Adolf prima di Hitler al Teatro Sannazaro | Recensione

Adolf prima di Hitler al Teatro Sannazaro | Recensione

Adolf prima di Hitler: le radici dell’oscurità

Il Teatro Sannazaro ha ospitato, il 15 e il 16 aprile, un’opera scabrosa ma illuminante:  Adolf prima di Hitler, un tuffo nel passato che guarda alla giovinezza di un personaggio storico oscuro. Scritto da Antonio Mocciola e tratto dal suo omonimo libro Adolf prima di Hitler: un bacio mancato, lo spettacolo richiama il libro di memorie Il giovane Hitler che conobbi di August Friedrich Kubizek e mette in scena una realtà inquietante, la genesi del male.

Sogni e speranze in un angolo di Vienna

Ci troviamo in un angusto appartamento nella Vienna del ‘900, nell’aria si respira il fumo tossico di una stufa al cherosene e le ambizioni di due giovani uomini. August, soprannominato Gustav dal compagno, sogna di diventare un direttore d’orchestra, mentre Adolf sogna con altrettanta intensità una carriera artistica come pittore.

Legami viscerali e l’ombra di un’ossessione

La narrazione passeggia veloce tra i due personaggi, delineando un rapporto ambiguo, intriso di dipendenza reciproca e a tratti di competizione. In un momento cruciale, ci troviamo di fronte ad un acerbo Adolf, ferito dal rifiuto dell’Accademia di Belle Arti, che ripercorre emotivamente una vita segnata da continue delusioni, come la non idoneità al servizio militare a causa della sua fragilità fisica. Dall’altro lato, Gustav, il suo caro amico, cerca di spronarlo e nell’amore lo asseconda. Tuttavia, ben presto si trova di fronte a un individuo che, dinnanzi alle continue negazioni, sviluppa un’ossessione per l’idea di una società utopica, un presagio angosciante del futuro.

Un nodo che si stringe: quando il fallimento diventa ira

La tensione in sala cresce e si affievolisce con repentini cambi di ritmo, mantenendo lo spettatore in costante apnea emotiva. La rabbia accumulata di una vita insoddisfatta, il peso del fallimento e l’impotenza di fronte a un amore irrealizzabile deflagrano in Adolf, conducendolo a compiere atti di sevizie e manipolazioni verso il suo compagno. Grazie anche alle efficaci scelte registiche di Diego Sommaripa, questi momenti cruciali sono perfettamente enfatizzati da contorni scenici evocativi, da una simmetria studiata tra le figure e da una dinamicità creata dal sapiente disegno luci.

Tre anime in scena: un palcoscenico di emozioni

Ad interpretare magistralmente i due personaggi principali sono Vincenzo Coppola e Francesco Barra, rispettivamente nei ruoli di Adolf e Gustav. Grazie alla scrittura moderna di Antonio Mocciola, i due attori riescono a catturare pienamente l’attenzione del pubblico e a condurlo con sé sulla scena. Tuttavia, è un altro personaggio, a mio parere, a suscitare le riflessioni più profonde: la signora Zakreys, la proprietaria di casa, interpretata da Chiara Cavalieri. La sua lenta entrata in scena ci offre il punto di vista di una donna che ha osservato da vicino, pur mantenendo una certa distanza, gli eventi che hanno condotto a un esito irrimediabile. Il suo è un pugno solido, una constatazione amara che però si incrina nella consapevolezza, dolorosa, che forse avrebbe potuto fare qualcosa per cambiare il corso degli eventi.

Adolf prima di Hitler

Di Antonio Mocciola

Regia Diego Sommaripa

Con Vincenzo Coppola, Francesco Barra, Chiara Cavalieri

Musiche Gianluigi Capasso

Costumi Dora Occupato

Trucco forma e colore Agostino Amore

Produzione Musiciens & Resistenza Teatro

Fonte immagine: Teatro Sannazaro

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