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Eroica Fenice

La Tag: Dignità Autonome di Prostituzione contiene 3 articoli

Teatro

Dignità Autonome di Prostituzione torna a Napoli

É il mestiere più antico del mondo, si sa. Un mestiere non relegato ai soli margini dell’esistenza, accanto a fuochi accesi alla meglio, calore che non riscalda. In teatro, in letteratura. A pochi giorni dalla morte del grandissimo Luca De Filippo, figlio dell’immenso Eduardo, come non ricordare Filomena Marturano. Donna di uno spessore ingombrante, dagli occhi che non sanno piangere perchè piange solo chi conosce il bene e non lo può avere. Prostituta sì, ma donna e madre. E uomo, e cane e gatto, e tutta la natura più dolce e tagliente. Tutta la natura in lei. Honoré de Balzac, invece, qualche vita fa, nel mondo in bianco e in nero del 1838, ha accostato le prostitute ai re e ai ladri, ritenendoli gli unici ai quali sia stato dato il privilegio di sentirsi ovunque come a casa propria. E oggi, nel 2015, siamo ancora qui a parlarne. A sentirne non l’eco, ma una voce forte e chiara nella politica, nell’arte, nelle scuole, nelle chiese. Non più in case chiuse, ma in strade aperte. Con la consapevolezza che chi batte agli angoli delle città, chi vende il proprio corpo ha una dignità maggiore, una coscienza più salda di chi svende la propria onestà intellettuale in cambio di trenta denari. Ed è proprio di dignità che si parla, sono proprio la dignità e l’autonomia dell’arte che si fanno scena – per il nono anno! – in Dignità Autonome di Prostituzione, uno spettacolo di Luciano Melchionna, dal format di Betta Cianchini e Luciano Melchionna. E il Teatro Bellini di Napoli, ieri 17 Dicembre 2015, si è fatto casa per la prima di questo spettacolo che per il sesto anno di fila va in scena per il pubblico partenopeo. Pubblico nuovo e “vecchie” facce. Sì perché, quando la casa chiusa di Dignità Autonome di Prostituzione si apre una sera, non è mai uguale alla sera precedente. Uno spettacolo dunque che, da nove anni, è sempre lo stesso, ma sempre diverso. Un teatro stravolto nell’aspetto, un mondo di musica e balli, tamburelli e abiti succinti. Donne e uomini pronti a vendersi e un pubblico pronto a spendere i propri dollarini, non prima però di aver contrattato con la prostituta interessata il prezzo di quella pillola di piacere, quel morso d’arte a cui, con avidità, chi ascolta non vuole rinunciare. E tutta la città si fa teatro, i bar e i negozi, le bettole e i laboratori d’arte. Ogni angolo, in città, diventa casa chiusa per l’arte, abitata da chi con dignità ed etica offre ciò che ha: il teatro. Quanta vita passa da quei rossetti, quanta verità sotto quelle gonne, quanta sofferenza in quelle parole, quanta gioia. Capodanno a Teatro con Dignità Autonome di Prostituzione  Il teatro Bellini ospiterà Dignità Autonome di Prostituzione Christmas Edition , spettacolo di Luciano Melchionna, dal format di Betta Cianchini e Luciano Melchionna,  fino al 31 Dicembre 2015. Andate e contrattate per la vostra pillola d’arte, la vostra pillola di piacere. Ma non pensate di prendere in giro chi vi […]

