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Eroica Fenice

La Tag: Aracne editrice contiene 17 articoli

Libri

Manzoni è un assassino? Homar Balbiano e Francesca Forno provano a rispondere

“Manzoni è un assassino?” è la domanda provocatoria che fa da titolo a questo giallo di Homar Balbiano e Francesca Forno, edito da Aracne editrice. Pubblicato nel maggio del 2018 per la collana “Orizzonti gialli”, sorprende il lettore per la scelta ardita di utilizzare fonti reali come base d’appoggio per un intreccio fittizio e ricco di colpi di scena. Il materiale d’avvio per la narrazione riprende le Memorie di viaggio nel deserto dello Yemen di Renzo Manzoni, nipote del famoso scrittore ottocentesco, in qualità di “novello Colombo d’Asia”. La geografia spaziale, dunque, si sposta da Occidente a Oriente, e nel testo non mancano accenti sulle differenze culturali e religiose dei due fronti. Sulle Memorie di Renzo Manzoni s’innesta una trama a tinte fosche, piena di tensione, sospetti e implicite accuse, che ricorda l’atmosfera dei romanzi di Agatha Christie. Il romanzo di Homar Balbiano e Francesca Forno è suddiviso in tre sezioni: il viaggio che un gruppo di uomini e donne esperiscono nel deserto, la confessione dell’assassino e le conclusioni generali sulla psiche umana. Il deserto dello Yemen si tinge di sangue nel giallo letterario di Homar Balbiano e Francesca Forno Nel porto di Aden s’incontrano il mercante Gustavo Sarfatti, l’avvocato Riccardo Howorth, il naturalista Aidonidés con la gentile consorte, l’anziana Cristina, il cuoco di compagnia e il campanaro della Basilica di S. Ambrogio a Milano, Luigi De Matteis. Sconosciuti tra loro, accomunati soltanto dall’esperienza del viaggio da intraprendere – ciascuno con le proprie motivazioni – sono accolti in una terra arida e rocciosa, desolata e affascinante. L’elemento paesaggistico non è affatto trascurabile: le linee aspre e dure di Aden e la solitudine infinita del deserto giocano un ruolo minaccioso nella psicologia dei personaggi. Quando, durante la traversata, il primo di questi uomini è trovato morto, la narrazione prende una piega oscura e tortuosa, che getta un’ombra di dubbio su tutti i partecipanti. La trama del romanzo di Homar Balbiano e Francesca Forno è arricchita dall’elemento a sorpresa del biglietto, ritrovato vicino al corpi senza vita, in cui sono riportati alcuni versi dei Promessi Sposi che rimandano al ruolo della vittima. Calzante è l’analogia con l’idea cinematografica di Seven, il thriller diretto da David Fincher, in cui ogni ogni omicidio è collegato, per analogia tematica, ai sette vizi capitali. Il deserto, man mano che la narrazione procede, assume connotati sinistri e pericolosi. L’arida distesa gialla, il vento rovente, l’ardore che scuote le “infinite solitudini”, le tempeste di sabbia, gli scheletri dei cammelli, il sibilo dei serpenti fungono da catalizzatori dell’attenzione generale, rendendo gli individui inquieti e smaniosi. Un accento particolare è posto sul modo di vivere degli abitanti del deserto, umili ma appagati da una vita concreta e piena, contraria al modo di vivere occidentale, fatta di pregi inconsistenti. La nota negativa è comunque presente nell’accusa verso la fervida religiosità dei cammellieri, ritenuta troppo bizzarra e superstiziosa nelle sue manifestazioni. La caccia all’assassino è il motivo conduttore delle tappe del viaggio, in una crescente tensione fino alla resa finale, che sorprende piacevolmente il lettore. […]

