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Eroica Fenice

La Tag: Napoli Teatro Festival contiene 32 articoli

Teatro

Teatro TRAM: la nuova stagione 2018-2019

Riparte a ottobre il TRAM (Teatro Ricerca Arte e Musica) di Via Port’Alba con la stagione teatrale 2018-2019. Giunto alla sua terza stagione, il Tram prosegue la sua attività di promozione, sperimentazione e ricerca di spettacoli teatrali all’insegna dell’interdisciplinarietà, della tradizione e della modernità.   Teatro TRAM: la stagione 2018-2019. A inaugurare la terza stagione del TRAM è lo spettacolo Audizione di Chiara Arrigoni, vincitore della I Edizione del TrentaTram Festival, rivolto agli under 30, che ha animato le serate di Via Port’Alba nel mese di maggio 2018. Seguirà, poi, Buco nell’acqua, il nuovo spettacolo del direttore artistico del TRAM Mirko Di Martino, che a marzo proporrà anche un altro suo spettacolo inedito: Run Baby Run interpretato da Titti Nuzzolese. In cartellone ci saranno nomi importanti del teatro italiano, a partire dall’attore Roberto Latini, più volte Premio Ubu, che proporrà uno spettacolo ispirato alle poesie della poetessa Mariangela Gualtieri. Tornerà al TRAM anche l’autore e regista siciliano Rosario Palazzolo con Lo zompo. Il napoletano Giovanni Meola proporrà ad aprile il nuovo progetto Il bambino con la biciletta rossa, ispirato a un cupo e doloroso fatto di cronaca. La sperimentazione con i classici sarà al centro di This is not what it is di Marco Sanna e Francesca Ventriglia, che rielaboreranno Otello di Shakespeare. Giovanni Del Prete proporrà Start, spettacolo inedito ispirato a una storia di calcio e shoah, mentre il giovane attore e regista Daniele Marino rifletterà sulle dinamiche del contemporaneo con The influencer. Infine, in occasione dei 150 anni dalla morte di Gioacchino Rossini, a novembre Gianmarco Cesario proporrà una rilettura pop del Barbiere di Siviglia. L’opera del TRAM prevede, inoltre, dei focus dedicati a particolari temi di grande interesse, con spettacoli tutti rigorosamente inediti. Il primo di questi si intitola “Surround” e racconterà alcuni grandi protagonisti della musica: in scena, ci saranno Break on trough, incentrato sulla figura di Jim Morrison, di Bruno Barone, Lontano lontano, incentrato su Luigi Tenco, di Roberto Ingenito, Io francamente, su Franco Califano di Ivano Bruner. Il secondo focus racconterà invece Napoli in una chiave contemporanea che guarda al passato per reinventarlo nel presente: “Napoli Dos” vedrà sul palco del TRAM gli spettacoli Pulcinella morto e risorto di Alessandro Paschitto, Regine Sorelle di Mirko Di Martino, Le Follie di Don Fausto di Vittorio Passaro. Il terzo focus si intitola “Hashtram” e proporrà tre spettacoli che riflettono sul contemporaneo: Audizione della già citata Chiara Arrigoni, Un pallido puntino azzurro di Roberto Galano e La terroristica fase lunatica di Armando Kill di Massimo Maraviglia. L’ultimo focus si divertirà a reinventare i classici con Il Gioco dell’amore e del Caso di Marivaux e Yerma – Jetteca di Fabio Di Gesto da Federico Garcia Lorca. Le attività del TRAM. La nuova stagione comprende numerosi eventi e Festival: si comincerà a ottobre con la tredicesima edizione de I corti della Formica, Festival di Corti teatrali diretto da Gianmarco Cesario. Tornerà TrentaTram Festival, il concorso dedicato alle compagnie under 30 che l’anno scorso ha avuto un notevole successo alla sua […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Roberto Capucci a Napoli con la mostra “Spettacolo onirico. Disegni per il teatro”

