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Eroica Fenice

BEN HUR una (tragicomica) storia di ordinaria periferia al Cilea

BEN HUR una (tragicomica) storia di ordinaria periferia di Gianni Clementi

Roma, un’unica scena e tre protagonisti. Il dramma dell’immigrazione e della sopravvivenza in una tragicommedia che ha tanto di salato e pungente, ma che sa regalare anche sorrisi e qualche risata di gusto. BEN HUR Una storia di ordinaria periferia è una pièce di Gianni Clementi, con la regia e la splendida interpretazione di Nicola Pistoia, affiancato da un energico e poliglotta Paolo Triestino e un’intensa Elisabetta De Vito.

Già apprezzato e comprovato da una pellicola cinematografica, oltre che da un alto numero di repliche (370 precisamente) nei teatri sparsi su tutto il territorio nazionale, il testo ha ricevuto i complimenti della platea napoletana nonostante i dialoghi fossero in romanesco, bielorusso e in un italiano strascicato da immigrato. Il contesto, infatti, è quello di una Roma attuale, con un doppio punto di vista sull’Italia che ci rappresenta: nazionale ed estero.

Sarà in scena al Teatro Cilea fino al 22 gennaio.

“Ben Hur” di Gianni Clementi, una trama di “ordinaria periferia”

Sergio (Nicola Pistoia), ex stuntman e separato con due figli, vive con la sorella Maria (Elisabetta De Vito) che a sua volta ha alle spalle un matrimonio non esattamente riuscito. Il primo lavora come cenurione romano, la seconda arrotonda lavorando per una chat erotica; quando quest’ultima viene chiusa dalla finanza, sopraggiunge la disperazione di una situazione già all’estremo. Nella loro vita, proprio in questo momento, entra come un ariete Milan (Paolo Triestino), un ingegnere bielorusso che afferma di conoscere tutta la cultura italiana, da Sanremo a Toto Cotugno, e di non pretendere altro che lavorare.

Sergio, quindi, si sente di approfittare di questa opportunità, offrendo per un breve periodo di tempo a Milan il proprio posto da centurione, mentre lui potrà dedicarsi alla rinfrescata di un appartamento.  Il pover’uomo è ben felice di accettare, dimostrando di valere anche più del suo improvvisato datore di lavoro. Questo è l’inizio di un rapporto che, tra drammi e realtà, porterà i tre protagonisti a mettere in piedi una “società” basata sul lavoro a nero e sulle capacità contabili, manuali e inventive di Milan che riuscirà a destare anche l’interesse di Maria.

Peccato che la vita non è quasi mai così semplice e dovranno affrontare ben più di un problema, uno dei quali generato all’interno dello stesso piccolo nucleo familiare creatosi.

Il dramma, dietro la commedia

Una sola scena e un gioco di luci e proiettore nei momenti chiave e negli snodi della storia. Un romanaccio doc che si affanna per trovare un guadagno semplice e potersi permettere una BMW usata e dai sedili in pelle bianca: sarà per lui facile sfruttare un immigrato, per di più clandestino, a cui concederà solo il 30% dei suoi sforzi trattenendosi il restante. Bugie e vendette però sono dietro l’angolo, pronte a manifestarsi nel momento meno appropriato.

La comicità impostata da Gianni Clementi è molto semplice, quasi genuina, tipica delle vicende quotidiane, che stempera la pesantezza delle condizioni che affliggono molte realtà umane: la fuga dalla povertà, l’immigrazione, il desiderio di riscatto e anche un po’ di avidità umana. Un contorno molto salato che però riesce a essere compensato in un equilibrio di sapori che scende giù senza troppe conseguenze. Fa sorridere e riflettere in un contrasto centrato e riuscito.

Ben hur è lo spaccato di una realtà che esiste davvero e che è intorno a noi. A volte, però, abbiamo bisogno di vederla rappresentata e messa in scena per potercene accorgere davvero.