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Eroica Fenice

La Tag: innovazione contiene 4 articoli

Attualità

Lisa Paganelli, Imprenditrice italiana, vince il premio europeo “Innovazione”

Si chiama Lisa Paganelli ed è di Civitella di Romagna la più innovativa imprenditrice agricola d’Europa, vincitrice a Bruxelles, lo scorso 12 ottobre, della finale 2016 del premio europeo “Innovazione”, il riconoscimento promosso dal Comitato Donne del Copa-Cogeca, l’associazione delle organizzazioni agricole e cooperative dell’Unione europea. Ne dà notizia Coldiretti Emilia Romagna, specificando che la rosa delle cinque candidate – un’italiana, un’olandese, un’irlandese, una svedese e un’ungherese – è stata selezionata tra un gruppo di eccellenza di 33 imprenditrici a loro volta scelte su tutto il territorio dei 28 Paesi comunitari, per la loro capacità di contribuire a trovare nuove soluzioni alle sfide del mondo rurale. L’innovazione di Lisa ha vinto su tutte.  L’imprenditrice romagnola Lisa Paganelli è volata a Bruxelles grazie ai metodi di agricoltura simbiotica  Lisa è una giovane veterinaria, titolare dell’azienda agricola biologica “Seggio”; qui, nella frazione di Seggio, nel comune di Civitella di Romagna, ha costituito il “Consorzio Carne Biologica Valbidente”, un punto vendita in cui ciascuna azienda di prodotti biologici del territorio può esporre la propria offerta ai consumatori. «La mia è un’azienda di famiglia – racconta Lisa in un’intervista a “L’altra Europa”, condotta da Federico Taddia su radio24 – che seguo da quando ho deciso di abbandonare la libera professione di veterinaria per diventare imprenditrice agricola. Ho applicato un nuovo metodo definito “agricoltura simbiotica”, consistente nell’utilizzo di un complesso microbico di batteri, funghi e lieviti, che insieme agiscono sulle radici delle piante, rafforzandole e modificandone le qualità organolettiche». Questa innovazione applicata nella propria azienda, che ha attribuito a Lisa lo speciale riconoscimento europeo, è finalizzata a produrre foraggi e cereali destinati all’alimentazione degli animali. Si tratta di un metodo produttivo naturale, che esclude l’utilizzo di Ogm e di sostanze chimiche di sintesi durante tutte le fasi di produzione, dalla coltivazione all’allevamento, dalla trasformazione alla conservazione, fino al confezionamento e distribuzione. Oltre alle carni bovine, suine e avicole, il Consorzio ideato dall’imprenditrice agricola produce anche farine biologiche e ortaggi, mentre è in programma entro il 2016 una produzione di vino, uova, pane, pasta, latte e formaggi mediante l’innovazione eco-simbiotica. Lisa è, inoltre, responsabile per la provincia di Forlì-Cesena di Coldiretti Donne Impresa, il movimento che associa le imprenditrici agricole di Coldiretti. Riguardo al premio al merito, che ha ritirato all’Europarlamento di Bruxelles, Lisa ha precisato: «Ovviamente parliamo di un lavoro di gruppo: ciò che è stato premiato è l’aspetto sociale e collettivo di questo progetto. Grazie all’appoggio della Coldiretti, del sindaco e di altre realtà del mio territorio, siamo riusciti a modificare l’aspetto sociale: i nostri agricoltori ora lavorano per la collettività, le mense scolastiche hanno richiesto prodotti locali e coltivati con il nostro metodo. Tutto il paese, in qualche modo, è cambiato in funzione di questo nuovo metodo agricolo. È stata la collettività stessa a cambiare punto di vista». Un esempio vincente di imprenditrice innovativa Prima del riconoscimento europeo, Lisa Paganelli si era già distinta per il suo approccio innovativo, aggiudicandosi, per la selezione dell’Emilia Romagna, anche l’Oscar Green di Coldiretti Giovani Impresa, il premio per l’innovazione assegnato dai giovani di Coldiretti. […]