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Libri

Disordine e ordine, il secondo romanzo di Alessio Tropeano

Pubblicato dalla casa editrice Aracne lo scorso giugno nella collana NarrativAracne, Disordine e ordine è il secondo romanzo dello scrittore campano Alessio Tropeano. Ambientata in un irreale paesino montano situato nell’entroterra abruzzese, la storia ha per protagonista, nonché voce narrante, il parroco Don Luca Pacioli. A quest’ultimo viene affidato il non facile compito di tener nascosto al piccolo Mattia, genio della matematica, l’identità del suo vero padre e il misterioso legame che si cela dietro le sue origini strettamente connesse alla materia che tanto lo appassiona. Aiutato nell’impresa dalla madre del bambino, l’intrigante e seducente nobildonna Laetitia de Sorbis, e da Maria, la signora che gestisce l’osteria dove è solito andare a mangiare, Don Luca resta sin da subito affascinato dal ragazzino e dal suo mondo fatto di numeri e congetture. Mattia, che nel corso della storia cresce divenendo una calamita per adulti e coetanei grazie al suo essere così unico – proprio come un numero primo, è tormentato e risente molto della separazione dei suoi genitori e sembra trovare conforto soltanto nei suoi amati calcoli, nella relazione con la bella e intelligente Annarita e, in particolar modo, nell’interesse a ritrovare il manoscritto di un prete nel quale sarebbero contenute alcune delle soluzioni ai problemi matematici ancora irrisolti. Don Luca e Mattia si dedicheranno così a un’avvincente ricerca durante la quale non mancheranno emozioni e sorprese. Disordine e ordine : il sottile confine tra il mondo onirico e quello reale secondo Alessio Tropeano Alessio Tropeano popola il suo romanzo di enigmi – sogni che rasentano la realtà, numeri e figure alquanto ambigue dai contorni talora definiti e più spesso indefiniti – intrigando il lettore che, pagina dopo pagina, si lascia coinvolgere da quella che è una narrazione irreale. La ragione viene spesso messa a dura prova da fatti e spiegazioni che hanno dell’incredibile e che, fermandosi a una lettura superficiale, sembrano non avere alcun nesso logico e un filo conduttore a legarli gli uni agli altri. Eppure, grazie a un’attenta e più profonda analisi, quello che appare come un caos di parole, pensieri e situazioni, prende forma dando all’apparente disordine un ordine. L’autore, ricorrendo all’onirico, al surrealismo e a una giusta dose di colpi di scena, crea e plasma l’argomento della sua opera la cui principale attrattiva è l’essere al di sopra dei canoni letterari convenzionali. Disordine e ordine, per questi motivi, è un lavoro al quale conviene approcciarsi lasciando da parte la razionalità lasciandosi liberamente andare a un sogno dove è l’inconscio a farla da padrone.

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Libri

Amalia e Guido, la recensione del libro di Alberto Moretti

Un uomo e una donna, protagonisti di una storia che trasuda di paura, in cui richieggiano le sirene d’allarme per i continui bombardamenti, durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ qui che si trova Amalia, protagonista del libro “Amalia e Guido”, firmato da Alberto Moretti, edito da Aracne. Amalia il terrore della guerra già l’ha vissuto da bambina, la sensazione di caduta nel vuoto, la paura di perdere tutto, la mancanza di sicurezza, di un lavoro su cui fare affidamento sono cicatrici sulla sua pelle, ferite riaperte con lo scoppio della seconda mondiale. Amalia è una donna forte, con una determinazione disarmante, che le permette di andare avanti, di costruire un futuro per sua figlia, di lottare giorno per giorno, nonostante il pensiero del marito Guido che, a sua insaputa, tenta il suo viaggio della speranza per far ritorno a casa. Guido infatti, è insieme alla sua pattuglia, nel deserto; la sua lunga odissea consiste nella traversata del deserto del Sahara, passando per la Libia, l’ Algeria e la Tunisia. E proprio come un Ulisse che si rispetti, anche Guido cerca con tutte le sue forze di mettere in salvo la sua vita e quella dei suoi uomini per riabbracciare finalmente sua moglie Amalia. Il tocco delicato della penna di Alberto Moretti delinea due figure eroiche, che vivono un momento storico complesso, ma che al tempo stesso cercano a tutti costi di raggiungere una via d’uscita. Con la speranza di ricominciare da capo, desiderosi di cavalcare le onde di un destino migliore. Il lettore è catapultato in una realtà che ormai sembra lontana, quella della guerra, ma riesce ad essere trascinato dalla tragedia privata di Amalia e Guido, e così ad avvicinarsi al momento storico. É una narrazione intessuta di lunghe descrizioni, alternate da riflessioni e dai numerosi ricordi che la protagonista rievoca, ricucendo in questo modo i pezzi della storia, presentando al lettore la totalità della vicenda. Sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale, una storia realmente accaduta, testimoniata dalle fotografie presenti nel libro; una storia tra le tante scritte sulla Seconda Guerra Mondiale, ma che permette ancora una volta di dare un volto a chi la guerra l’ha fatta e subita sulla propria pelle.

