San Berillo: triste passato e radioso futuro del quartiere catanese

Street art di San Berillo: riqualificazione urbana a Catania

Con circa  300.000 abitanti e centro dell’area metropolitana più densamente popolata della Sicilia, Catania è una città in continua espansione abitativa ed è il decimo comune italiano per popolazione: espansione che, purtroppo, l’amministrazione locale non è sempre capace di accompagnare a politiche di riqualificazione urbana adeguate. La città ha uno dei Piani regolatori più anziani del paese, risalente al 1969: si allaga durante i temporali perché le strade sono state asfaltate senza seguire regole specifiche, e l’abbandono è costante di molti edifici e interi quartieri. Di recente, il Comune ha avanzato diverse proposte per cambiare le carte in tavola in modo da rendere la città più vivibile e creare spazi di aggregazione per i cittadini: lo storico quartiere di San Berillo ne è un esempio, e i vari murales, locali e strutture ricettive presenti hanno contribuito a restituirgli un nuovo volto.

1. Storia e Sventramento di San Berillo

Il quartiere prende il nome da San Berillo di Antiochia, fondatore della comunità cristiana catanese: era il quartiere a luci rosse della città,  posto al di fuori della cinta muraria di Carlo V d’Asburgo, motivo per cui perse ben presto la sua importanza e fu abbandonato totalmente. Dopo il catastrofico terremoto del Val di Noto del 1693, che rase quasi al suolo Catania, la città fu ricostruita orientando l’asse viario principale, la nuova via Etnea, da nord a sud in direzione del monte Etna: tutto quello che si diramava ad est della via fino alla piazza della futura Stazione Centrale era San Berillo. Nel 1956, però, dopo quasi un secolo di idee e carte sparse in merito a un enorme viale, l’odierno Corso Sicilia, che avrebbe collegato Piazza Stesicoro alla stazione e al porto e sarebbe diventato la “city” di Catania, ospitando numerosi servizi commerciali, i lavori per lo sventramento ebbero inizio, giustificati anche dalla volontà di risanare il quartiere, all’epoca densamente popolato e costituito da un labirinto di bassi attaccati l’uno all’altro, dove le persone vivevano in scarse condizioni igieniche. Il risultato fu a dir poco tragico: il patrimonio storico di San Berillo fu in gran parte demolito, attività lavorative e artigianali tipiche e importanti per l’economia locale furono spazzate via, e i lavori non ebbero mai termine, lasciando oggi un gigantesco cantiere abbandonato a cielo aperto che si dirama fino alla stazione, conferendo al viale un’atmosfera quasi apocalittica. Lo sventramento recò più svantaggi che vantaggi, e ad oggi rimane una ferita mai rimarginata nella storia urbanistica di Catania. 

2. San Berillo: tentativi di riqualificazione urbana 

Alla luce di queste informazioni, è evidente come la sorte non abbia mai arriso a San Berillo, sin dalle sue origini considerato periferico e degradato, pur costituendo il cuore cittadino, e poi sventrato in tempi recenti: quel poco che ne rimane oggi giace in stato di abbandono, con edifici, anche di notevole pregio artistico, che potrebbero crollare da un momento all’altro. Tuttavia, qualcuno si è mosso ovviando all‘incuria delle istituzioni e cercando di risollevare il quartiere dal suo passato sfortunato: sono sorti locali, ristoranti, strutture ricettive e soprattutto tanti, tantissimi murales che hanno restituito allegria alle porte di quelle che erano case di malaffare, grazie al contributo di artisti come il palermitano Tvboy, autore di Plastic sea – Save the Mediterranean, che ritrae due pesci con la mascherina che nuotano nella plastica,  Ligama, Luprete, Julietaxlf, Nemo’s e la lista potrebbe continuare all’infinito. Alle piazzette del quartiere, inclusa la centralissima Piazza Goliarda Sapienza, è stata conferita un’atmosfera magica grazie alle luci, l’arredo di recupero, le panchine a forma di libri aperti e gli enormi murales. 

La street art è un potentissimo mezzo di ribellione e di riscatto per tutti i contesti urbani emarginati e San Berillo ne è una prova schiacciante: oggi è un ridente quartiere traboccante di eros ed energie positive, che non cerca in alcun modo di nascondere i propri scheletri nell’armadio e anzi, al contrario, valorizza i propri problemi cercando di restituire al mondo un’immagine diversa, ma più vera che mai, di quella che i media le hanno affibbiato nel corso degli anni. Catania è una bellissima città, unica nel suo legame simbiotico con il vulcano che la sovrasta e dotata di un potenziale incredibile che, purtroppo, come spesso accade nel Bel Paese, non viene sfruttato come si dovrebbe.

 

Fonte immagine: Wikimedia Commons (Davide Mauro)

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A proposito di Dario Muraca

Studente di Relazioni e istituzioni dell'Asia presso l'università L'Orientale di Napoli. Appassionato di scrittura e Asia orientale fin dall'infanzia, ho da qualche tempo maturato un forte interesse per le relazioni internazionali, che mi ha spinto a cimentarmi in un percorso di formazione capace di far convergere tutte e tre queste dimensioni.

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