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Voli Pindarici

L’arte come fa? Non c’è nessuno che lo sa

Fiumi di parole abbiamo artificialmente fatto scorrere su carta e su palcoscenici non allo stesso tempo incendiari. Noi artisti, attori, scrittori, musicisti, registi, sceneggiatori, montatori: sognatori. Abbiamo sprecato il nostro tempo a lamentarci, a piagnucolare e gridavamo:“L’Italia è l’ultimo paese, è in coda, non investe in cultura; ma come noi, noi che siamo la culla della cultura, non pensiamo a lei per tirarci su?”. Bla. Bla. Bla. Solo tempo perso, così come io lo uccido mentre scrivo e penso che tutto abbia un senso, che valga la pena svenarsi per convincere il mondo circostante che l’Arte esiste ancora, in Italia. In realtà lei è fallita, è caduta in un baratro, quasi impossibile da risalire, insieme al suo paese. É evidente che la disoccupazione, le leggi governative alla Jobs Act, le devastazioni ambientali, l’accumulazione di capitale in poche mani, l’accentuazione della criminalità organizzata, i vent’anni di controriforme alla scuola pubblica  abbiano contribuito a dipingere il quadro simbolo  di un paese alla deriva. La precarietà delle condizioni materiali va di pari passo con l’arretratezza culturale.  E allora da dove nasce l’audacia piccolo-borghese di andare a dire alla gente che deve avere il coraggio di smuoversi con l’arte, se non si ha nemmeno il fisico di scendere di casa? Perchè il popolo dovrebbe stare a sentire un artista che si “prostituisce” in strada e molte delle volte gratis?  L’attuale sistema economico, in accordo con la sua classe politica, non solo ha affamato i popoli ma li ha regrediti culturalmente. Basti pensare che nell’attaccare il ‘pubblico’ la scuola è stata tra le prime ad essere puntata d’occhio. Ora si dice (e credo sia vero) che stia avvenendo un processo di privatizzazione:  infatti gli open-day delle scuole , anno dopo anno, diventano  appuntamenti frenetici. Il preside-manager ha il compito di far quadrare i conti, deve far iscrivere alla sua scuola-azienda  sempre più studenti-clienti. E qual è il risultato? L’Ocse ci dimostra che tre italiani su dieci sono analfabeti funzionali, sanno leggere ma non capiscono il senso di ciò che hanno letto. Il risultato è che oggi  a scuola non si impara a prendere coscienza, a resistere, si impara a come chinare la testa, a ragionare dogmaticamente e  diamo il benvenuto al  “laissez faire” dei banchieri, al dogma di “lavorare gratis” per imparare a lavorare, agli stage non retribuiti. Come diceva Leo Ferrè:“I versi devono fare l’amore nelle teste dei popoli. Alla scuola della poesia non si impara: ci si batte!”.   Dove è andata, quindi,  a finire l’Arte se vedi un giovane scrittore  che dà più importanza alle presentazioni di un suo libro scritto male che a studiare per scrivere meglio? Dove è andata a finire l’Arte se per organizzare uno spettacolo devi chiedere l’elemosina? Dove è andata a finire l’Arte se le società letterarie non esistono più perchè gli emergenti chiedono l’amicizia su facebook al famoso di turno che  gli scriverà  anche una recensione?  L’avanguardia!  Questa ci vorrebbe. Quella che ti prende per mano in maniera disinteressata, con amore. Quella che ti aiuta ad attraversare la strada societaria dell’ipocrisia. L’avanguardia […]

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Culturalmente

Il teatro a luci rosse: Dignità Autonome di Prostituzione

Si ha la sensazione che non sarà uno spettacolo come gli altri ancora prima di entrare: il teatro si è vestito di rosso e le sue luci si intonano all’atmosfera di ogni quartiere del piacere che si rispetti. Il pubblico non si accomoderà in posti assegnati, ma, come in una vera e propria casa di tolleranza, aspetterà che arrivino le “cocottes” in un salottino d’altri tempi, tra divanetti, candelabri, stampe e un pianoforte solitario. Così comincia lo spettacolo, nel momento in cui il pianoforte prende vita sotto le abili dita di una pianista in abiti succinti. Una musica soave, che nei bordelli non poteva mancare per la sua capacità di risvegliare appetiti intimi e recondite fantasie, pungola qui la curiosità dello spettatore e risveglia il desiderio per l’arte teatrale. Quando, in un secondo momento, si approda alla platea, si assiste ad un prologo che si apparta da una semplice introduzione. Il pubblico prende contatto con l’essenza, il cuore pulsante che motiva e tiene in vita tutto lo spettacolo: la denuncia contro uno Stato che, venendo meno ai più saldi principi della propria Costituzione, ignora il preciso dovere di sostenere e promuovere le attività culturali nel proprio paese. Una denuncia vibrante, come la voce degli artisti che, dai palchi, declamano i propri diritti e la propria volontà di espressione, sfociata nella metaforica scelta di prostituirsi, ma in modo dignitoso, pulito. Successivamente si fa la conoscenza con gli attori che spiegheranno le regole del “bordello dell’Arte“. Ogni spettatore, come un cliente, potrà scegliere la propria “prostituta” o “prostituto” tra gli attori e contrattare sul prezzo della prestazione che pagherà con i “dollarini”, una moneta simbolica fornita all’inizio della serata ai botteghini. La prostituta condurrà poi il cliente nella sua camera (che si troverà in una qualsiasi zona del teatro, da uno scantinato ad un bagno, dall’esterno alle quinte) dove la prestazione consisterà in un monologo tra i dieci e i quindici minuti. Ogni camera è una storia, ogni storia regala un’emozione. Si passa da momenti di spassosa comicità ad altri di estrema tensione e la sensibilità dello spettatore è piegata a cogliere ogni sfumatura della realtà. Gli attori dispenseranno la propria “pillola di piacere”, come essi stessi la chiamano. E il teatro, come l’arte, è un piacere che non si esaurisce in un orgasmo. Uno spettacolo che non è mai uguale a se stesso, in cui il palcoscenico non ha confini e in cui gli attori stabiliscono un contatto diretto e coinvolgente con tutti. Prostitute e clienti si riuniscono ancora una volta in platea per la chiusura, il confine tra realtà e finzione si assottiglia incredibilmente e il Bellini si trasforma in una grande balera, in un tripudio di luci, colori, danze e musica, che ci ricorda che il teatro è soprattutto allegria. La serata sembra non finire mai, non c’è un sipario che si apre o si chiude, e quando si vedono gli attori sparire dietro l’imponente velluto a frange e dentro si prova il rammarico per qualcosa che è finito controvoglia, ecco che li […]

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