Nella cornice dello storico Palazzo Scarpetta (Via Vittorio Colonna, 4), la fondazione Eduardo De Filippo inaugura la sua nuova sede con l’innovativa mostra Spettacolo onirico. Disegni per il teatro dello stilista Roberto Capucci. La mostra, il cui evento di apertura si è tenuto il 4 Maggio, resterà aperta al pubblico fino al 30 Giugno. Classe 1930, considerato da Christian Dior il miglior couturier italiano, Roberto Capucci vanta il merito di aver ricevuto, primo tra i nostri stilisti, l’omaggio dell’Oscar alla Moda, nonché importanti riconoscimenti internazionali nel corso della sua lunga carriera. Dalla fortunata sfilata di debutto a Firenze, il suo estro, infatti, è stato ben presto riconosciuto in tutto il mondo, dall’Europa all’America, fino alla Cina. Dotato di una particolare cifra stilistica, recentemente ha sorpreso con un inedito aspetto della sua arte, legato al mondo del teatro e della messinscena. Spettacolo onirico: arte e natura che si intrecciano nei disegni di Roberto Capucci  I disegni della mostra di Roberto Capucci, “Spettacolo onirico“, già presentato a Palazzo Pitti con notevole successo, sono un “insieme di follie”, come lo stilista ha affermato. Il repertorio di immagini, nato durante le sue notti insonni, fonde gli elementi del sogno e della realtà, dando vita a un mondo di colori, di linee e di forme nel segno del fantastico e dell’immaginifico. Lo stilista ha raccolto un centinaio di costumi, dagli anni Novanta fino ai primi anni Duemila, accomunati da un filone tematico e dalla presenza di soggetti maschili. Il corpo maschile, scelta insolita ma vincente, è trasfigurato attraverso un simbolico connubio tra arte e natura. La figura, in posizione eretta, centrale o di profilo, appare sinuosa e delicata, quasi efebica. La natura dell’individuo, aliena e irreale nei suoi connotati fisici, è colta nell’aspetto dionisiaco e primitivo, legato alla terra, all’ebbrezza, alla musica, alla follia del processo creativo. I costumi colpiscono per la vivace gamma di colori utilizzata e la grande varietà tematica, da quella tribale e asiatica, a quella guerresca e fatata, fino a impreziosirsi di tratti egiziani, come il taglio degli occhi, le unghie smaltate e i gioielli vistosi. Serpenti variopinti, piume di uccelli esotici, calzature orientali: il tema onirico è sviluppato secondo geometrie marcatamente enfatizzate, che sottolineano la vena più bizzarra e sregolata, appositamente disegnata per rimanere su carta. Appare visibile l’influenza artistica dei suoi viaggi sulle antiche rotte del Mediterraneo e i remoti luoghi dell’India e dell’Estremo Oriente. I lavori, realizzati con matita e pastello, hanno il pregio di guadagnare di plausibilità, proprio perché è la forza motrice della fantasia a lasciare che, chi li osserva, riesca a immaginarli calcare un palco. “Quando si parla di moda, io immagino arte, un’arte senza aggettivi” è, del resto, il motto che accompagna Roberto Capucci in tutti i suoi lavori. La mostra vanta anche la riproduzione materiale di alcuni elementi dei suoi disegni, perlopiù di natura accessoria, realizzati dagli ex studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli, sotto la direzione di Gabriele Mayer. A seguire, le informazioni necessarie per visitarla: Lunedì – Sabato 10.00-13.00 e 16.00-19.30 Domenica 10.00-13.00 […]