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Un’estate ad Anzio, un romanzo di Maurizio Giannini

Edito a maggio di quest’anno da Aracne Editrice, Un’estate ad Anzio (ed erano gli anni Sessanta) è un romanzo dell’autore romano Maurizio Giannini, il quale ha preso spunto da storie autobiografiche per dare vita alla sua opera. Quest’ultima, riproposta dopo ben trentuno anni dalla prima pubblicazione, si apre con un’approfondita premessa curata dal direttore della collana Brigadoon Antonio Lanza, tra l’altro protagonista dei fatti in essa raccontati. Siamo ad Anzio, durante gli indimenticabili anni ’60, ed è agosto. È qui che, ogni anno, si ritrovano presso lo stabilimento balneare Dea Fortuna gli amici dello scrittore-narratore – ai tempi studente universitario – per trascorrere le tanto attese vacanze estive. Uno a uno, con i loro soprannomi e le loro caratteristiche individuali, vengono presentati i componenti della comitiva come Roberto detto il Piovra, Loredana (il flirt dell’autore dell’anno precedente), Franco detto il Peloso, Antonio detto il Falco e gli altri protagonisti che animano le pagine del romanzo. Insieme e grazie a loro, il lettore viene catapultato in un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, in uno dei periodi più dolci della storia italiana. Alla dolcezza del ricordo, si aggiunge poi la semplicità tipica dei giovani di quegli anni che, tra le mattinate in spiaggia, le feste da ballo casalinghe, le gite a Nettuno, le cacce al tesoro e i pomeriggi trascorsi alla rotonda sul mare, assaporano e vivono l’amicizia e l’amore con una genuinità disarmante e una spensieratezza oggi dimenticate. Il tutto con, in sottofondo, le note delle canzoni allora in voga di Rita Pavone, Fred Bongusto, Bobby Solo e dei numerosi cantanti allora di successo, a fare da colonna sonora alla loro estate così come a quella dei loro coetanei. Un’estate ad Anzio e il dolce sapore salato della nostalgia secondo Maurizio Giannini Maurizio Giannini, rinomato scrittore di romanzi rivolti ai ragazzi, riesce, con il suo stile diretto, fluido, semplice ma incisivo, a rievocare nella mente di chi ha vissuto il periodo da lui descritto in Un’estate ad Anzio un’epoca e un’Italia ormai scomparse perché passate. La nostalgia che scaturisce dalle sue pagine, non riaffiora soltanto nella sua generazione che, indubbiamente, si ritrova in quanto in esse riportato ma anche in quelle successive che possono immaginare nitidamente quello spaccato di vita pur non serbandone memoria. Tutto ciò è possibile grazie all’accuratezza dei dettagli, alla precisione con cui vengono spiegate emozioni e sensazioni perdute, alla naturalezza che caratterizzava i comportamenti. Per tutte queste ragioni, Un’estate ad Anzio è un romanzo intramontabile, fresco capace di catturare l’attenzione dei giovani di oggi e di chi giovane non lo è più anagraficamente ma lo è ancora dentro e grazie a quest’opera può tornare a esserlo.

