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Superstizioni italiane: le origini e i significati

Superstizioni italiane: le origini e i significati

Le superstizioni italiane sono forse tra le più fantasiose al mondo ma hanno un loro perché. Alcune delle loro origini risalgono alla nobiltà dell’antica Roma, altre al popolo contadino del Dopoguerra.

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio. Così recitava Lino Banfi nell’omonimo film diretto da Sergio Martino.

Tramandate di generazione in generazione le più forti superstizioni italiane sono arrivate fino ad oggi. C’è chi vi dà ascolto categoricamente e chi le schernisce senza pietà, chi le condanna come eresie e chi piuttosto si astiene con il classico “Non ci credo MA…”.

Le superstizioni che raccontano l’anima del popolo italiano

Secondo Cicerone i superstiziosi erano coloro che, attraverso preghiere, voti e sacrifici, si rivolgevano alle divinità per salvarsi.

Queste credenze di natura irrazionale caratterizzano la vita dell’uomo da sempre, influendo sulla condotta delle persone in un modo o nell’altro. La credenza che gli eventi futuri siano correlati a una causa presente e la speranza che alcuni accorgimenti possano influenzare questi eventi porta le persone a credere in una superstizione piuttosto che arrendersi al caso.

Nonostante queste credenze siano bandite e spesso schernite dalla cultura occidentale, la credenza in qualcosa di trascendente è alla portata di tutti i giorni. Che differenza c’è tra il portachiavi a forma di corno e l’oroscopo del post-telegiornale?

La tradizione italiana è piena di scaramanzie, riti e simboli che raccontano l’anima del nostro paese tanto quanto una pagina di storia. Si pensi al gioco del lotto o al malocchio, la convinzione che il potere dello sguardo possa produrre effetti sulla persona osservata. E ancora alla credenza che dicendo qualcosa questa non si avvererà o all’abitudine di esprimere un desiderio quando si vede una stella cadente.

Le 10 superstizioni italiane più diffuse

Rompere uno specchio

È una delle superstizioni più diffuse. Sette anni di sfortuna sono più che assicurati. Se lo specchio si crepa da solo il proprietario perderà un caro amico. Se lo specchio si trova rotto vicino il letto di qualcuno, questo potrebbe morire. Nessuna speranza quindi per lo specchio rotto. Pare che gli attori teatrali credano più degli altri in questa credenza; ancora oggi non si porta in scena uno specchio vero per paura che questo possa cadere e rompersi.

Mai appoggiare il cappello sul letto!

Non vorresti di certo attirare la cattiva sorte sulla casa in cui sei ospite. Un tempo questo gesto era compiuto dai medici o dai preti che, nell’urgenza di visitare i malati in punto di morte, appoggiavano il cappello ai piedi del letto. Ancora oggi questo gesto ricorda tristi eventi.

A versare l’olio o il sale, porta male

Quante volte capita di far cadere il sale sul tavolo? Un tempo il sale era un alimento preziosissimo e farne cadere i granelli equivaleva a perdere soldi. Ancora oggi quando cadono dei granelli di sale sul tavolo c’è chi cerca di scongiurare la maledizione facendosi il segno della croce o chi, più fantasioso, raccoglie i granelli e ne tira tre manciate alle sue spalle, facendo ricadere la sfortuna a chi invece pulirà il pavimento. E se a cadere è l’olio? Per alcuni la sfortuna durerà solo sette anni, per altri non c’è alcuno scampo. Eppure pare esserci un rimedio. Paradossalmente per evitare questa sciagura basta versare sull’olio caduto proprio del sale!

Vedere un gatto nero attraversare la strada

A questo animale spetta l’infelice sorte di essere correlato ad eventi catastrofici perché nel Medioevo i cavalli che trainavano le carrozze venivano spesso spaventati dagli occhi gialli dei gatti neri, l’unica parte del loro corpo visibile al buio. Il gatto nero è dunque stato attribuito al demonio, tanto che alcuni Papi ordinarono di bruciare questi animali per il loro legame con il male. Anche in Spagna e negli Stati Uniti vale questa superstizione. Eppure in Giappone, Inghilterra e Scozia i gatti neri sono simboli di prosperità.

