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Signora Odissea al Tram, l’opera omerica declinata al femminile

Signora Odissea

Signora Odissea al Tram, la recensione

Respira, Penelope
Sei forte, Circe

Le onde di un mare che sembra infinito.
Un mare che non consola ma inghiotte, che non accompagna ma allontana.
Circe e Penelope vivono affacciate allo stesso specchio azzurro, entrambe in snervante attesa che quella nave ritorni, che quell’uomo le abbracci di nuovo.

Signora Odissea, spettacolo andato in scena lo scorso weekend al teatro Tram, racconta il poema omerico da una prospettiva inedita. Le vicende difatti, sono narrate attraverso lo sguardo delle due donne, che vengono ritratte – ed è importante sottolinearlo subito –  cercando di andare oltre gli stereotipi che, da sempre, accompagnano le loro figure.

Signora Odissea al Tram, vite in attesa di Ulisse

Attese, tradimenti, speranze, poi altre attese.
La storia della regina e della maga condividono un background comune di infelicità e di frustrazione. Penelope è moglie non amata, madre che cresce da sola un figlio nella decadenza di un regno che non sente proprio. Tessere e scucire, scucire e tessere, non le rimane altro che questo. Ridotta a premio per un gruppo di rozzi accattoni, la donna ripone nella promessa di ritorno del marito l’unica prospettiva di felicità. Felicità che è, invece, solo parentesi nell’infinita monotonia per Circe, dea esiliata e dimenticata su di un’isola, dove esistono solo consolazioni momentanee tra giornate fatte di tentativi di stupro, pozioni e trasformazioni. Un’esistenza infinitamente triste, quindi, la sua, alleviata prima e distrutta poi da quell’Ulisse che le due condividono senza possedere davvero, che sfiorano e rincorrono, solo per ritrovarsi nuovamente e inesorabilmente abbandonate. Abbandonate da quell’unico uomo che aveva giurato di amarle.

Signora Odissea, tra onde e vibes distopiche

La scenografia di Signora Odissea è basilare ma estremamente efficace e curata. L’utilizzo delle maschere greche (realizzate da Sergio Misticone) per i personaggi secondari è un espediente molto interessante, che contribuisce alla tridimensionalità delle scene, che risultano sempre vivide e potenti, anche per l’ottimo disegno luci di Tommaso Vitiello.
La portata evocativa è ulteriormente amplificata dalle musiche dal vivo eseguite da Francesco Santagata che accompagna, con un sound cupo e distopico, le vicende che troveranno un epilogo inatteso quanto commovente, intenso e spettacolare.

Signora Odissea al Tram, un ottimo spettacolo

Signora Odissea è un ottimo esempio di prosa contemporanea, di teatro che a partire dal classico riesce ad abbracciare l’attualità, senza mai scendere nel retorico. Le due protagoniste, infatti, sono state scritte e ottimamente interpretate. Titti Nuzzolese e Roberta Misticone hanno raccontato, con anima, talento e pathos, cosa significa essere donna in una società squisitamente maschilista. Cosa significa, quindi, essere Circe e Penelope, Medea e Didone, Giulia e Sofia, o una di tutte le altre senza nome, voci inascoltate e sole che riecheggiano nel buio tiranno del nostro tempo codardo, futile e finito.

Respira, Penelope
Sei forte, Circe

Per il focus Classico contemporaneo
Signora Odissea al Tram
di e con Roberta Misticone e Titti Nuzzolese
elaborazione musicale e musica dal vivo di Francesco Santagata
duello e coreografia Flavio Massimo Grumetti
costumi Im/perfetta teatro e Sohobags
disegno luci Tommaso Vitiello
realizzazione maschere Sergio Misticone
produzione Im/Perfetta teatro

Fonte immagine per l’articolo “Signora Odissea al Tram, l’opera omerica declinata al femminile”: ufficio stampa

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A proposito di Marcello Affuso

Direttore di Eroica Fenice | Docente di italiano e latino | Autore di "A un passo da te" (Linee infinite), "Tramonti di cartone" (GM Press), "Cortocircuito", "Cavallucci e cotton fioc" e "Ribut" (Guida editore)

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