Il rubino è la pietra rossa per eccellenza, detentore di un affascinante bagaglio culturale e storico, ricco di leggende e significati profondi. Analizziamo la storicità e le proprietà intrinseche del rubino, che fanno luce su un intero universo di credenze spirituali e dati scientifici.
Indice dei contenuti
| Caratteristica gemmologica | Descrizione |
|---|---|
| Famiglia minerale | Corindone (varietà rossa) |
| Composizione chimica | Ossido di alluminio (Al₂O₃) con tracce di cromo |
| Durezza (scala di Mohs) | 9 (secondo solo al diamante) |
| Colore | Rosso (dal rosato al rosso intenso “sangue di piccione”) |
| Fenomeno ottico | Pleocroismo (dicroico: rosso porpora e rosso aranciato) |
Cos’è il rubino: caratteristiche e proprietà
Per capire cos’è il rubino, dobbiamo esaminare le sue proprietà intrinseche. Il rubino è la più nobile varietà rossa di un minerale noto come corindone, un cristallo di ossido di alluminio. Sono le inclusioni di cromo a conferirgli il suo caratteristico colore rosso, che può variare da tonalità rosate a un rosso intenso. La presenza di altri elementi come ferro e titanio influisce sulla sua cromia. È per questo che non tutti i cristalli di corindone sono rubini: le pietre con tonalità rosa pallido, arancio o viola sono classificate come zaffiri.
Un fenomeno che lo caratterizza è il pleocroismo: il rubino è una gemma dicroica, che mostra due colori diversi (rosso porpora e rosso aranciato) a seconda dell’angolazione. Questa pietra è inoltre nota per la sua eccezionale durezza. Occupa la posizione 9 nella Scala di Mohs, posizionandosi subito dopo il diamante, come documentato da database mineralogici autorevoli come Mindat.org.
Storia e simbologia della gemma preziosa
Il nome di questa gemma ha un’etimologia variegata: deriva dall’antico sanscrito “rudhira” (sangue) e “ratnaraj” (re delle gemme), ma anche dall’aggettivo latino “ruber” (rosso), come attestato da fonti enciclopediche quali la Treccani.
Il rubino è da sempre protagonista di miti. Gli antichi indiani credevano che possedesse un fuoco interno, capace di garantire longevità. Nel Medioevo si pensava che il suo colore si oscurasse per prefigurare disgrazie. Gli abitanti della Birmania lo usavano come talismano contro malattie e sfortuna. In cristalloterapia è considerato un potente mezzo per preservare la memoria e migliorare la qualità del sonno. Con il tempo, dato il suo colore rosso associato alla passione, ha assunto una connotazione romantica, legata all’amore ardente. Sovrani e cavalieri lo consideravano capace di fornire protezione, incastonandolo in amuleti e spade.
Giacimenti e la varietà “sangue di piccione”
Sebbene i rubini dello Sri Lanka fossero noti già a Greci e Romani, l’origine classica del rubino è attribuita alla miniera di Mogok, in Birmania (oggi Myanmar). Questa località è la fonte dei rubini più rari e pregiati, dal colore rosso sangue con lievi sfumature bluastre, noti come “sangue di piccione”. Questa varietà è eccezionale per la sua trasparenza e per il colore rosso vibrante, dovuto a un’alta concentrazione di cromo e a un bassissimo contenuto di ferro. La Birmania è storicamente una sorgente così importante che gli antichi sovrani portavano il titolo di “Signore dei Rubini”. Altri giacimenti importanti si trovano in Thailandia, Vietnam, Madagascar e Tanzania.
Come riconoscere l’autenticità di un rubino
Il rubino può essere confuso con altre gemme rosse, come lo spinello o la tormalina. Per secoli, pietre ritenute rubini nelle corone reali europee si sono poi rivelate essere spinelli rossi. La distinzione richiede l’occhio esperto di un gemmologo. Quando si acquistano pietre preziose, è fondamentale affidarsi a un gioielliere di fiducia e richiedere sempre un certificato gemmologico che ne attesti l’origine, la natura e gli eventuali trattamenti subiti.
Fonte immagine in evidenza: Wikimedia Commons
Articolo aggiornato il: 23/09/2025

