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Roghudi Vecchio: storia di un borgo fantasma

Roghudi Vecchio, un borgo fantasma

Roghudi Vecchio è un borgo ormai disabitato posto a poco più di 500 metri sul livello del mare, nel cuore dell’Aspromonte greco. Dal greco rogòdes che significa pieno di crepacci o dal latino rhekhodes dal significato di aspro, questo borgo faceva storicamente parte del casale di Amendolea (si sviluppa infatti su di una roccia che si trova propria nella fiumara Amendolea).

Scopriamo la storia di Roghudi Vecchio, il borgo fantasma della Calabria greca

La causa del suo spopolamento risiede nella collocazione stessa del borgo e nelle caratteristiche della natura circostante: costruito su di un’area altamente soggetta a fenomeni alluvionali, fu colpito da violenti fenomeni atmosferici, in particolar modo nel 1971 (in cui piovve una quantità di acqua in due giorni equivalente a quella che cade in un anno) e nel 1973. Questi eventi causarono uno spostamento e una ricollocazione della popolazione principalmente nel comune limitrofo di Melito di Porto Salvo e nel nuovo paese di Roghudi, ad oggi abitato da circa 900 abitanti. Da allora, Roghudi Vecchio è tristemente divenuto un paese fantasma. Recentemente, grazie al mistery tourism ha attirato un numero considerevole di turisti che ne hanno visitato i luoghi e riscoperto tradizioni, leggende e misteri.

Per quanto riguarda le tradizioni e gli aspetti culturali, Roghudi Vecchio e i suoi abitanti, in parte dislocati nella frazione di Chorio di Roghudi, rimangono tra i pochi custodi del greco di Calabria e portano avanti tradizioni antiche quali, ad esempio, la lavorazione della ginestra. Grazie al lavoro certosino degli artigiani, infatti, soprattutto in passato, venivano prodotti dei vestiti e dei tessuti grazie a dei telai.

Questo affascinante borgo conserva ancora tra le sue antiche viuzze delle leggende affascinanti che si tramandano da nonni a nipoti e che sono strettamente collegate al mondo greco classico. Dalla mitologia greca delle Nereidi (che affiancavano il dio Poseidone) deriva infatti quella delle Narde, donne con i piedi a forma di zoccolo di mulo che si pensava vivessero nella contrada di Ghalipò e si dice tentassero gli uomini del paese costituendo quindi una grande minaccia per le donne del paese che potevano essere condotte da queste al fiume per poi essere uccise. Gli abitanti di Roghudi Vecchio, allora, per tenere lontano le tentatrici, costruirono tre cancelli in tre differenti entrate del paese: uno a Plachi, uno a Pizzipiruni e uno a Agriddhea. Altre leggende riguardano la rocca del drago, sotto cui sarebbe stato nascosto un tesoro e le caldaie del latte, costruite per calmare l’ira di una bestia. Tra leggenda e realtà è invece la storia per la quale alle case venivano attaccate delle corde dal cui lato opposto venivano legate le caviglie dei bambini di modo che non cadessero dagli alti pendii del borgo.

Roghudi vecchio è un luogo in cui un tempo la convivialità e le risate dei bambini la facevano da padrone e di cui oggi non rimane nulla, se non i ricordi trasmessi dagli anziani. Grazie a coloro che si trasferirono a valle e ai loro ricordi saggiamente trasmessi ai posteri, questi non sono andati perduti e anzi, vengono portati avanti e raccontati a coloro i quali si avventurano per questo borgo misterioso.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

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