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Nerd zone

Il cerotto hi-tech made in Italy

Dopo il termosifone spaziale, arriva un altro, peculiare ritrovato tecnologico made in Italy: il cerotto hi-tech. Si tratta di una innovativa scoperta, messa a punto dal Dipartimento di Ingegneria Civile ed Informatica dell’Università di Roma Tor Vergata, sotto la guida del Professor Gaetano Marrocco. Una bella metamorfosi per un presidio medico nato il 26 marzo 1845! Infatti, 167 anni fa, due medici americani – Horace Harrell Day e William H. Shecut – inventarono il primo cerotto: si trattava di una semplice striscia adesiva, in grado di coprire le ferite. Il cerotto hi-tech pensato da Marrocco e dal suo team è, invece, un vero e proprio sensore epidermico, trasparente, che non necessita di batteria ed è in grado di rilevare e trasmettere a distanza le variazioni della temperatura corporea. Il cerotto hi-tech sfrutta la tecnologia di identificazione a radiofrequenza, la stessa adoperata, per libri e vestiario, in funzione anti-taccheggio. Si tratta di un cerotto molto sensibile: è in grado di misurare variazioni di un quarto di grado, fino a 65 gradi centigradi. È resistente all’acqua e traspirante; inoltre, entra in funzione solo se “interrogato”. Il cerotto hi-tech è dotato di una antenna, in grado di accumulare l’energia elettromagnetica, necessaria per alimentare un microchip. Il microchip viene attivato a comando ed è in grado di eseguire la lettura della temperatura e trasmetterala ad un dispositivo interrogante, posto ad una distanza massima di due metri. Questo cerotto tecnologico è stato inizialmente sperimentato per misurare l’incremento della temperatura corporea, dovuta allo sforzo fisico, durante l’attività sportiva. E se la banda adesiva di Harrell Day e Shecut non avrebbe potuto curare le ferite, inflitte durante la guerra di secessione – scoppiata 15 anni dopo la sua invenzione -, il cerotto hi-tech, invece, potrebbe rivelarsi di grande utilità. Esso, infatti, potrebbe essere adoperato, ad esempio, per contenere il rischio di diffusione dell’Ebola. Infatti, come ha affermato lo stesso Prof. Marrocco, “sarebbe possibile immaginare di equipaggiare i passeggeri negli aeroporti con il sensore epidermico e controllare poi la loro temperatura nei vari momenti di transito, per esempio durante gli usuali controlli di sicurezza senza insormontabili cambiamenti alle procedure già esistenti.” Infatti – come spiega ancora Marrocco – ”negli ospedali e nei centri di soccorso da campo le unità di lettura potrebbero essere installate nelle porte di accesso dei vari locali in modo da monitorare lo stato di salute di medici e infermieri che interagiscono con pazienti già contagiati, individuando e isolando situazioni critiche che richiedano maggiori approfondimenti”. Il cerotto tecnologico è ancora in fase di perfezionamento ma ci si auspica che possa presto divenire operativo. Il cerotto hi-tech made in Italy

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Nerd zone

Innovazione made in sud: Polaroid Socialmatic, la prima instan camera digitale

Il Premio Best Practices dello scorso anno è stato un vero e proprio trampolino di lancio per Antonio De Rosa, un ragazzo di Cava de’ Tirreni che ha il merito di aver ideato la prima instan camera digitale. Si tratta di un dispositivo che oltre a scattare e stampare fotografie riesce istantaneamente a condividerle anche sui social network. Il progetto è stato presentato alla settima edizione del Premio Best Practices per l’Innovazione, una manifestazione ideata dal Gruppo Servizi Innovativi e Tecnologici di Confindustria Salerno rivolta alle aziende del settore manifatturiero e dei servizi che siano riuscite a realizzare un progetto innovativo dagli evidenti risultati con lo scopo di far conoscere disponibili soluzioni per l’innovazione in diversi settori. Dunque in meno di un anno Antonio De Rosa ha vissuto un cambiamento radicale, infatti la sua innovazione è stata notata dal colosso statunitense Polaroid e, dopo una serie di incontri negli States, ha firmato il contratto e creato il primo prototipo. L’instan camera digitale sarà disponibile nei negozi dal mese dicembre con il nome di Polaroid Socialmatic, si tratta di una Polaroid di nuova generazione che permetterà di scattare, modificare e stampare in tempo reale le fotografie e automaticamente pubblicarle sui maggiori social network (facebook, twitter, instagram). Un sogno che diventa realtà per il giovane salernitano che è tornato all’edizione 2014 del Premio Best Practices per raccontare la sua esperienza e il successo che ne è derivato. Una testimonianza che aumenta il prestigio, l’attesa e le curiosità riguardo alla manifestazione che quest’anno ha premiato Bazzica Engineering della sezione imprese per aver progettato una macchina per stampare blocchi di polistirolo espanso da impiegare nelle costruzioni e Sbskin della categoria delle Startup per aver, invece, creato e brevettato componenti traslucidi in vetromattone capaci di ottimizzare le prestazioni energetiche degli edifici e di avvalorarne l’estetica. Questa vicenda testimonia, dunque, che il desiderio di emergere, di riuscire in un progetto di innovazione personale e di dar prova della propria creatività di persone come Antonio De Rosa possono dare importanti risultati e grandi soddisfazioni. – Innovazione made in sud: Polaroid Socialmatic, la prima instan camera digitale –

