Con antiche radici storiche e una lunga tradizione culturale, il samovar continua oggi ad incarnare un simbolo di unione e calore domestico nella cultura delle famiglie slave e non solo…
Posizionato al centro, nel punto più importante della tavola, mette il tè al centro della vita domestica creando un’atmosfera di apertura, unione e felicità che farebbe rallentare il ritmo di tutti per sedersi e riunirsi attorno ad esso per un bicchiere di prelibatezza fumante e forte. Cos’è? È il samovar! Una parte indispensabile della cultura russa che dal passato continua tradizionalmente ad influenzare il presente, portando unione in molti nuclei di famiglie e tra gli amici nell’Europa dell’Est. Si crede addirittura che il samovar abbia un’anima per via delle sfumature di suono che si sentono mentre l’acqua bolle.
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Cos’è il samovar?
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Origine | Russia, ma diffuso anche in Iran, Kashmir e Turchia |
| Forma tipica | Panciuta, spesso in metallo |
| Alimentazione | Carbone/legna (tradizionale) o elettrica (moderna) |
| Funzione | Bollire l’acqua per il tè |
I samovar sono originari della Russia, ma sono usati anche in Iran, Kashmir e Turchia (dove alcune varietà di tè vengono trasportate in samovar portatili per essere venduti). Questi oggetti tradizionali per la preparazione del tè sono caratterizzati da una forma panciuta facilmente riconoscibile e possono avere diverse misure e tipi di alimentazione.
Per esempio, i modelli moderni sono elettrici e dotati di un cavo, invece quelli di una volta venivano tradizionalmente riscaldati con carbone, trucioli di legno o pigne. Poi si distinguono i pezzi d’antiquariato: modelli di produzione rari e autentici dei primi anni di produzione.
I documenti storici e le fonti archeologiche mostrano che oggetti simili ai samovar russi comparirono per la prima volta in Cina, diffondendosi da lì al Giappone e all’Iran moderno. Questi venivano chiamati hogo e combinavano da una parte una sezione in cui mettere un brodo fatto con ingredienti semplici senza sopraffare i loro sapori – rendendolo ideale per la preparazione di alimenti delicati come il tofu e alcune varietà di verdure – mentre l’altro lato conteneva un brodo piccante o molto speziato per creare una base saporita e talvolta piccante.
Ma un oggetto simile comparve anche sul nostro territorio ai tempi dell’Antica Roma: autepsa (in greco: αὐθέψης) era il nome del recipiente con cui gli antichi romani riscaldavano l’acqua. Come la maggior parte delle cose di quel periodo, si trattava di uno strumento piuttosto grezzo, con piedi alti e contorti, munito della riconoscibile ciotola panciuta a forma di zucca ricca di decorazioni. Ma l’utilizzo di questa sorta di samovar primitivo non era così conveniente come l’invenzione russa: infatti, questa versione del samovar non era dotata di rubinetto. All’interno c’erano due scomparti: in uno venivano caricati i carboni ardenti, nell’altro l’acqua. In estate però, al posto del carbone, il serbatoio veniva riempito di ghiaccio per mantenere l’acqua fredda e bere bevande ghiacciate.
Storia dei samovar in Russia
Nonostante sia diffusa la leggenda che il samovar sia stato portato in Russia da Pietro I, i documenti affermano che sia apparso mezzo secolo dopo la morte dell’ultimo zar russo. La produzione iniziò dopo che l’industriale di Tula, Akinfiy Nikitich Demidov, si recò negli Urali, dove con i fabbri locali forgiò il primo strumento auto-riscaldante. In seguito, una produzione fu ritrovata tra le proprietà della famiglia Demidov. 77 anni dopo i primi esperimenti di Demidov, i fratelli Lisitsyn inaugurarono la prima produzione a flusso a Tula, tant’è che oggi Tula è considerata la culla dei samovar russi. Ma dopo la rivoluzione, nell’era sovietica le linee di produzione private furono chiuse e per quasi 2 anni l’industria cessò di andare avanti. Solo nel 1919 la nuova leadership del paese formò un’unione statale delle fabbriche di samovar per continuare la produzione, anche se ciò non portò a una svolta immediata.
15 anni dopo, a seguito della divisione della produzione, apparve lo stabilimento di Tula che, nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale, rimase l’ultima linea di samovar nel paese. Dal 1959 nel suo assortimento apparirono modelli elettrici e dal 1964 fu lanciata la serie di souvenir di samovar in miniatura Yasnaya Polyana.
Negli ultimi 20 anni l’interesse per la vecchia tradizione dei samovar ha iniziato a riprendere piede: a Tula, città d’origine dell’oggetto, è stato creato il museo storico Tula samovar a Kasimov, in cui è possibile visitare la mostra permanente dedicata alle tradizioni artigianali russe degli artigiani dei samovar. Inoltre, le meravigliose collezioni antiche dei collezionisti privati Mikhail Borschev e Nikolai Polyakov si possono trovare nel distretto di Shchekinsky della regione di Tula e Gorodets di Nižnij Novgorod, in cui naturalmente vivono artigiani privati che custodiscono i segreti dinastici e le sottigliezze dell’antica arte d’artigianato russa.
Come funziona il samovar?
Nonostante le diverse tipologie di samovar, la loro struttura è composta approssimativamente dagli stessi elementi:
– La pancia del samovar, sostenuta da quattro gambe di sostegno che uniformano il suo peso per via dell’acqua contenuta nella pancia.
– Internamente al samovar vi è il vano in cui si posiziona il materiale che andrà a riscaldare l’acqua: carboni, legna da ardere, trucioli, rametti o pigne, che una volta bruciati inizieranno a scaldare l’acqua fino alla temperatura di ebollizione.
– Ogni samovar è munito di rubinetto a forma arcuata attraverso il quale viene versata l’acqua bollente nella teiera.
– La parte superiore del corpo del samovar ha una sorta di appoggio in cui poter appoggiare la teiera quando il tè è pronto, in modo tale che venga mantenuto caldo ma senza raggiungere temperature eccessivamente elevate che lo riporterebbero all’ebollizione.
– In basso si trova internamente una sezione nascosta in cui si accumulano cenere e prodotti di scarto della combustione che poi andrà pulita dopo qualche utilizzo.
La tradizione del tè con il samovar
Il modo in cui funziona il samovar è molto semplice: si riempie la pancia con acqua naturalmente potabile che, subito dopo aver acceso il materiale di combustione, comincerà a riscaldarsi fino a raggiungere la temperatura d’ebollizione. Nel frattempo, si prepara la teiera con il tè tradizionale zavarka (in russo: заварка), una varietà concentrata estremamente forte.
In Russia i più golosi mettono dei cubetti di zucchero nel tè (alcuni addirittura dicono che bisognerebbe mettere il cubetto di zucchero sul cucchiaino e sorseggiare il tè attraverso lo stesso zucchero), altri preferiscono mescolare un cucchiaio di marmellata fatta in casa (quella di amarene è la più popolare). Ad altre persone piace invece usare foglie di menta o ribes nero o marmellata, ma in piccole quantità per aggiungere delle note dolci delicate e leggermente aspre al forte tè nero zavarka.
In molte famiglie slave, il ricordo del tè condiviso con la generazione più anziana e i loro vecchi samovar è ancora vivo nonostante la sua considerevole età, tant’è che alcuni fortunati conservano ancora cimeli di famiglia che vengono utilizzati ancora oggi in speciali momenti d’unione, tramandando il valore del samovar da generazione a generazione.
Fonte immagine in evidenza: Diana Smykova su Pexels.com
Articolo aggiornato il: 20/12/2025