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Teatro

“Sei”, da Pirandello a Spiro Scimone al NTF

Era il 1921 quando Luigi Pirandello scioccò la platea del Teatro Valle di Roma con una commedia anomala, assurda, che superava l’idea stessa di avanguardia. La scontro dialettico tra personaggi e attori, con conseguente rottura della quarta parete, confuse il pubblico che non era abituato ad operazioni simili. Sono passati quasi cento anni, ma la sensazione di stupore che  questa drammaturgia metateatrale così ricca di spunti è in grado di regalare non è mutata. Cambiano gli interpreti, le compagnie e i palcoscenici ma la profondità del teatro è tale da potervi ancora attingere, e ancora, e ancora. Un’ulteriore conferma si è avuta ieri sera al Teatro San Ferdinando di Napoli dove la Compagnia Scimone Sframeli ha debuttato, per il Napoli Teatro Festival, con “Sei”, adattamento leggermente ridotto della prima opera teatrale dell’autore de “Il fu Mattia Pascal”. L’intento è chiaro fin dalla prima scena. Spiro Scimone e il registra Francesco Sframeli hanno fuso il linguaggio pirandelliano con il loro, così da dare nuova linfa al testo e alla sua conseguente riproposizione scenica. L’impianto drammaturgico non ne è risultato particolarmente intaccato, i (pochi) cambiamenti sono stati funzionali ad una maggiore comprensibilità e attualizzazione delle situazioni e dei personaggi. “Sei”, una regia di Francesco Sframeli  Elemento cardine della famosissima commedia è il teatro, visto nella sua interezza ma nel contempo analizzato frammento dopo frammento. Il rapporto tra i personaggi e gli attori è sicuramente uno dei passaggi più interessanti. Pirandello si domanda se sia effettivamente possibile mettere in scena una qualsiasi dramma data la dicotomia che sussiste tra il personaggio e chi lo interpreta. L’ego, il carattere, la formazione dell’attore modifica inevitabilmente i tratti dei personaggi  che spesso nascono dalla penna di autori diversi dal drammaturgo della compagnia. Essi però non possono vivere se non attraverso quello scambio di abiti da cui dipende la loro sopravvivenza ad di là della storia in cui sono intrappolati e che a cui vorrebbero disperatamente dar voce. In questa diatriba senza reale via d’uscita se nell’inevitabile compromesso, entra in gioco l’autore – che i personaggi di Pirandello cercavano con ansia – che, a sua volta, si arroga il diretto di apportare tutte le modifiche necessarie per realizzare uno spettacolo che lo rispecchi e che piaccia al suo pubblico. La compagnia Scimone Sframeli, come Luigi Pirandello nel 1921, hanno portato quindi in scena paradossi, contraddizioni e assurdo. Assurdo che ancora oggi piace, stupisce e viene accolto e salutato da fragorosi applausi. SEI di Spiro Scimone adattamento dei Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale, Giulia Weber, Bruno Ricci, Francesco Natoli, Mariasilvia Greco, Michelangelo Zanghì, Miriam Russo, Zoe Pernici regia Francesco Sframeli scena Lino Fiorito costumi Sandra Cardini disegno luci Beatrice Ficalbi musiche Roberto Pelosi regista assistente Roberto Bonaventura direttore di scena Santo Pinizzotto assistente ai costumi Carolina Tonini produzione Compagnia Scimone Sframeli, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro Biondo Stabile di Palermo, Théâtre Garonne-scène européenne Toulouse in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia Teatro San Ferdinando 23 giugno ore 21.00 24 giugno ore 19.00 25 giugno ore 21.00 durata […]

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Recensioni

Peppe Lanzetta e Pasquale De Cristofaro, “Sotto il Vesuvio niente” al Napoli Teatro Festival

Sotto il Vesuvio niente di Peppe Lanzetta e Pasquale De Cristofaro: un bestiario napoletano   Un bestiario napoletano, un magma di creature che si affastellano come formiche e che si muovono vorticosamente tra il sole e la lava del Vesuvio: “Sotto il Vesuvio niente” è una storia di mosaici, di tessere che danzano tra il fuoco e la salsedine e che urlano e sussurrano ai passanti, e agli spettatori, la loro storia. Storia comune per gente speciale, avrebbe detto Fabrizio De André, e quella delle creature del Vesuvio è una storia maledettamente e scandalosamente comune, normale nelle sue sfumature e speciale nei suoi risvolti che sanno di sangue e di morte. Il bestiario che si apre a ventaglio sotto il Vesuvio vede sfilare un caleidoscopio di tipi umani, uno zoo che si agita dietro le sbarre dello sguardo degli spettatori, che osservano il contorcersi animalesco delle figure del sottosuolo napoletano. Come bestie sgorgate dalla lava e dalla cenere, i personaggi del catalogo del Vesuvio si offrono alla platea: le lacrime napulitane vengono sublimate dalla voce dei menestrelli e dei cantori, che urlano a gran voce il loro dolore e la loro voglia di rivalsa, con il ritmo ancestrale e primitivo di percussioni che sanno di altri tempi e altre epoche. Peppe Lanzetta e Pasquale De Cristofaro, tra teatro, danza e canto La voce possente e straziante delle cantate napoletane scandisce lo spettacolo come un mantra ossessivo, che commuove punti dell’animo che il pubblico non ricordava di possedere: è leitmotiv dello spettacolo progetto di Peppe Lanzetta e Pasquale De Cristofaro, e come un filo rosso guida gli spettatori tra marinai, mandolini, vulcani dalle bocche fumanti e personaggi che urlano al pubblico la propria colpa e il proprio legittimo diritto di redenzione. I personaggi di “Sotto il Vesuvio niente”, la colpa se la portano addosso come un odore, come un peccato originale o un tatuaggio sotto gli strati dell’epidermide: le donne del bestiario del Vesuvio, nate dal mare come Veneri botticelliane, ma nate non da una conchiglia, ma dal tufo e dalla lava, donne napoletane sante e sgualdrine in cerca di un battesimo di redenzione. Le donne del bestiario vesuviano vogliono tutto, vogliono estrarre l’inverno dall’inferno, il sole dai vicoli bui e fitti, la schiuma dalle onde e la tempesta dal mare, sono sante e sono cristalline, e sembra che tra le loro cosce si annidi il segreto della vita e dei secoli. Accanto a loro, sfilano i femminielli, figure androgine e fluide, che stemperano l’emozione e la commozione piazzando qua e là, come fiori dalle spine pungenti, le loro battute a sfondo sessuale, i loro doppi sensi e giochi di parole, strappando al pubblico risate amare come l’aria che si respira nei vicoli certi giorni di agosto. Le baby gang irrompono sul palco: c’è posto anche per loro, in un bestiario vorticoso e incessante, e coi loro pugnali inscenano una danza scandita dalle urla degli adulti che usano aggettivi come “irrecuperabili” e che vestono di negazione il loro destino. Per le baby gang non esiste recupero, […]

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Teatro

Raccogliere e Bruciare, (Ingresso a Spentaluce) al Teatro Nuovo

Dal 21 al 25  marzo, il Teatro Nuovo di Napoli, ospita in scena Raccogliere e Bruciare (Ingresso a Spentaluce) ultima creazione del maestro contemporaneo Enzo Moscato, già messa in scena precedentemente durante il Napoli Teatro Festival 2017. Moscato si serve di un foltissimo cast di qualità per questo suo lavoro, composto da Giuseppe Affinito, Massimo Andrei, Benedetto Casillo, Salvatore Chiantone, Gino Curcione, Enza Di Blasio, Caterina Di Matteo, Cristina Donadio, Tina Femiano, Gino Grossi, Amelia Longobardi, Ivana Maione, Vincenza Modica, Rita Montes, Anita Mosca, Enzo Moscato, Francesco Moscato, Luca Trezza, Imma Villa. L’allestimento è impreziosito dalle installazioni di Mimmo Paladino, le luci di Cesare Accetta, le musiche originali di scena di Enza Di Blasio, i costumi di Daniela Salernitano. Raccogliere e Bruciare, appena un attimo e poi «Uno morì di febbre, uno bruciato in miniera, uno ucciso in una rissa, uno morì in prigione, uno cadde da un ponte mentre faticava per moglie e figli – tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.» Comincia così, l’Antologia di Spoon River, di cui Moscato ha fatto una riscrittura, un coraggioso tentativo da parte di un uomo abituato a coraggiosi tentativi di mettere in scena, in quella che molto definiscono “salsa napulegna“, uno dei grandi classici della poesia contemporanea. C’è una fitta nebbia sopra i capi ora alzati e ora rivolto verso il basso dei personaggi, impalpabile, proprio come la sua più stretta etimologia chiede, ed è un attimo pallida e chiara e un attimo dopo rossastra e sanguinolenta. Non si muove niente, non si muove nessuno se non per fare pochi passi, per compiere quel cammino esistenziale dedito alla farfalle. Tutto si accende e si spegne a poco più di un palmo di mano di dove iniziato. La coralità, questa è la chiave di lettura, di svolgimento, di ogni cosa. Una ferma e continua coralità, senza la quale tutto smette di avere senso o ragione. Caduto un solo epitaffio, venuto meno un solo piccolo brandello di insensato monologo inframezzato e l’intero castello cade rovinosamente sulla testa di tutto. Se cercate una trama, lasciate perdere questo spettacolo. Se cercate, fermamente, una ragione, qui o altrove, allora, di nuovo, recatevi altrove. Poiché, Raccogliere e Bruciare, mette in scena né la risposta né la domande, bensì il continuo imperituro e silenzioso momento che si frappone tra le due. Indefinito, indefinibile e, per questo, intoccabile, nel senso più materiale, questa è là più corretta delle descrizioni di ciò che Moscato mette in scena. RACCOGLIERE E BRUCIARE (Ingresso a Spentaluce) di Enzo Moscato cast Giuseppe Affinito, Massimo Andrei, Benedetto Casillo, Salvatore Chiantone, Gino Curcione, Enza Di Blasio, Caterina Di Matteo, Cristina Donadio, Tina Femiano, Gino Grossi, Amelia Longobardi, Ivana Maione, Vincenza Modica, Rita Montes, Anita Mosca, Enzo Moscato, Francesco Moscato, Luca Trezza, Imma Villa. musiche Enza Di Blasio costumi Daniela Salernitano allestimento Mimmo Paladino — da mercoledì 21 a domenica 25 marzo 2018 al Teatro Nuovo di Napoli Inizio spettacoli ore 21.00 (mercoledì, giovedì e sabato), ore 18.30 (venerdì e domenica) info e prenotazioni: cell: 0814976267 email: botteghino@teatronuovonapoli.it

