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Cage 1 di Francesca Esposito, al TRAM | Recensione

Cage 1 di Francesca Esposito, al TRAM | Recensione

Prosegue la stagione 2024/2025 con Cage 1 di Francesca Esposito, che va in scena al Teatro TRAM di Napoli dal 7 al 9 febbraio.

Un progetto Human Zoo-m: la gabbia del digitale

Dopo il successo di Cage 47, Cage 1 di Francesca Esposito va in scena al Teatro TRAM per un progetto scritto e diretto da quest’ultima e con le interpretazioni attoriali di Adriana D’Agostino, Taras Nakonechnyi e Clara Bocchino. Due grandi gabbie e uno zoo umano dove i personaggi sono costretti a scandire le proprie rispettive vite a suon di like e follow, con ritmi regolati su quanto e quando è favorevole fare accrescere i loro account social, il tutto supervisionato da un’intelligenza artificiale chiamata Rabdo. Così lo spettacolo vuole rappresentare un mondo distopico in cui tutto pare essere dominato dal digitale, finanche quelle percezioni intimamente umane. Ecco che, quindi, si verifica lo scontro tra la ricerca della libertà, dei contorni di un’esistenza umana e, di contro, quella dimensione robotizzata, riflettendo sul valore di difendere l’identità.

Si legge, infatti, nella sinossi di Cage 1 di Francesca Esposito: «L’intento del progetto non è di contestare o criticare l’uso dei social. Non ci poniamo contro. Sento l’esigenza di specificarlo perché ci tengo ad essere chiara. Quello che viene qui portato alla luce è l’identificazione con l’immagine social, le ombre platoniche contemporanee. Il teatro e tutta l’arte hanno sempre posto la questione dell’essere. Chi siamo? E molti artisti hanno sentito l’esigenza di dire che non siamo il nostro ruolo sociale, non siamo il nostro lavoro, non siamo neppure il nostro genere, la nostra posizione nella famiglia, non siamo l’impiegato, l’artista, l’idraulico, la pasticcera, la signorina, l’avvocatessa, il marito, il ricco o il povero. In una società in cui le illusioni si moltiplicano come in un gioco di specchi, poniamo l’accento sul fatto che non siamo neanche la nostra immagine sui social per la quale sembriamo vivere».

Cage 1 di Francesca Esposito: la frammentazione dell’identità

Attraverso la metafora di uno zoo umano, Cage 1 di Francesca Esposito mette in evidenza una realtà distopica strutturata come se fosse tutt’un macro-account. I personaggi, intrappolati nelle loro gabbie di visualizzazioni, di target, di like e follow, vivono come se fossero robot perdendo quella parte profondamente umana di pensiero, di libero arbitrio, di sentimenti ed emozioni. Perso in questo mare digitale, sembra che l’essere umano non abbia più la piena coscienza dell’oltre: cosa ci sia oltre quegli schermi, cosa ci sia oltre le apparenze perfette dei social, cosa ci sia dietro a quell’esigenza di apparire ostentatamente. A questo lo spettacolo tenta di rispondere immaginando un universo al limite dell’umanità.

Cage 1 di Francesca Esposito ricalca quasi una distopia orwelliana, se si pensa non poi così banalmente ad un capolavoro come 1984 ma anche ad Animal Farm. Con ironia, ma anche con un’incisività breve e concisa, focalizza l’attenzione su quanto una delle grandi questioni di quest’era sempre più digitale sia il rischio di un’identità frammentata, persa in numerose schegge sparse tra costanti illusioni. Sui social tutti possono essere ogni individuo, ogni ruolo e ogni cosa, ma qui la domanda fatidica: chi si è veramente?

Fonte immagine di copertina: Ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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