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Culturalmente

Evoè. Musica, tradizione e innovazione

Evoè. Il grido di gioia delle Baccanti in onore di Dioniso. “Le baccanti cominciano ad agitare il tirso per i loro riti; l’eccitazione si era trasmessa all’intero bosco, alle belve: non c’era più niente di fermo, tutto si agitava in frenesia” (Euripide, Le Baccanti). Non c’era più niente di fermo, tutto si agitava in frenesia. Ed è subito ciò che mi viene in mente se penso ad Evoè. Ma nessun grido, in questo caso, solo musica. E tradurre in parole ciò che sprigionano gli Evoè sul palco, non è semplice. Ma, fidatevi, gli ingredienti per una miscela esplosiva ci sono tutti: i suoni caldi degli strumenti della tradizione del Sud Italia, i colori delle ampie gonne che, al grido di Vota Vo’ (Gira Gira!), si aprono al mondo e si innalzano al cielo, le voci che non solo cantano, ma quasi pregano, invocano e gridano l’amore o la disperazione, la speranza e la gioia, i sogni e le rassegnazioni di una vita che non sempre è come la si vuole, ma che comunque viene cantata e ringraziata fino a quando c’è. Chi segue questo blog e mi “ha letto” già altre volte sa già che non riesco a scrivere di qualcosa (o qualcuno) se non ne vengo colpita ed emozionata. Non fa eccezione questo articolo. E come mai avrebbe potuto fare eccezione, avendo per oggetto gli Evoè. E potrei stare qui a dirvi che Sara Iannucci è la voce solista, che Ennio Di Maio è il percussionista, Davide Zanfardino il chitarrista, Francesco Norelli il Violinista, Luca Vitelli il bassista, Paolo Tommaseli il fisarmonicista. Ma in realtà il loro è un unico suono, sono l’uno nella musica dell’altro. Il loro intento è quello di divulgare la cultura etno-musicale del Sud Italia. Per fare ciò non si risparmiano e mettono al servizio di questo progetto un’innata passione per la musica. Con il loro repertorio, gli Evoè dipingono ritratti del Sud che fu, attraverso tammurriate e altri balli di corteggiamento, portando in scena alcuni brani tra i più famosi della musica etnica. Partendo da un programma prettamente popolare, il loro percorso si è poi aperto a nuovi esperimenti e contaminazioni per far si che la tradizione di una terra dal passato così ricco e tormentato, si unisse all’innovazione, offrendosi così ad un mondo che freneticamente si sposta in avanti, con la volontà però di lasciare intatta una memoria, degna eredità per le generazioni future. Se guardassimo attentamente ad ogni singolo componente del gruppo, scopriremmo le diverse origini musicali che lo caratterizzano: dal conservatorio arriva un violino elegante e al tempo stesso energico, una fisarmonica appassionata al caliente tango argentino, una voce pop-rock. Shakerando come si deve il tutto, servito su tammorre e tamburelli, emergendo da uno sfondo dalle atmosfere della bossa nova, passando per il jazz, fino ad arrivare alla musica pop…beh, il risultato non può che essere un’onda di pura energia che vedi partire da lontano e che sai che non potrà non travolgerti. E quando la musica degli Evoè ti prende, è […]

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