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Recensioni

Forse non sarà domani: Rocco Papaleo omaggia Tenco

Rocco Papaleo porta in scena al teatro Trianon di Napoli lo spettacolo Forse non sarà domani, un racconto della vita e delle opere di Luigi Tenco attraverso canzoni, frammenti di interviste e lettere. Lo spettacolo è parte del Napoli Teatro Festival Italia 2017 che con circa 80 eventi, dal 5 giugno al 10 luglio, sta proponendo spettacoli di qualità a prezzi accessibili. Il suicidio di Luigi Tenco in seguito all’eliminazione dal Festival di SanRemo del 1967 è un atto che irrompe con forza nella liturgia di una manifestazione che coinvolge milioni di italiani. Il gesto di Tenco è un’accusa sia nei confronti del mondo dello spettacolo, sia nei confronti del pubblico. Il suicidio è un atto di ribellione nei confronti dei «Signori benpensanti» come li definirà Fabrizio De André, ma anche un colpo durissimo a tutti quelli che «Si ritrovarono dietro il palco, con gli occhi sudati e le mani in tasca, tutti dicevano: “Io sono stato suo padre!”, purché lo spettacolo non finisca» come canta Francesco De Gregori. Sono passati 50 anni dalla tragica morte di Luigi Tenco, un episodio che l’opinione pubblica italiana sembra non aver ancora elaborato. Il motivo per cui Tenco, a differenza di altri grandi artisti, ancora oggi non viene ricordato e omaggiato adeguatamente è la difficoltà che un intero Paese riscontra nel dover ammettere una colpa. Salvatore Quasimodo nel 1967 scriveva «La gente ha preferito poi dimenticarlo in fretta, quasi per un senso di omertà come sempre avviene quando ci si sente in un certo senso colpevoli, coinvolti. E non siamo forse un po’ tutti responsabili dell’atto estremo del cantante, noi che esaltiamo e sopportiamo il carosello del festival, da anni, senza esigere nemmeno un livello minimo di intelligenza nei contenuti delle canzoni? […] Chi è furbo capisce che le qualità sono difetti agli occhi del pubblico e che solo ciò che è generico e non agita le opinioni dei benpensanti va bene, è lecito. I capelloni, i beat, i folk e i canti di protesta sono accolti purché non superino l’avanguardia rivoluzionaria della Vispa Teresa. Luigi Tenco ha voluto colpire a sangue il sonno mentale dell’italiano medio». Rocco Papaleo prova, riuscendoci, a raccontare Luigi Tenco attraverso lettere, interviste e canzoni. Papaleo è conosciuto dal grande pubblico come attore di straordinaria intelligenza comica, caratterizzato da un’ironia tagliente e, infatti, la sua capacità di far sorridere rende ancor più piacevole e scorrevole uno spettacolo già di per sé interessante. Papaleo in scena interpreta le canzoni di Tenco ma legge anche le sue interviste e le sue lettere permettendo di capire a pieno le sue canzoni.  Le parole di Tenco vengono adoperate per introdurre le sue stesse canzoni e ciò mostra quanto Tenco utilizzasse la musica per esprimere ciò che era. Papaleo canta le canzoni rielaborate da Roberto Molinelli e viene accompagnato da brillanti musicisti: Arturo Valiante (pianoforte), Guerino Rondolone (contrabbasso), Davide Savarese (batteria e percussioni) e Marco Sannini (tromba). Nel caso di Tenco l’artista e l’uomo coincidono perfettamente e per capire l’uno bisogna conoscere l’altro. […]

