Albergo diffuso, un modello made in Italy

Albergo diffuso

L’ albergo diffuso è un nuovo modello di ospitalità, made in Italy, che si sta velocemente diffondendo in tutto il mondo, in un mercato del turismo sempre più green, dove cresce in modo esponenziale il numero di  viaggiatori interessati a forme di turismo sostenibile. 

Tale modello è stato concepito da Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing turistico all’Università di Perugia e Presidente dell’ADI ((Associazione Nazionale Alberghi Diffusi) , partendo dall’idea di voler utilizzare a fini turistici le case vuote ristrutturate con i fondi del post terremoto del Friuli del 1976.

Ma è a  partire dagli anni novanta che  l’idea dell’albergo diffuso di Dall’Ara viene attuata in Friuli Venezia Giulia e in Sardegna e il modello trova un primo riconoscimento normativo nella Regione Sardegna con una normativa specifica che risale al 1998. 

L’aggettivo “diffuso” vuole sottolineare l’orizzontalità di tale modello rispetto alla verticalità dei condomini in cui si trovano gli alberghi tradizionali; i servizi offerti sono più o meno gli stessi, ma alcuni locali come la hall e  la reception potrebbero trovarsi in una piazza anziché in un immenso salone di un albergo classico.

Ma quali sono i requisiti che configurano il modello dell’albergo diffuso standard in Italia?

In sintesi (anche se alcuni requisiti variano, seppur di poco, a secondo della normativa di ciascuna regione): la struttura ricettiva deve essere gestita in forma imprenditoriale;  essere in grado di fornire tutti i servizi alberghieri;  le unità abitative devono essere dislocate in più edifici separati e preesistenti in un centro storico o in un borgo; prevedere la presenza di spazi comuni riservati agli ospiti ( ricevimento, bar, punti di ristoro, sale comuni) oltre che possedere una distanza ragionevole tra gli stabili ( di massimo 200 metri).

Esistono però oggi nuove tipologie di albergo diffuso  riconosciute dall’ ADI  che presentano alcune varianti come: il Paese albergo che coinvolge un intero paese o un centro storico abitato; il Residence diffuso, che diversamente dall’albergo, viene gestito in forma extralberghiera e l’Albergo diffuso di campagna, che opera non in un borgo ma in un contesto rurale.

Nel nostro paese ad oggi esistono ormai diverse strutture ricettive di alto livello qualitativo basate su questo modello. Ecco alcuni esempi:

L’albergo diffuso Borgodifiume

Nel Borgo medievale di Fiumefreddo Bruzio in provincia di Cosenza, inserito dal 2005 nell’elenco dei cento borghi più belli d’Italia; un albergo diffuso fortemente radicato nel territorio e nella sua cultura, che comprende oltre a una residenza d’epoca e due appartamenti, anche una bottega per l’acquisto di prodotti tipici e una enosteria recensita dalla “Guida Osterie d’Italia Slow food”.

L’albergo diffuso Monopoli

Inserito nello splendido borgo medievale pugliese di Monopoli sul litorale adriatico e vicino alle famose località turistiche di Alberobello, Polignano a mare, Ostuni. L’albergo è composto da case sparse e camere, ricavate dal recupero di antiche dimore storiche e case di pescatori, che distano non oltre 200 metri dalla struttura principale con la reception e la sala caffetteria e colazione.

Un nuovo modello di ospitalità

I due alberghi diffusi proposti sono solo degli esempi di un’offerta più ampia e variegata presente sul sito ufficiale dell’ADI, per rendere l’idea di cos’è in concreto un albergo diffuso e di come sta cambiando velocemente il concetto di ospitalità nel nostro paese.

Nell’ottica di un turismo sostenibile e di comunità, tale modello rappresenta oggi sicuramente il modello più adatto a valorizzare borghi e paesi con centri di interesse artistico e architettonico, talvolta a rischio di spopolamento, e di sostenere realtà locali, autentiche e artigianali.

Sitografia e fonte immagine in evidenza:  https://www.alberghidiffusi.it/

A proposito di Martina Coppola

Appassionata fin da piccola di arte e cultura; le ritiene tuttora essenziali per la sua formazione personale e professionale, oltre che l'unica strada percorribile per salvare la società dall'individualismo e dall'omologazione.

Vedi tutti gli articoli di Martina Coppola

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *