da tutto il mondo. All’epoca, scattavo con diapositive a colori, perché era più semplice farle sviluppare dai tanti laboratori disseminati su tutto il territorio campano. Fu allora che in due località opposte dell’isola, fui attratto da questi due soggetti. Il primo, il giocatore di carte, lo individuai a Porto d’Ischia, ad un tavolino esterno di un bar in una piazzetta laterale. Notai subito il gruppetto, ma quello che mi colpì molto, stuzzicandomi, furono le bellissime rughe di uno di loro; sicuramente erano il risultato di lunghe esposizioni al sole. Quell’uomo, certamente, era stato un marinaio o un pescatore e tutta la sua storia la si leggeva proprio in quei segni così marcati che solcavano il suo volto. Faceva da contrasto un personaggio in secondo piano, sullo sfondo, più paffuto e sorridente. Avevo con me una macchina fotografica con un medio grandangolo: chiusi il diaframma, per aumentare la profondità di campo e quindi avere una maggiore capacità di messa a fuoco, mi avvicinai molto al suo viso e scattai velocemente, per non infastidire e, per così dire, “rubare” l’immagine. L’altro personaggio, il prete, invece lo scovai a Forio. Appena lo vidi mi ricordò il famoso Don Abbondio descritto da Alessandro Manzoni. Piccoletto, con un mantello scuro che lo copriva tutto e un grande cappello a falde larghe, di quelli che da molto tempo non vedevo più sul capo dei sacerdoti. Era un personaggio d’altri tempi. Allora mi feci coraggio, lo fermai e gli chiesi di poterlo immortalare. Lui rimase un po’ interdetto, ma acconsentì. Eravamo vicini al bar “Il Timone” il cui logo era dipinto sul muro; mi sembrò un ottimo sfondo, perché inusuale ed essenziale. Senza perdere tempo, inquadrai e scattai. All’epoca il risultato potevi verificarlo solo a pellicole sviluppate e, quindi, dopo qualche giorno, pieno di impazienza, ritirate le diapositive, rimasi molto soddisfatto di quei ritratti; successivamente, però, decisi di stamparli in bianco e nero, per sottolineare l’espressività dei volti, eliminando il colore che, in qualche modo, poteva distrarre il fruitore. Senza saperlo, queste due immagini rappresentavano l’inizio di quello che, molti anni dopo, sarebbe diventato il genere fotografico da me preferito: il ritratto. … la vita è imprevedibile!


Augusto De Luca

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