Toscana, l’Atelier della Bestemmia: così si racconta l’Italia dall’interno

Atelier della Bestemmia

Toscana, l’Atelier della bestemmia è il primo volume della serie Dispacci italiani edita da Les Flaneurs: uno sguardo all’Italia dall’interno

Rivoltare l’Italia dall’interno, nei suoi vizi (tanti) e nelle sue virtù (altrettante!) – come se prendessimo un budello, un intestino – non è cosa facile, né per tutti. Il primo effetto in cui si incorre è sicuramente quello di avere paura o timore di ciò che vi si ritrova. Un po’ come accade quando, accidentalmente, inciampiamo in segreti di famiglia che avremmo preferito non conoscere, oppure in avvenimenti imbarazzanti che tendiamo a nascondere come polvere sotto il tappeto.

Svelare lati non molto conosciuti dell’Italia è ciò che sembra voler fare la nuova collana Dispacci Italiani – Viaggi d’amore in un Paese di Pazzi, edita dalla casa editrice Les Flâneurs, un progetto molto ambizioso, che dovrebbe dare voce a personaggi “insoliti” oppure poco conosciuti al grande pubblico, ma non per questo meno validi, anzi potrebbe essere proprio questa la chiave di lettura di un Paese in sedicente e perenne crisi: l’utilizzo di voci non convenzionali e probabilmente più “autentiche”, meno legate a dogmi letterari. La collana è curata dal giornalista e scrittore Davide Grittani, firma de Il Corriere del Mezzogiorno e famoso tra le altre cose per aver curato la prima mostra di letteratura italiana all’estero, denominata Written in Italy, che ha coinvolto 26 Paesi sparsi in 5 continenti.

Toscana, l’Atelier della bestemmia: alla scoperta di questo “diario di bordo”

Abbiamo avuto l’opportunità di leggere il primo volume dei Dispacci (anche il nome della collana, davvero bello ed indicativo, una sorta di “diario di bordo” dei vizi e virtù dello stivale): il volume s’intitola Toscana, l’Atelier della bestemmia e – neanche a dirlo – ha già nel titolo tutto ciò che dobbiamo aspettarci tra le pagine.

Strutturato come una raccolta di racconti, con degli inserti fotografici suggestivi dei paesaggi toscani, è un volume sicuramente senza veli. Lontani dalle luci internazionali, dalle copertine patinate di una Toscana spesso venduta alla mercé degli stranieri (tra i quali, tantissimi americani) letteralmente (e giustamente, ci viene da dire) innamorati di questa regione.

Davide Grittani, per realizzare questo collage, si è avvalso dell’aiuto di sette voci “controcorrente” della letteratura regionale ed italiana, impegnate in diversi campi: Sergio Nelli (fondatore del blog Il primo amore ed autore di diversi libri, come Dopopasqua); Roberto Masi (che ha in questa collana il suo esordio narrativo); Emiliano Gucci (autore di Donne e Topi, Fazi 2004, e in uscita con Le anime Gemelle, Feltrinelli); Veronica Galletta (Premio Campiello, sezione opera prima del 2020); Marco Vichi (autore di spettacoli teatrali, sceneggiature televisive e fortunati libri ambientati nella Firenze degli anni Sessanta); Massimo di Campiglio (autore di Ogni dì viene Sera, Eretica 2016); Ilaria Giannini (autrice di romanzi ma anche di reportage, come I treni non esplodono. Storie della strage di Viareggio, Piano B 2016).

Gli autori, già dalle loro presentazioni, rappresentano un vario e vasto campionario di esperienze, parole, tecniche antiche e moderne di scrittura dalle quali attingere: dalle produzioni audiovisive al classico romanzo, passando per il reportage, ben poco è lasciato al caso e la sperimentazione delle diverse forme ci offre un panorama completo delle possibilità di descrizione.

Il libro si snoda e si esaurisce in circa 170 pagine, di facile e piacevole lettura, ma la sensazione di aver visto un paesaggio, di aver conosciuto persone “dalle finestra a cui non s’affaccia più nessuno, viaggiare lungo le strade dimenticate” (citando Grittani, nella pagina iniziale del tomo) resta fortissima. Il lettore è praticamente insieme a Grittani – che nella presentazione, “si piazza” sul sedile posteriore dell’auto lato vista mare – ed assiste a questi bozzetti di vita quotidiana, talvolta bucolici, talvolta amari e decisamente poco convenzionali, che fanno leva su uno dei vizi più conosciuti dei toscani, scelti come popolo e punto di partenza per i Dispacci. Ci si muove così tra paesi che non avrete mai sentito menzionare, segreti, ritrovamenti, la Storia che si snoda e che è ancora viva, pulsante, nei ricordi di chi è stato spettatore o protagonista.

Alla fine de “l’Atelier della Bestemmia”, dopo aver fatto conoscenza con scrittori e personaggi, la voglia di raccontare a propria volta “una storia” del proprio pezzetto d’Italia è forte: probabile sia anche questo il ruolo di questa opera corale, che non si esaurisce certo in una manciata di pagine ma che potrebbe proporsi come autentica alternativa ai dipinti posticci della nostra Penisola, nonché del racconto autentico della provincia: la provincia, il Paese (quello con la minuscola, cioè come piccolo agglomerato di attività, case, persone) come “serbatoio” d’Italia.

 

Immagine in evidenza dell’articolo sull’Atelier della Bestemmia: https://www.amazon.it/Toscana-Latelier-della-bestemmia-Grittani/dp/8831314424

A proposito di Nunzia Clemente

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