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Eventi/Mostre/Convegni

“End and beginning: meeting Wislawa Szymborska”, il docu-film sulla poetessa Premio Nobel

«Qui giace come virgola antiquata l’autrice di qualche poesia» Inizia così il film “End and beginning: meeting Wislawa Szymborska” diretto dal regista olandese John Albert Jansen (in polacco, con sottotitoli in italiano) e proiettato ieri sera a Villa Pignatelli nell’ambito del Napoli Teatro Festival. La location suggestiva, con luci soffuse tra il verde del giardino, ha fatto da cornice a questo documentario che nel 2011 ha inaugurato il prestigioso Poetry International Film Festival di Rotterdam e che ha avuto il merito di contribuire alla scoperta di una delle poetesse più celebrate dei nostri tempi, insignita nel 1996 del Premio Nobel per la Letteratura. Wislawa Szymborska e le sue due grandi passioni: la poesia e la politica Nel film di Jansen la Szymborska legge alcune delle sue poesie, incentrate principalmente sui temi che hanno tristemente caratterizzato la storia del Novecento, come la guerra e l’Olocausto. «Ci sono poesie che si vorrebbe non fossero attuali», sostiene la poetessa, riferendosi ai versi che parlano di odio, di violenza e di lotte politiche, ma risulta inevitabile che anche i suoi testi apparentemente apolitici nascano da un confronto con l’attualità e con la storia. Membro del Partito Operaio Polacco, Wislawa ha partecipato alla vita politica e culturale del suo paese con grande passione e dedizione, entrando in conflitto con il governo per la sua opposizione al legame polacco-sovietico. È stata direttrice della sezione poesia di un prestigioso settimanale letterario di Cracovia, lo “Zycie Literackie”, e fondatrice dell’Associazione degli scrittori polacchi. Nonostante il legame imprescindibile con gli eventi del suo tempo, la Szymborska non rinuncia al suo sguardo ironico e curioso sul mondo, conservando un animo sensibile e sognatore: «Un amore felice. È normale? È serio? È utile? Che se ne fa il mondo di due esseri che non vedono il mondo? […] Chi non conosce l’amore felice dica pure che in nessun luogo esiste l’amore felice. Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire». Nel filmato, la poetessa appare come una donna molto riservata («Non mi piace parlare di me»), dotata di una profonda intelligenza e di un grande senso dell’umorismo. Non rinunciava mai al piacere della sigaretta, neanche durante la cena ufficiale per la consegna del Nobel a Stoccolma, nella Sala dei concerti, dove le fu concesso in via eccezionale di far volteggiare alcuni anelli di fumo in compagnia del re. End and beginning, fine e inizio, è dunque il ritratto intimo e umano che ripercorre frammenti esistenziali di una donna che, con forza e sensibilità, ha dipinto il contesto storico e sociale del suo tempo, tenendo sempre fede ai suoi principi e ai suoi ideali: «Non c’è nulla di più animale della coscienza pulita sul terzo pianeta del Sole»   

