Teatro San Carlo di Napoli: storia del teatro lirico

Teatro San Carlo: storia del teatro lirico di Napoli.

Il teatro San Carlo è il fulcro dell’opera lirica e del balletto classico della città di Napoli, ed è il più antico teatro lirico d’Europa ad essere ancora in attività. È stato inserito dall’Unesco tra i monumenti patrimoni dell’umanità, ed è stato il primo teatro ad istituire una scuola di danza che ha fatto la storia del teatro San Carlo, fondata nel 1812 da Pietro Hus (dall’ottobre 2015 è sotto la direzione artistica di Stéphane Fournial).

Dettaglio storico Informazione
Anno di fondazione 1737
Committente Re Carlo III
Architetti principali Giovanni Antonio Medrano, Angelo Carasale, Antonio Niccolini
Capienza attuale 1386 spettatori
Colori dominanti Rosso e oro

Il teatro oggi: capienza e stile

Attualmente, il Teatro può ospitare 1386 spettatori nella sua vasta platea e nei cinque ordini di palchi disposti a ferro di cavallo. Nella struttura troviamo anche un palco reale (che in passato ospitava il re), un loggione e un palcoscenico di circa 30 metri. Questo teatro, dallo stile sfarzoso e sontuoso, presenta una predominanza dei colori rosso e blu (successivamente oro e rosso), e la sua regalità è confermata dalla presenza dello stemma Sabaudo sul palco, voluto dai Savoia, e dalla tela sul soffitto realizzata da Antonio, Giovanni e Giuseppe Cammarano, che raffigura Apollo nell’atto di presentare dei poeti. I diversi contributi artistici hanno quindi lasciato segni ben tangibili nella storia del Teatro San Carlo, che ci mostrano come sia cambiato nel corso del tempo il famoso edificio partenopeo.

Storia e architettura del Teatro San Carlo

La struttura del Teatro non è sempre stata la stessa: nel passare degli anni, numerosi architetti hanno diretto lavori di ristrutturazione, hanno lasciato la propria impronta personale e hanno fatto la storia del San Carlo, ognuno prendendo parte a realizzare quella che è l’attuale conformazione del teatro.
La costruzione del teatro San Carlo di Napoli fu affidata a Giovanni Antonio Medrano e Angelo Carasale, e risale all’anno 1737, per volontà del Re Carlo III. Inizialmente, la struttura comunicava con il palazzo reale, in modo che il re potesse accedevi facilmente dalla sua residenza. Prevedeva una sala lunga 28,6 metri e larga 22,5 metri, e 184 palchi per un totale di 1379 posti.
Nel 1797 furono modificate, ad opera di Domenico Chelli, le decorazioni in sala, e furono aggiunti all’interno dei palchi degli specchi che riflettevano il palco reale. Venne effettuata questa aggiunta per osservare la reazione del re, siccome nessun altro spettatore poteva applaudire prima del re stesso.
La facciata del Teatro venne ristrutturata da Antonio Niccolini, architetto richiesto da Domenico Barbaja nel 1809; venne scelto lo stile neoclassico (utilizzato anche alla Scala di Milano) e furono aggiunti nuovi ambienti come i luoghi di ristoro e il ridotto, adornati con uno stile vegetale.
Nel 1816 un grande incendio segnò la storia del Teatro San Carlo, distruggendo gran parte della struttura; lo stesso Niccolini diresse i lavori di ricostruzione, che terminarono nove mesi dopo e che riprodussero a grandi linee la conformazione del 1812. Inoltre, vennero mantenuti i colori oro e azzurro, sostituiti dall’oro e dal rosso solo nel 1937, a seguito della ristrutturazione di Michele Platania che ampliò il palcoscenico e realizzò l’attuale foyer. L’ultima ricostruzione risale al 1943, quando il Teatro fu ricostruito a causa di un bombardamento.

Gli artisti più celebri passati al Teatro San Carlo di Napoli

La prima opera ad andare in scena fu L’Achille in Sciro di Domenico Sarro. Inizialmente si esibivano artisti provenienti dai conservatori della città, ma successivamente musicisti sempre più prestigiosi cominciarono ad arrivare a Napoli per potersi esibire al San Carlo, tra cui ricordiamo i compositori Händel, Mozart, Bach e i direttori artistici Rossini e Giuseppe Verdi.

Fonte dell’immagine: Sony photographer, Public domain, via Wikimedia Commons

Articolo aggiornato il: 15 Gennaio 2026

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A proposito di Valeria Esposito

Studentessa presso la facoltà di lingue e culture comparate

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