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Libri

A cavallo di un protone, il libro di esordio di Simone Baroni

A cavallo di un protone è il libro di esordio di Simone Baroni, professore di fisica e matematica e ricercatore presso varie università, pubblicato dall’editore Aracne lo scorso giugno (qui le informazioni). A cavallo di un protone: la trama in breve Giulia e il fratellino Luca attraverso la lettura di un libro di scienze appartenente alla madre si addentrano nel mondo della fisica e, con l’aiuto di un pastello magico e del maestro di scuola Saverio, intraprendono un’avventura che li porterà a scoprire i misteri e le meraviglie dell’universo. Attraverso i disegni che realizzano e che prendono vita grazie ad un pastello, Giulia e Luca si incuriosiscono al mondo circostante e i termini che prima risultavano loro ostici e incomprensibili quali protoni, muoni, elettroni, ora si materializzano davanti ai loro occhi.  La curiosità della scoperta: il parallelo con Dante «Se per qualsiasi ragione non doveste finire il disegno, non avrete mai il dono della curiosità e vi trasformerete in due persone senza voglia di capire, di crescere o di esplorare. Pensate che triste sarebbe la vita senza la voglia di scoprire come funziona il mondo che ci circonda, senza l’istinto di vedere sempre più lontano». Con queste parole il maestro Saverio incita i due bambini ad essere avidi di conoscenza e di sapere, a tenere sempre allenate le loro menti e a non rischiare di diventare grigi e vivere un’esistenza passiva, senza curiosità verso ciò che li circonda.  Il discorso fatto ai due fratelli sembra riportare alla mente le parole di Ulisse verso i suoi compagni di viaggio: «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza».  A cavallo di un protone: tra disegni e viaggi nell’universo I due fratelli tra esperimenti in laboratorio, viaggi nell’universo, spettacoli di aurore boreali, vivono un’avventura che li porterà a scoprire di cosa è fatto il mondo, di cosa sono fatti loro stessi. Simone Baroni, tramite le spiegazioni semplici ed elementari che Saverio utilizza per far sì che Luca e Giulia comprendano ciò che vedono, porta il lettore nel mondo della fisica e della chimica. Il libro è costellato di tanto in tanto delle illustrazioni di Fernando Aliste Sunkel, chiare, sobrie ed essenziali, che arricchiscono la storia e aiutano ad addentrarsi maggiormente in ciò che si sta leggendo. Un libro piacevole quello di Simone Baroni, adatto sia ad un pubblico adulto che di ragazzi, che ha un duplice obiettivo a mio avviso: quello di rendere meno ostico l’ambito della fisica, e quello di incitare le persone a non smettere mai di imparare, di guardare con curiosità ogni cosa perché non c’è nulla di più triste di una vita grigia.  

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Libri

Mario Pieri: Memorie dall’Ottocento

La conoscenza dell’opera di Mario Pieri (Corfù, 1776 – Firenze, 1852) si configura come un passaggio obbligato per chi voglia avvicinarsi allo studio del XIX secolo; in particolare, nelle sue Memorie (il cui progetto di pubblicazione è stato abbracciato dal Centro di Studi sul Classicismo di Prato) egli registra gli usi, i costumi e le tendenze culturali di un’epoca – così come tutte le epoche letterarie del II millennio – che spesso si dice di conoscere solo attraverso i suoi esponenti maggiori. Nello studio della letteratura, infatti, per capire le dinamiche che regolano la vita intellettuale va sempre anche considerata la mole di opere di intellettuali “altri” rispetto a quelli tendenzialmente considerati, e che per avventura o per indirizzi di studio contemporanei ed assolutamente arbitrari vengono talora posti in secondo piano dalla letteratura critica specialistica, che pure, non a torto, si concentra su elementi e fenomeni più vistosi e di portata più ampia. Tali intellettuali risultano, diversamente, di rilevante importanza in quanto, rappresentando i punti di contatto fra esperienze culturali diversificate, finiscono per essere determinanti per la formazione e crescita delle grandi corone della letteratura e cruciali per lo studioso contemporaneo (si tenga presente, ad esempio, la grande schiera di intellettuali e cortigiani, oggi tendenzialmente sconosciuti, che orbitavano intorno la corte ferrarese ai tempi di Luigi e Alfonso II d’Este e che furono determinanti nella formazione poetica di Torquato Tasso). È l’esempio questo, ritornando al caso in questione, di Mario Pieri, il quale rappresenta con le sue Memorie (che hanno visto la luce in un primo volume solo nel 2003), come si è detto, i tratti particolari di una cultura, quella italiana, in fieri, ovvero divisa tra quella settecentesca e quella ottocentesca. Mario Pieri e le Memorie di un quasi italiano Come emerge dal profilo letterario tracciato da Claudio Chiancone, per cui si deve la cura del secondo volume delle Memorie di Mario Pieri – Memorie II (dicembre 1811-settembre 1818), con una premessa di Roberto Cardini e trascrizione del testo a cura di Angelo Fabrizi e Roberta Masini, l’intellettuale corcirese rappresenta un vero e proprio caso di studio, per il valore storico che esse impetrano. Mario Pieri, uomo del suo tempo, infatti, «leggeva leggeva [e soprattutto] scriveva scriveva» (Memorie II, 7 aprile 1815), e proprio questa sua “grafomania” consente al lettore di immergersi profondamente nella vita quotidiana dell’epoca e quindi nella sua cultura. L’autore, infatti, annotava fatti e pensieri quasi quotidianamente, ricordando, mediante un punto di vista e di riflessione interno, le dinamiche sociali, culturali e storiche del suo tempo; Mario Pieri “offre un diario originale non solo per gli eventi che racconta, ma anche per un taglio fortemente soggettivo e psicologico, che intacca dal profondo la sua narrazione rendendola più simile a una confessione, o ad un romanzo di formazione, che ad una cronaca” (p. 18). Oltre la rete dei rapporti quotidiani di Pieri, è possibile riscontrare quello che era lo status di un letterato che provenendo da una formazione prettamente settecentesca, in cui i regimi parevano garantire una certa forma […]

