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Teatro

Mamma mà, il TRAM si veste di comicità

Mamma mà, in scena al TRAM dall’8 al 10 novembre  Chi te vo bene chiù d’a mamme, te n’ganne. È risaputo che, al sud, la mamma è una colonna portante, una creatura quasi mitologica. La potenza del vincolo materno è tale da diventare modo di dire: mammamà, espressione che il napoletano utilizza per indicare stupore, noia, meraviglia. Insomma, nella città partenopea ogni occasione è buona per invocare mammà. E proprio questo ruolo, croce e delizia di una donna, è al centro del monologo di Massimo Andrei, Mamma mà (regia Gennaro Silvestro). A dare voce alle battute di Andrei una meravigliosa Daniela Ioia, la cui veracità napoletana straborda prepotente, nelle movenze, nelle parole, negli sguardi. In una parola, esilarante. La vediamo ora in camice e ciabatte armata di detersivi e straccio, ora in abiti più sobri, ora in tutina attillata e tacchi vertiginosi, divise d’ordinanza di tre donne molto diverse tra loro con un comune denominatore: la maternità. C’è chi la attende con ansia, consultando medici e invocando santi. C’è chi i figli ce li ha già e con quella eccessiva premura in cui le mamme del sud sono maestre, cerca di metterli in guardia sugli errori e sulla presunta ignorantità del mondo: il fidanzato può essere pure marrò, che mica è colpa sua, l’importante è che porta i soldi a casa e che non tiene cento mogli. E poi c’è chi, abbandonata dal marito, combatte il tempo che avanza con aderenza e scollature e colma i suoi vuoti ingombrando la vita dei figli. Ansie, sfoghi, ammiccamenti, il tutto in una stanza con uno scrittoio sulla destra e una sedia di fronte: lo studio di uno psicologo. Tre napoletane. Tre donne. Tre madri. E la proiezione mentale di una donna con in mano un test di gravidanza: aspetto un bambino? Sì? Che madre sarò? Mamma, mà! Un campionario di donne napoletane, napoletanissime che Daniela Ioia interpreta con tale naturalezza, che quasi ci abbagliano i neon bianchi degli ospedali, che quasi vediamo il basso in cui qualcuno annega i suoi problemi in un secchio pieno d’acqua con una mazza in mano. Che quasi ci troviamo nella palestra in cui qualcuno ammicca cercando nello sguardo degli uomini la sicurezza di cui il marito l’ha privata.  Mamma, mà, un monologo pungente, che ironizza sui luoghi comuni in maniera mai banale. E se è vero che, De Filippo docet, far ridere è molto più difficile che far piangere, non resta che dire Chapeau a Daniela Ioia e Massimo Andrei. Andatelo a vedere! Come? Sono finite le repliche al TRAM? E cercatelo altrove, tanto che tenite ‘a fà? Mamma, mà!  Fonte immagine: www.ilmonito.it

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