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Teatro

Glob(e)al Shakespeare: il Bellini si fa Globe

Attesissimo l’arrivo di Shakespeare al Teatro Bellini. Per tre giorni si fa “Globe”, richiamando il celebre teatro londinese, in cui il palco occupa la maggior parte della platea. L’effetto è molto interessante, forse non comodissimo per chi ha trovato in platea degli sgabelli invece delle consuete poltrone, ma di certo effetto. La regia di Saponaro di Racconto d’inverno è la terza pièce shakespeariana del Napoli Teatro Festival 2017 e apre la serata del 7 giugno. Il testo è stato adattato da Enrico Ianniello e Pau Mirò che hanno scelto di far utilizzare il siciliano e il napoletano ai loro personaggi. Nel caso del siciliano, questo viene usato dai personaggi nella prima parte dello spettacolo per sottolineare i casi di particolare pathos espressivo e quasi per separare i momenti narrativi. La seconda parte, recitata completamente in napoletano, invece, cambia completamente il registro, e tende al grottesco suscitando facili risate ma poca emozione, nonostante la bravura degli attori (Vincenzo Nemolato su tutti). La fine dello spettacolo appare molto (troppo?) sbrigativa,  forse a causa della velocità narrativa (imposta?) e per chi non conosce il testo shakespeariano la trama potrebbe risultare poco chiara. Il tema portante della serata del 7 giugno in questo novello Globe è comunque la gelosia.  Prima quella di Leonte nei confronti dell’amico Polissene, poi quella di Otello nei confronti del suo secondo Cassio. In questo secondo caso la messa in scena è a cura della compagnia Nest, per la regia di Giuseppe Miale di Mauro. Il vero protagonista è Jago (Adriano Pantaleo), mattatore e diabolico deus ex machina, che gestisce alla perfezione ogni momento della narrazione e, insieme al resto della compagnia, non ha problemi a riempire uno spazio scenico fuori misura, come quello del Bellini vestito da Globe. I ragazzi del Nest offrono un insegnamento​ a tutti noi su come si dovrebbe fare un adattamento, il loro spettacolo è breve ma ben fatto, ogni elemento è al suo posto e la durata inferiore all’originale non toglie nulla alla resa finale.  Nel loro caso la scelta di ambientare tutta la vicenda in una notte sola (quella del matrimonio di Otello e Desdemona) non crea ostacoli alla narrazione, che si snoda fluida e piacevole. Molto interessante la scelta di far accompagnare la messa in scena ad una sorta di Coro da tragedia greca, composto da ragazzi e ragazze, che accompagna la storia e che serve, in qualche occasione, a creare il risultato del “branco” che si stringe attorno ai suoi membri.  E quelli che temevano l’effetto Gomorra possono dormire sonni tranquilli; il napoletano (contemporaneo) messo in scena è funzionale e ben adattato alla trama, senza rischiare di sembrare una macchietta. Il Napoli Teatro Festival appena iniziato sembra riservare sorprese interessanti, anche se la formula di due spettacoli di seguito risulta stancante per il pubblico, catapultato in due mondi opposti senza soluzione di continuità. L’esperimento del Globe al Bellini ha, in ogni caso, il merito di porre gli spettatori di fronte ai molteplici modi di leggere e reinterpretare il testo shakespeariano, dimostrando l’innegabile […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Napoli Teatro Festival, Battiato in Piazza del Plebiscito

Napoli Teatro Festival, Battiato in Piazza del Plebiscito Il Napoli Teatro Festival giunge alla sua decima edizione. Manifestazione che si è aperta ieri sera con il botto. È stato infatti Franco Battiato ad aprire il Festival con Luce del Sud, un concerto gratuito in Piazza del Plebiscito. Quest’anno l’organizzazione è stata affidata alla Fondazione Campania dei Festival, organo della Regione Campania al cui vertice siede Luigi Grispello. Ruggero Cappuccio, noto regista teatrale, è invece a capo della direzione artistica. L’artista partenopeo ha introdotto il live, affermando la sua volontà di un festival popolare non nel senso di facile consenso bensì di crescita interiore. Giacca salmone, occhiali da sole e il solito codino: così Franco Battiato ha accolto la folla di venticinquesima persone ammassate in Piazza del Plebiscito. Una piazza blindata, con barriere, anticarro e transenne, a causa degli attentati che hanno colpito la Gran Bretagna nelle ultime settimane. “La folla di giovani presente questa sera è la migliore risposta possibile che possiamo dare all’estremismo islamico” sottolinea il governatore De Luca in apertura del concerto. Nonostante le parole di solidarietà per le vittime di Londra e Manchester, il presidente della Regione è stato pesantemente fischiato dal pubblico. Fischi che hanno sancito l’inizio del concerto. Franco Battiato, la voce del padrone Derogando al proprio spettacolo classico, Battiato si è esibito immerso in una scenografia semplice, arricchita solo dai video di Antonio Biasucci sul megaschermo. Il tutto seduto su una semplice sedia da salotto al centro del palco, accompagnato dalla Symphony Orchestra e dalla Electric Band, con le sue canoniche cuffie. Battiamo ha così raccontato in un crescendo narrativo, attraverso la musica, la sua perenne ricerca spirituale. L’era del cinghiale bianco ha dato inizio al concerto, scaldando immediatamente la notte napoletana. No time no space, Up patriots to arms e Shock in my time riscaldano il pubblico e Battiato padroneggia da subito la piazza con il suo carisma e la sua ironia. Il cantautore siciliano esegue sia grandi successi che pezzi più nascosti della propria discografia. Canzoni che vengono periodicamente intervallate da contributi letterari di altissimo spessore culturale. D’improvviso spuntano citazioni della Scienza Nuova di Vico, tratte dal Libro secondo: dalla sapienza poetica, che prende vita grazie a Mimmo Borrelli. Successivamente è il turno Fabrizio Gifuni con Auden e l’Addio al Mezzogiorno, altra celeberrima esaltazione delle bellezze del Sud. «I miei sacri nomi meridiani: Pirandello,/ Croce, Vico, Verga, Bellini,/ per benedire questo paese, le sue vendemmie e gli uomini/ che lo chiamano casa loro: sebbene non sempre si possa/ ricordare esattamente perché si è stati felici,/ non ci si dimentica d’esserlo stati». Battiato tra Vico, Giordano e Auden Sull’onda di cotanta poesia e bellezza, Battiato ha abbandonato l’approccio cauto e mistico per far ballare la piazza sulle note dei suoi più grandi successi. Cucurucucu paloma, Voglio vederti danzare, La cura e Centro di gravità permanente sono state un medley che ha scaldato i cuori di tutti i presenti. Canzoni dal successo magari più radiofonico, lontane dall’esoterismo di altri lavori. Misticismo e spiritualità che però […]

