Le microplastiche sono frammenti di plastica di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, ormai presenti in ogni angolo del pianeta. Queste particelle, trasportate da acqua e vento, non provengono solo dalla frammentazione di rifiuti abbandonati nell’ambiente, ma si trovano anche all’interno di prodotti di uso comune come cosmetici, dentifrici e abbigliamento, rappresentando una seria minaccia per gli ecosistemi e la salute umana.
Indice dei contenuti
Le tipologie: microplastiche primarie e secondarie
Le microplastiche non hanno un’unica origine, ma vengono classificate in due categorie principali a seconda di come vengono generate.
| Tipo di microplastica | Origine ed esempi |
|---|---|
| Primarie | Particelle rilasciate direttamente nell’ambiente in forma microscopica. Esempi: microsfere nei cosmetici (scrub, dentifrici), pellet plastici industriali, fibre sintetiche rilasciate dai tessuti durante il lavaggio. |
| Secondarie | Frammenti derivati dalla degradazione di oggetti di plastica più grandi a causa di sole, vento e onde. Esempi: frammenti di bottiglie, sacchetti, reti da pesca e usura degli pneumatici. |
Dove si trovano le microplastiche: dall’ambiente ai prodotti quotidiani
Le microplastiche si trovano in molti prodotti di uso comune, spesso aggiunte intenzionalmente. Nei cosmetici possono costituire quasi il 90% del peso del prodotto finale. Vengono utilizzate anche in agricoltura, all’interno di fertilizzanti a lento rilascio, finendo così direttamente nel suolo. Sono presenti anche nei capi di abbigliamento sintetico sotto forma di microfibre. Secondo alcuni studi, un singolo lavaggio di 6 kg di indumenti può rilasciare fino a 700.000 microfibre, che i normali depuratori non riescono a filtrare completamente.
L’impatto sugli ecosistemi e sulla catena alimentare
L’impatto delle microplastiche sugli ecosistemi marini è particolarmente grave. Quando finiscono in mare, vengono spesso ingerite da pesci e altri organismi che le scambiano per plancton. Sebbene nei pesci le particelle si accumulino nel tubo digerente (solitamente rimosso prima del consumo), nei molluschi come le cozze, che vengono mangiati interi, il rischio di ingestione per l’uomo è diretto. Una ricerca di Greenpeace ha rivelato un’alta presenza di microplastiche nelle cozze cinesi, ma anche in prodotti come acqua minerale, sale e miele.
I rischi per la salute umana
Recenti studi hanno confermato la presenza di microplastiche in diverse parti del corpo umano. Sono state identificate nel sangue, nei tessuti polmonari e persino nella placenta, come evidenziato da ricerche pubblicate su riviste scientifiche come Environment International. Sebbene gli effetti a lungo termine sulla salute siano ancora oggetto di studio, esiste la preoccupazione per il cosiddetto effetto cavallo di Troia: le microplastiche possono assorbire e trasportare sostanze chimiche tossiche, come le diossine, all’interno degli organismi.
Le soluzioni e le normative contro le microplastiche
La ricerca di soluzioni per contrastare questo tipo di inquinamento si muove su più fronti. A livello normativo, l’Unione Europea ha adottato restrizioni sulla base delle proposte dell’ECHA (Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche), vietando dal 2020 il commercio di molti prodotti con microplastiche aggiunte. La ricerca scientifica sta esplorando metodi innovativi di rimozione, come il pesce robotico sviluppato dall’Università di Sichuan in grado di assorbire le particelle. Progetti come Life Blue Lakes, che ha monitorato il lago di Bracciano, mirano a creare protocolli standard per misurare la presenza di microplastiche nelle acque dolci e sviluppare strategie di mitigazione.
Fonte immagine in evidenza: Wikipedia
Articolo aggiornato il: 25/09/2025

