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Eroica Fenice

Teresa Ludovico

Anfitrione alla Sala Assoli, di Teresa Ludovico | Recensione

Sarà in scena al Teatro Assoli fino a domenica la rivisitazione della tragicommedia plautina Anfitrione diretta da Teresa Ludovico. Una compagnia di giovani attori composta da Michele Cipriani, Irene Grasso, Demi Licata, Alessandro Lussiana, Michele Schiano di Cola e Marco Falcomatà propone in chiave moderna la famosa opera dell’autore latino incentrata sul concetto di identità.

 

Anfitrione di Teresa Ludovico: Giove, la metamorfosi e gli affanni degli umani

Il matrimonio tra Anfitrione e la bella Alcmena è il frutto di una storia d’amore sentita ma travagliata. Nella belligerante Tebe i due giovani amanti vivono una passione travolgente e segnata dagli eventi familiari. Giove osserva, dall’alto dell’Olimpo, le vicende dei giovani mortali e decide di mescolarsi ai loro affanni. Come fare per entrare in scena nel migliore dei modi? Suo figlio Mercurio gli suggerisce di trasformarsi in un uomo con le sembianze di Anfitrione stesso e di sedurre la bella Alcmena. Durante una notte che dura tre volte il padre degli dei si unisce carnalmente alla donna seminando in lei un figlio. E Anfitrione, che nel frattempo era partito per una spedizione armata, torna a casa in preda allo stupore. Non crede ai racconti di sua moglie su quella notte di passione infinita consumata tra loro due. Pronto a dare di matto, si rende conto che essere il padre putativo del figlio di Giove è un onore e che da lì la sua vita cambierà per sempre. Ercolino sarà un semidio che farà grande la storia di Tebe. Sulla sfondo delle trame amorose e sessuali troviamo il frustrato servo Sosia e la sua compagna, insieme al musico di palazzo.

 

Plauto e quell’incertezza identitaria che dura da 2000 anni

Chi siamo e come ci riconoscono gli altri? Quanto restiamo fedeli a noi stessi? Col concetto di tragicommedia Plauto dimostrava, nell’antica Grecia, quanto gli affanni degli uomini siano frutto di ilarità e disperazione. Gli dei che ci osservano dall’alto sono affascinati dalle vite degli uomini, vogliono mescolarsi con queste ma al contempo ne assorbono solo la parte migliore. La passione di Anfitrione per Alcmena gli infetta l’anima fino a condurlo alla follia. Perseguitato dai fantasmi del suo passato, l’uomo si sente perso davanti al presunto tradimento della moglie.  Gli specchi mobili sul palco, protagonisti assoluti della scena, ci portano in dimensioni parallele. Quante sono le immagini che rimanda la nostra presenza in questa vita? La depersonalizzazione si accentua grazie all’utilizzo coreografico di luci soffuse. Il povero Sosia sente, infatti, di aver smarrito la propria identità. Vittima degli eventi e di una pavida condotta morale, perde completamente le proprie energie vitali in un monologo accorato. I lussuriosi abitanti dell’Olimpo si animano con la loro brama di edonismo. L’eccentricità di Mercurio accende la nostra percezione. Sembra impossibile staccare gli occhi dal suo sguardo magnetico. Giove è invece un burlone della carne. L’ombra dorata sul suo volto ci ricorda che alcuni limiti possono essere superati solo da chi è nel pieno equilibrio delle proprie facoltà.

Lo spettacolo diretto da Teresa Ludovico è un gioco contemporaneo sulla classica opera greca. Musica, danze e contaminazioni dialettali rendono la scena allegra e comunicativa. Nulla sembra essere cambiato in duemila anni. Gli uomini hanno ancora molto da imparare riguardo al senso della loro esistenza.

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