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Libri

Kristina è per sempre, romanzo di Francesco Fontana

Kristina è per sempre, recensione del romanzo di Fontana Kristina è per sempre è il titolo dell’ultimo romanzo, nelle librerie da febbraio 2017, di Francesco Fontana, pubblicato da Aracne Editrice. Sullo sfondo della Germania, ma anche di pittoresche località italiane, si sviluppa questo romanzo epistolare che ha come protagonista Kristina: personaggio principale e grande assente per la metà del racconto è il perno attorno al quale ruota l’intera storia. Facciamo la conoscenza nelle prime pagine di suo padre, un vecchio professore e politico guarito dal cancro, unica voce, insieme a quella dell’oncologo che l’ha curato, per pagine e pagine. Quando finalmente Kristina appare, il lettore ha quasi perso le speranze, eppure le sue e-mail aprono un mondo tutto nuovo, colmano i buchi della prima parte del romanzo, pur lasciando parecchie questioni irrisolte. I temi dell’opera di Francesco Fontana sono svariati, in primis la malattia, ma molta attenzione è data anche alla politica, alla storia, con grandi digressioni all’infanzia del padre di Kristina e riflessioni sul regime nazista. Kristina è per sempre: un romanzo epistolare in cui Francesco Fontana indaga in modo profondo il rapporto padre-figlia Fondamentale è nella storia anche il personaggio di Monika, madre di Kristina, etereo e calmo nella tempesta, una sorta di catalizzatore per le emozioni negative del marito, l’unica capace di calmarlo. Kristina è per sempre è un romanzo articolato su tre piani, scritto sotto diversi punti di vista e che riesce a dare un resoconto a tutto tondo della situazione che vivono i protagonisti. Lo stile riprende il flusso di coscienza tipico del romanzo epistolare, anche se le lettere e le e-mail che i protagonisti inviano, nonostante abbiano dei destinatari ben precisi, sono più che altro lettere a se stessi. I tre scrivono per lasciare la loro testimonianza, per raccontare la propria storia a modo loro, e così facendo esprimono il loro dolore, la loro solitudine, le loro paure, ma anche la propria forza e le motivazioni delle loro azioni. Il romanzo è veramente interessante e approfondito, carico di spunti di riflessione, oltre che di quella sorta di nostalgia nelle parole dei narratori, tipica di chi ricorda un tempo che purtroppo non potrà più tornare. Francesco Fontana è riuscito a creare un’opera innovativa e profonda, a descrivere un rapporto padre-figlia totalmente disastrato e per questo forse ancora più forte, un libro forse poco carico di forti emozioni, ma che lascia entrare a pieno nella psicologia dei personaggi, fino ad arrivare ad amarli.

