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Stelle: nomenclatura e catalogazione dalla mitologia

Fin dai tempi più remoti, l’uomo ha ricercato nella volta celeste delle correlazioni tra gli eventi del proprio vissuto e i fenomeni cosmici, in modo da trovare risposte a requisiti di tipo pratico e religioso: risalgono, infatti, al Paleolitico sia un embrionale sistema di costellazioni, che tracce di culti religiosi legate agli astri, mentre già nel Neolitico furono attribuiti alle stelle nomi alludenti ad aspetti della vita agricola e pastorale. Il sistema delle costellazioni fu realizzato nel II millennio a.C. dalla civiltà babilonese, che diede gli attuali nomi alle costellazioni, nella quasi totalità di origine sumerica, e ideò un calendario lunare basato sul susseguirsi dei fenomeni celesti che scandivano il ciclo delle stagioni. Gli egiziani realizzarono la più antica carta stellare, mentre i fenici, per le loro esigenze di navigazione, erano soliti orientarsi mediante l’Orsa Minore e la Stella Polare.

Le stelle nella cultura greca e romana

Ma è soprattutto agli astronomi Greci e Romani che la moderna scienza astronomica deve il maggiore contributo, essendo state le stelle catalogate da questi: si ricordano Eudosso di Cnido (IV secolo a.C.), Ipparco di Nicea (II secolo a.C.) e Claudio Tolomeo (II sec. d.C.). In queste culture, il mito e le cosmologie erano uno strumento di codificazione, allorquando, alla originaria valenza naturalistica degli astri se ne associò una mitologica: fu così che i Greci conferirono i nomi delle divinità dell’Olimpo ad alcune “stelle” particolari, da loro definite planētai, ovvero “erranti”, poiché sembravano muoversi rispetto alle stelle fisse, e di alcuni personaggi del mito. Anche nel mondo romano numerosi autori riferiscono l’eziologia di alcuni catasterismi di personaggi mitologici. Infine, in età medioevale si distinsero gli astronomi islamici, estimatori dell’Almagesto di Tolomeo, che diedero nomi arabi, molti dei quali tuttora in uso, a svariate stelle.

In una notte con condizioni atmosferiche ottimali, è possibile avvistare a occhio nudo fino a 3000-4000 stelle, a seconda del luogo e del periodo di osservazione; le aree di cielo con la densità maggiore di stelle visibili sono quelle in prossimità della Via Lattea e, in generale, nell’emisfero boreale i cieli più ricchi di stelle sono quelli invernali. La maggior parte delle stelle è identificata da un numero di catalogo; solo una piccola parte di esse, solitamente le più luminose, ha un nome vero e proprio che deriva spesso dalla denominazione originale araba, latina o greca dell’astro. Molti di questi nomi sono dovuti ai miti loro associati, alla loro posizione nella costellazione, oppure al particolare periodo o posizione in cui esse compaiono nella sfera celeste nel corso dell’anno; un esempio è Sirio, il cui nome deriva dal greco sèirios, “ardente”: infatti, gli antichi Greci associavano la stella al periodo di fine agosto, quello di maggiore caldo estivo, quando l’astro sorge e tramonta con il Sole.

Alcuni nomi di stelle desunti dalla mitologia classica 

Ovidio, invece, racconta che una delle ninfe compagne di Artemide, Callisto, fu insidiata da Zeus e conseguentemente fu trasformata da Era, adiratasi, in un’orsa; il figlio, Arcas, era sul punto di uccidere la madre, cacciando, allorquando Zeus bloccò l’istante e pose entrambi in cielo, eternamente l’uno di fronte all’altro, come Orsa Maggiore e Orsa Minore. Era, tuttavia, si rivolse a Teti, dea marina, maledicendo le due costellazioni, perché fossero costrette a girare per sempre in tondo nel cielo e a non riposarsi mai sotto l’orizzonte: si spiega, così, il fatto che questi astri siano circumpolari. Ancora, il mito di Andromeda – figlia dei sovrani di Etiopia, esposta su uno scoglio per essere divorata da un mostro inviato da Poseidone e in seguito salvata dall’eroe Perseo – è così universalmente noto da essere stato immortalato nel cielo con molteplici costellazioni: Andromeda, Perseo, Cassiopea, Cefeo, nonché la Balena, che rappresenta il mostro marino.

Infine, le Pleiadi, le Sette Sorelle figlie di Atlante e compagne vergini di Artemide, essendosi imbattute nel cacciatore Orione che, invaghitosi di loro, le inseguì per 5 anni, furono mutate dagli dei, mossi a compassione, in colombe e poi impresse nel firmamento come stelle, insieme con l’inseguitore Orione e il suo Cane: la grande visibilità delle Pleiadi nel cielo notturno ha fatto sì che esse fossero considerate un importante riferimento in molte culture. In seguito, grazie all’impiego di strumenti sempre più avanzati, si è resa necessaria l’adozione di altri sistemi di nomenclatura, che hanno dato origine a nuovi cataloghi stellari; attualmente, l’Unione Astronomica Internazionale è l’unica organizzazione abilitata dalla comunità scientifica a conferire i nomi ai corpi celesti.

[foto di copertina tratta da donneallospecchio.blogspot.com]

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