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Eroica Fenice

Antonio Pascale al Teatro Civico 14 tra Proust e Kafka

Antonio Pascale al Teatro Civico 14 tra Proust e Kafka

Quali sono le ragioni che rendono la vita degna di essere vissuta? Come è possibile, nell’era dello sviluppo tecnologico, gioire anche dei frammenti della vita? A questi dubbi amletici – che da sempre aduggiano l’animo dell’uomo – ha tentato di dare risposta il giornalista e scrittore Antonio Pascale, in scena sabato 23 marzo, al teatro Civico 14 di Caserta, con il suo spettacolo Grandi della Letteratura.

Attraverso l’analisi e l’interpretazione di due importanti scrittori novecenteschi, Marcel Proust e Franz Kafka, e dei rispettivi capolavori letterari, Alla ricerca del tempo perduto e La Metamorfosi, Antonio Pascale ha cercato di chiarire il modo attraverso cui, ciascheduno, può vivere nel terzo millennio senza smarrire la sensibilità e l’umanità connaturate.

Marcel Proust, ovvero la necessità dell’arte

«Il fratello di Proust affermava che per leggere la Recherche bisogna rompersi una gamba o cadere in una lunghissima malattia». Esordisce così, fra le risate del pubblico, lo scrittore casertano. Il riferimento è, naturalmente, alla vastità dell’opera, che conta oltre quattromila pagine, nonché duecento personaggi, una serie di trame e tematiche perfettamente legate fra di loro. Alle complesse domande di sopra cerca di rispondere servendosi di un piano cartesiano, raccontando dell’adolescenza vissuta a Caserta – dove, come Proust, tentava di imbucarsi alle feste mondane – e riprendendo tre motivi centrali dell’opera, ovvero la mondanità, l’amore e l’arte.

E così, se la mondanità, che si mostra nella sua efferata vacuità, e l’amore, sentimento dalle sfumature terribili e nauseabonde, non si configurano come validi strumenti, soltanto attraverso l’arte – da intendere come capacità di essere empatici e di commuoversi – è possibile godere, con intensità, della vita che ci è stata donata. «L’arte – afferma Antonio Pascale – ci fa indossare degli occhiali attraverso cui percepiamo la bellezza che sta nel quotidiano». Apprezzare le piccole cose, dal fiore profumato che sboccia a una dolce lettura in treno, è sicuramente un’adeguata soluzione.

Franz Kafka, ovvero il pessimismo radicale

A Proust, Pascale affianca il pessimista radicale Franz Kafka. Anzitutto, racconta della volta in cui, durante una vacanza a Rimini, lo ha incontrato: «Avevo ventuno anni e, insieme alla mia ragazza, feci questo viaggio. Arrivato, notai uno dei primi bungee jumping e, meravigliato, decisi di provare questa esperienza. La mia ragazza, però, mi disse: “Se lo fai, ti lascio! Se tu muori, io come faccio?”. Così, nonostante avessi già firmato un documento, cambiai idea. Mi aveva convinto. Ma quando tornammo a Caserta, dopo qualche giorno, mi lasciò perché non mi ero buttato. Mi sembrò una situazione kafkiana, nonostante non avessi mai letto nulla di questo autore».

Poi, introduce l’emblematica figura di Gregor Samsa. Sul protagonista de La Metamorfosi si è espresso l’entemologo Nabokov: analizzando la precisa descrizione data da Kafka, è giunto alla conclusione che non si tratta di uno scarafaggio, bensì di una falena. Che, in quanto tale, possiede delle ali. E allora, ci si può chiedere: come sarebbe cambiata la vita di Samsa se avesse preso coscienza della sua vera natura?

Ma il tempo stringe e l’intento di Pascale è, ancora una volta, quello di cercare una ragione alla vita. Questa, inaspettatamente, arriva da un parco praghese, dove lo scrittore, ormai malato di tubercolosi, si reca per prendere un po’ d’aria fresca. È qui che vede una bambina che, con le lacrime agli occhi, si lamenta per aver perduto la sua amata bambola. Ma Kafka – proprio quel triste scrittore che pareva non saper dare nessuna soluzione all’insensatezza e al disordine del mondo – si inventa una storia: la bambola ha incontrato l’amore della sua vita ed è scappata con lui; ma la stessa scrive lettere a Franz, che si propone di leggere, tutti i giorni, alla bambina. Così lo scrittore – giorno dopo giorno – va a casa, scrive dei racconti e li legge, nel verde del parco, alla bambina. Che è felice.

Kafka morirà a soli quarantuno anni. Delle lettere e della bambina, purtroppo, nessuna traccia.

Antonio Pascale, biografia dello scrittore

È nato a Napoli nel 1966. Ha vissuto prima a Caserta e poi a Roma, dove attualmente abita.
Dal 1989 lavora come ispettore agrario al Ministero per le Politiche Agricole. Scrittore per Einaudi: La città distratta; La manutenzione degli affetti; Passa la bellezza; Le attenuanti sentimentali; Le aggravanti sentimentali. Per Laterza: Non è per cattiveria. Confessioni di uno scrittore pigro; Qui dobbiamo fare qualcosa. Sì, ma cosa? Per Rizzoli: Non scendete a Napoli. Collabora con il Foglio, il Mattino, Il Corriere della sera, Le Scienze e Mind. E’ un apprezzato conferenziere e Blogger sul post.it

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