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Eroica Fenice

Uomini del bosco, tra mito e realtà

Uomini del bosco: scopriamo queste figure sospese tra mito e realtà

Spesso il mito si confonde con la realtà, fino a dimenticare dove inizia l’uno e termina l’altra. Così è avvenuto per i cosiddetti uomini del bosco, o uomini selvatici, miticamente conosciuti per essere delle creature schive e scontrose che vivono nei boschi, lontano dalla civiltà, allo stato brado. Spesso viene loro conferita una dimensione quasi divina; nelle favole, infatti, le creature del bosco hanno caratteristiche magiche o spaventose, legate al loro vivere appartate, avvolte da un alone di mistero e oscurità, attributi tipici del bosco archetipo, luogo dell’incognita ma anche dell’avvicinamento alla natura originaria e ancestrale.

Ma scopriamo insieme quali sono le caratteristiche di queste emblematiche figure, che si muovono spesso tra realtà e leggenda.

Uomini del bosco, tra realtà e tradizione mitica

Gli uomini del bosco sono figure topiche presenti in numerose culture; in quella europea, per esempio, popolerebbero le Alpi italiane, svizzere e austriache, ma anche i monti polacchi e catalani. Anche nella cultura asiatica sono presenti creature simili, quali lo Yeti (tibetano), nonché nel Nord America (Bigfoot) e in Oceania, anche se non sempre questi personaggi assumono le caratteristiche tipiche dell’uomo selvatico, bensì divengono veri e propri primati poco evoluti.

Nella cultura europea, invece, hanno un loro antenato nel fauno della cultura romana, personaggio mitico dell’ambiente agreste, o nel satiro, che però si avvicina maggiormente ad un animale. Le caratteristiche tipiche degli uomini del bosco si stabilizzano nel Medioevo, diventando archetipiche per le tradizioni successive.

Nei poemi dei classici latini, tra cui le opere di Orazio e di Virgilio, queste figure assumono caratteristiche positive, diventando simili a protettori, più vicine al mito del buon selvaggio, che diverrà determinante con la teoria del Primitivismo e poi durante il Romanticismo, in particolare nelle opere di Jean Jaques Rousseau. Secondo il filosofo francese, in particolare, il “selvaggio” è un modello positivo, inteso come creatura incontaminata e pura, in stretto contatto con la natura, ma soprattutto non corrotta dal progresso.

Via via tale figura va assumendo caratteristiche stereotipate, comuni nelle differenti culture.

Caratteristiche tipiche

Gli uomini del bosco vanno configurandosi come immagini simboliche tipicamente distaccate dalla civiltà, che vivono in maniera selvaggia e primitiva, isolati da tutti o in clan, ovvero gruppi di individui con i quali condividono le abitudini di vita. Le caratteristiche fisiche degli uomini del bosco sono accentuate dal contatto con la natura, mentre l’isolamento porta le qualità psichiche ad una progressiva attenuazione. La loro immagine è imbarbarita, la pelle è ricoperta di peluria simile al manto degli animali. Non hanno una dimora fissa, sono nomadi e, in condizioni atmosferiche avverse, si riparano in rifugi naturali o di fortuna. Spesso si specializzano, però, nella lavorazione e nella coltivazione di alcuni alimenti, oltre che nella caccia.

Personaggi di questo genere diventano topici in letteratura. In Francia spesso assumono connotazioni positive più che negative: nel romanzo Yvain di Chrétien de Troyes, per esempio, l’uomo che si allontana dalla corte diventa selvaggio e vive nel bosco allo stato brado ma è proprio questa esperienza a permettergli di ridiventare un uomo degno di far parte della corte stessa e di riacquisire il senno.

Caratteristiche prettamente negative assumono invece gli uomini del bosco nell’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, che ne fa una descrizione seguendo le caratteristiche sopraelencate, oltre a quelle presenti nelle Fiabe dei fratelli Grimm e di Calvino.

 

Fonte immagine: https://it.freepik.com/vettori-gratuito/evoluzione-dell-uomo-in-cima-alla-collina_5037822.htm#page=1&query=uomini del bosco&position=6

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