Ryūnosuke Akutagawa: Jigokuhen e l’oscurità critica dell’autore

Akutagawa

Ryūnosuke Akutagawa è uno dei padri del racconto moderno giapponese. La sua opera, caratterizzata da uno stile grottesco e da una profonda indagine psicologica, ha lasciato un’impronta indelebile, tanto che il più prestigioso premio letterario del Giappone porta il suo nome: il Premio Akutagawa.

Una vita segnata dalla “vaga inquietudine”

L’infanzia di Akutagawa fu profondamente turbata dalla malattia mentale della madre, manifestatasi poco dopo la sua nascita. Questo evento lo costrinse a essere adottato dagli zii e alimentò in lui, per tutta la vita, il terrore di ereditare la stessa condizione. La casa adottiva, ricca di letteratura classica cinese e giapponese, fu la sua prima palestra intellettuale. Iscrittosi all’Università Imperiale di Tokyo per studiare letteratura inglese, esordì come scrittore prima ancora della laurea con il racconto Rashōmon (1915).

Lo stile di Akutagawa è inconfondibile: maestro del racconto breve (*tanpen shōsetsu*), esplora l’egoismo, la follia e il lato oscuro della natura umana. Le sue storie, spesso rielaborazioni di antiche leggende, sono popolate da personaggi psicologicamente tormentati, immersi in atmosfere cupe e grottesche. Dietro l’elemento orrifico si cela sempre una profonda riflessione morale sulla relatività della verità e sulla disperata lotta per la sopravvivenza.

Rashomon: dal racconto al capolavoro di Kurosawa

Il nome di Akutagawa è legato indissolubilmente al film Rashōmon (1950) di Akira Kurosawa. Tuttavia, è un errore comune credere che il film sia l’adattamento del solo racconto omonimo. Il capolavoro di Kurosawa è in realtà una geniale fusione di due diverse opere di Akutagawa.

Racconto di Akutagawa Contributo al film di Kurosawa
“Rashōmon” (羅生門, 1915) Fornisce l’ambientazione (la porta diroccata di Rashōmon a Kyoto), l’atmosfera di decadenza morale e la scena del servitore che ruba il kimono a un’anziana.
“Nel bosco” (藪の中, 1922) Fornisce l’intera trama: l’omicidio di un samurai e le testimonianze contraddittorie del brigante, della moglie e del fantasma del samurai stesso. Da qui nasce l'”effetto Rashomon”.

Il film utilizza quindi l’ambientazione di “Rashōmon” come cornice per raccontare la storia di “Nel bosco”, creando un’opera immortale sul relativismo della verità.

Jigokuhen (Il paravento infernale): l’arte e la crudeltà

Un altro dei suoi racconti più celebri è Jigokuhen (1918). Narra la storia di Yoshihide, un pittore geniale ma arrogante e crudele, al servizio del potente signore Horikawa. Quando gli viene commissionato un paravento che raffiguri l’inferno buddista, Yoshihide si ossessiona con il realismo, torturando i suoi apprendisti per catturare espressioni di sofferenza. Per il pezzo centrale, una nobildonna che brucia viva in una carrozza, chiede al suo signore di inscenare la scena. Horikawa acconsente, ma la donna intrappolata nella carrozza in fiamme è la figlia di Yoshihide. Dopo un attimo di orrore, il pittore è rapito da una diabolica estasi creativa e completa il suo capolavoro, per poi impiccarsi una volta terminata l’opera. Il racconto è una potente allegoria sul rapporto tra arte e vita, sul sadismo e sull’ego smisurato dell’artista.

Il suicidio e l’immensa eredità culturale

Nonostante i successi, la vita di Akutagawa fu una lotta costante contro l’ansia e le allucinazioni. Il 24 luglio 1927, all’età di 35 anni, si tolse la vita con un’overdose di Veronal. Nella sua lettera d’addio, descrisse il motivo del suo gesto non come una sofferenza specifica, ma come una “vaga inquietudine” (ぼんやりとした不安) riguardo al suo futuro. La sua morte sconvolse il mondo letterario giapponese.

La sua notorietà, criticata in vita, divenne immensa dopo la morte. Nel 1935, il suo amico d’infanzia e scrittore Kan Kikuchi istituì, in sua memoria, il Premio Akutagawa. Gestito dall’editore Bungeishunjū, è ancora oggi il più prestigioso riconoscimento per gli scrittori esordienti di narrativa in Giappone, un’eredità che mantiene vivo il nome di un autore che, come pochi altri, ha saputo esplorare gli abissi dell’animo umano.

Articolo aggiornato il: 01/10/2025

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