Guai a passare sotto una scala aperta!

Questa è una delle credenze più antiche. Perfino nelle tombe egizie sono stati trovati immagini raffiguranti scale a nove pioli, simbolo della chiusura del ciclo di vita. Le scale ritornano nelle Ziggurat e nelle Piramidi. In ogni iconografia sono un simbolo di ascensione e anche nella tradizione occidentale sono un oggetto simbolico. Una scala aperta appoggiata alla parete forma un triangolo con il pavimento – attenzione al numero 3! – ed ecco che tutto rimanda alla Trinità. Passare sotto una scala significa non portare rispetto. Per alcuni tuttavia basta incrociare le dita e le braccia e il male sarà scongiurato. Inoltre se una nubile passa sotto una scala di certo non si sposerà; se inciampa, invece sui suoi gradini, convolerà presto a nozze.

Guardarsi negli occhi durante un brindisi

Questa superstizione risale ai brindisi che si tenevano alle corti Medievali. Durante un brindisi bisognava guardarsi negli occhi per cercare di evitare un possibile avvelenamento da parte dei commensali stessi, pratica al quanto comune all’epoca.

Ancora superstizioni italiane: perché per le ragazze in cerca di marito porta male passarsi la scopa sui piedi?

Perché se una donna avesse compiuto questo gesto qualche decennio fa sarebbe stata additata come moglie non raccomandabile perché incapace nelle faccende domestiche.

Aprire l’ombrello in casa

Nell’antica Roma, aprire l’ombrello in casa significava non portare rispetto al Dio del Sole. In tempi più recenti invece gli ombrelli venivano usati per tappare i buchi nelle case degradate delle persone con problemi finanziari. Ripetere quest’azione porterebbe quindi a sciagure economiche.

Sedersi in 13 a tavola

Durante l’Ultima Cena il tredicesimo posto era quello di Gesù e conosciamo tutti la fine di questa storia.

Il ferro di cavallo

Tra i più universali simboli di buon auspicio. È buona norma appendere all’uscio di casa un ferro di cavallo per allontanare le maledizioni. L’origine di questa leggenda è andata persa ma sembra risalire agli antichi Romani che l’avevano tratta a loro volta dalla cultura Greca. L’Inghilterra a sua volta se ne è attribuita la paternità facendola risalire a San Dunstano, un fabbro che in seguito a una spiacevole vicenda diventò arcivescovo di Canterbury. Si dice che egli ebbe una visita da parte di un tizio con gli zoccoli da cavallo che gli chiese di mettergli i ferri. Dunstano lo riconobbe come il diavolo e lo legò al muro mettendogli i ferri nel modo più doloroso possibile. Il diavolo lo supplicò di smettere e in cambio il fabbro si fece promettere che egli non sarebbe mai più entrato in casa sua. Per contrassegnare la sua abitazione il fabbro usò proprio con un ferro di cavallo.

Superstizioni italiane: tante altre ancora

Quelle elencate sono solo alcune delle superstizioni italiane più famose.

Bisognerebbe fare attenzione anche a farsi i tatuaggi in numero dispari, a quando ci fischiano le orecchie, a quando prendiamo il cucchiaio con la mano sinistra e a quando posiamo il pane dal lato sbagliato. La lista sarebbe interminabile.

Tra le superstizioni italiane più famose ci sono anche quelle legate ai luoghi di turismo che attraggono migliaia di viaggiatori.

A Firenze vicino al Ponte Vecchio, porta fortuna toccare il grugno della fontana del Porcellino. A Roma la monetina nella fontana di Trevi è tassativa. A Verona si tocca il seno destro di Giulietta. A Napoli bisogna accarezzare il teschio della Chiesa delle Anime Pezzentelle. Nella Galleria di Milano bisogna puntare i testicoli del toro raffigurato sul pavimento e farvi tre giri sopra con il tallone destro.

Immagine: pxhere

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