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Recensioni

Tra Tevere e Senna: storia d’arte, di amori e di ricordi

Tra Tevere e Senna – per arte con amore è un romanzo scritto da Luigi Reina e pubblicato dalla casa editrice Aracne. La storia che scorre attraverso le pagine di Tra Tevere e Senna – per arte con amore  si sviluppa attraverso le incantate trame dei ricordi: un uomo che, perso tra le strade francesi che si aprono suggestivamente sulle acque della Senna – luogo metonimico forse più che strettamente geografico – si astrae dal velo del reale che lo circonda, attraversando con la mente – e per questo rivivendo – il ricordo amoroso che lo riconduce alla donna da lui amata, musa ispiratrice della sua passione, e che precedente in un rapporto diverso l’ha legato a sua volta ad un’altra donna. Su questo sfondo si affaccia la presenza di una terza figura femminile che condivide il tempo presente dell’azione: le Donne che in un modo o nell’altro hanno avuto posto nel protagonista, ed il cui ricordo ritorna tra le pagine, sono come acque di un fiume che scorre dentro il sentire dello stesso io narrante. Tutto si svolge attraverso i sensi appassionati degli attori della narrazione sullo sfondo onnipresente del senso dell’Arte: immagini, metafore, parole e stile sembrano tutti confluire in un’unica direzione: quella dell’Arte intrecciata all’Amore nel loro senso più profondo e stretto, nella passione sublime. Ad una narrazione tutta intrisa del ricordo e quindi di un tempo passato che si dilata sull’azione presente si mescola una narrazione che si svolge contemporanea all’azione ed ancora una volta intrisa d’Amore e d’Arte.  Una certa aura di “voluttuoso estetismo” e di struggente melanconia pare delinearsi a tratti lenti e sfumati tra le pagine di Tra Tevere e Senna – per arte con amore, ed ancora l’idea della “prigione eletta”, la turris eburnea dell’artista, che rifugge un mondo che pare non capirlo e che forse neanche l’Uomo comprende davvero, come è confusa dentro di sé ogni sua consapevolezza. Un repertorio linguistico raffinato ed elegante fa da sfondo ad una storia sentimentale e poetica ed un andamento della trama consistente di continue ed improvvise analessi, che prolungano la narrazione fatta di poche azioni. Sfumato è il tempo in cui si svolge l’azione, ove si intravedono elementi e segni che fanno trasparire un passato indefinito. Tinte di chiaroscuro impreziosiscono il testo così avvolto dalle “favolose nebule” del ricordo. In un tono indefinito si conclude anche il testo con un finale che pare aperto, che pare non aver dato sviluppo vero alle vicende e ai personaggi, forse perchè le vere azioni erano state tutte rivolte al passato, entro quel luogo mentale – e del cuore – che va sotto il nome di ricordo.

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Libri

Nel campo dei fiori recisi. Scampoli di Olocausto: il libro di Francesco Belluomini

Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo Che lavora nel fango Che non conosce pace Che lotta per mezzo pane Che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, Senza capelli e senza nome Senza più forza di ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d’inverno. (Primo Levi) Nel campo dei fiori recisi. Scampoli di Olocausto, edito lo scorso gennaio da Aracne Editrice, è un romanzo storico di Francesco Belluomini. Il romanzo è il frutto della testimonianza della stessa protagonista: Sonia Contini, la cui storia comincia nel marzo del 1944, quando, insieme alla sua famiglia, viene strappata dalla propria quotidianità, per diventare una degli ebrei deportati ad Auschwitz. Nel campo dei fiori recisi: la trama Le protagoniste dirette del romanzo sono Sonia e sua sorella Daniela, che, al momento della cattura, erano due ragazzine di soli tredici e undici anni, ma attraverso il racconto conosciamo anche la sorte e la vicenda del resto della famiglia Contini: la madre, il padre e il fratello delle due ragazze. Divisi, fin da subito, uomini e donne, Sonia e Daniela furono strappate al padre e al fratello, ma in compenso poterono beneficiare della presenza della madre, la cui speranza era quella di riunire la famiglia e di riuscire a salvarsi da quell’inferno. Attraverso un racconto minuzioso e dettagliato, Belluomini descrive la vicenda delle due sorelle, dal lunghissimo viaggio nei vagoni del treno, all’arrivo nel campo di Birkenau, in cui fanno da protagonisti squallore, degrado fisico e morale e fetore; alla perquisizione delle Kapo; ai pasti a base di patate e carote; ai lavori a cui i tedeschi li sottomettevano, come quello di spulciare gli indumenti degli ebrei giunti prima di loro e poi uccisi, per trovare eventuali “bottini”.  Sonia e Daniela, dopo otto mesi di reclusione, vengono tirate fuori dal campo da un ventenne tedesco e per loro inizia un nuovo e lungo percorso, prima di ritornare finalmente a casa. Sono le uniche superstite della famiglia Contini e per tutta la vita hanno provato un’amara e sgradevole sensazione: la colpa di essere riuscite a salvarsi. Una colpa che le abbandonerà soltanto con la morte, «la quale varrà come strumento efficace di pacificazione interiore». Una testimonianza per non dimenticare Nel campo dei fiori recisi espone la vicenda in maniera così minuziosa da sembrare che il tempo, all’interno del romanzo, si dilati all’infinito. La narrazione, che sembra quasi seguire le linee di un diario privato, pone il lettore davanti all’ennesima testimonianza delle atrocità commesse in quel terribile 1944, mai così lontano da poterlo rimuovere dalla memoria. Mai così sbiadito da poter dimenticare cosa accadde in quel campo, quello dai fiori recisi. “Nel campo dei fiori recisi” è in offerta su Amazon. Per acquistarlo, clicca qui