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Teatro

La decima edizione del Napoli Teatro Festival 2017

Il 13 marzo è stato presentato al Teatrino di Corte al Palazzo Reale di Napoli il programma del Napoli Teatro Festival 2017, che impegnerà la scena teatrale campana dal 5 giugno al 10 luglio, con circa 80 eventi suddivisi in dieci sezioni di vario tema. Ad intervenire alla conferenza, il Presidente della Fondazione Campania dei Festival Luigi Grispello, il Direttore Artistico Ruggero Cappuccio e il Presidente della regione Campania Vincenzo De Luca. Quella presentata oggi è una Napoli che è Teatro del Mondo, Teatro dei Teatri. Una Napoli culturalmente valida, su cui vale la pena puntare e investire. Perché non s’investe mai abbastanza in cultura. Citando il Direttore Artistico, “l’arte è l’unica difesa contro l’imminente aggressione della volgarità”. Rifugio sicuro cui attingere per nutrire l’anima. Napoli Teatro Festival 2017 tra tradizione e innovazione Quest’anno il Napoli Teatro Festival celebrerà la sua decima edizione e si aprirà il 5 giugno con un concerto di Franco Battiato, che ha per titolo “Luce del sud”, volto a celebrare la nostra terra. Il Festival, infatti, abbraccerà e coinvolgerà non soltanto Napoli, ma tutta la Campania, riuscendo a trarre il massimo dal patrimonio culturale della nostra regione. Il Napoli Teatro Festival 2017 curato da Ruggero Cappuccio mescola tradizione e innovazione, proponendosi di soddisfare molteplici obiettivi: offrire importanti occasioni di lavoro agli artisti, emergenti e non, creare una fitta rete di scambi tra gli artisti e le arti – non soltanto teatro, ma anche letteratura, cinema e musica -, valorizzare e cantare la bellezza dei siti che ospiteranno gli eventi del Festival. Nondimeno, il Napoli Teatro Festival 2017 si propone di arrivare a coinvolgere tutti gli strati della popolazione con prezzi competitivi: 8€ per gli adulti e appena 5€ per gli under 30, mentre sarà addirittura gratuito per le fasce più deboli. Parole chiave di quest’edizione del Festival saranno “circolazione dei saperi”, volta a garantire una visione circolare ed interdisciplinare delle forme d’arte e un maggior dialogo tra generazioni diverse e diversi modi di fare arte. Ma non solo: il Festival ospiterà lavori stranieri che verranno proposti a Napoli come anteprime mondiali. Il Napoli Teatro Festival 2017 mira all’inclusione e al coinvolgimento, è un festival che spazia, che va oltre. Il compito di Napoli, con la sua immensa tradizione teatrale, sarà quello di misurarsi con gli artisti internazionali, che a loro volta si misureranno con l’energia viva della nostra città.

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