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Il bottone rosso di Francesca Sassano, un torbido giallo

Il giornalista Luca Forte si imbatte per caso in una bellissima donna incrociata in redazione, l’architetto Irene Piano. Una donna bellissima e fragile, consumata dalla precoce morte del suo fratellino Carlo tanti anni fa, deceduto accidentalmente in una chiesa durante il corso di catechismo. Sarà l’esigenza di fare luce su alcuni risvolti di questa storia torbida e poco chiara a spingere Luca, e il suo avvocato Giulia Ferri, a scoprire cosa si è tenuto nascosto. Il bottone rosso, edito da Aracne editrice per la collana Tarantole, è un romanzo dell’avvocatessa Francesca Sassano e si muove, non a caso, proprio sull’evoluzione di un evento costruito piano piano sui momenti più significativi di un’indagine che, per motivi insoluti, venne chiusa poco dopo quello che è stato definito un incidente. Il giallo di Francesca Sassano si sviluppa però alternando questi episodi alle relazioni, di amicizia o d’amore, che i vari personaggi hanno tra di loro. Da una parte infatti troviamo Maurizio Nicotera, il pubblico ministero che si occupa di riaprire il caso, invaghito fin dai tempi della scuola di Giulia, dal forte carattere ma che nasconde una scottante delusione. Dall’altra Luca, dallo spirito intraprendente e sempre a “caccia della notizia”, il quale si ritrova in una breve relazione adultera con Irene, anch’essa vinta dagli ostacoli della vita, il più grande non avere mai saputo davvero cosa abbia provocato la morte del fratellino, un episodio che ha distrutto negli anni la sua intera famiglia. Giocando con i personaggi, il thriller sembra invertire i classici stereotipi letterari uomo donna, soprattutto in un romanzo di questo genere: mentre ad esempio Giulia e Irene primeggiano nella loro carriera come è dato ad intendersi grazie al loro carattere risoluto, Maurizio e Luca in più occasioni dimostrano di possedere una femminile sensibilità di fronte a risvolti interiori. Lo stesso si può dire di Massimiliano, il prete attuale della chiesa in cui è avvenuto il fantomatico incidente, la cui storia familiare lo ha costretto contro sua volontà al seminario e a vivere una condizione di forzata passività, anche emotiva. Il torbido caso sul quale, in forma romanzesca, indaga Francesca Sassano Durante la storia, quasi verso la fine della risoluzione dell’indagine, il lettore viene a conoscenza di una vicenda parallela, quella di Enrico, ormai adulto e allora migliore amico di Carlo, che a causa di ciò che accadeva tra le mura silenziose di quella chiesa ha subito danni mentali irreparabili. Il dolore che tutti i personaggi provano per la medesima condizione, espresso in modo diverso in ognuno di loro, per quel senso di ingiustizia e omertà di fronte a ciò che la società ci ha imposto che sia un muro insormontabile, Francesca Sassano dà attraverso l’invenzione della letteratura un esito positivo e speranzoso. La lettura de Il bottone rosso porta inevitabilmente alla memoria ciò che è stato il caso più clamoroso di pedofilia da parte di personalità religiose, in Irlanda, il famoso caso Spotlight venuto alla luce grazie ad alcuni giornalisti del “The Boston Globe” agli inizi del Duemila. Infatti, poco a poco […]

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