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Eroica Fenice

Big Fish - il mio padre incredibile

Big Fish – il mio padre incredibile in scena al Théâtre de Poche

Big Fish – il mio padre incredibile è lo spettacolo portato in scena da Andrea Cioffi al Théâtre de Poche il 23 e il 24 giugno; un lungo monologo comico e a tratti straziante di un figlio, interpretato da Franco Nappi, che vuole raccontare il suo rapporto complicato col padre. Il testo è ispirato al romanzo dello scrittore statunitense Daniel Wallace, Big Fish appunto, riambientato in una Campania bucolica e mitica.

Big Fish – il mio padre incredibile al Théâtre de Poche, tra epica e realtà

Franco Nappi solo sulla scena inizia di spalle il racconto: interpreterà di volta in volta padre e figlio, proprio a significare che in fondo entrambi sono le due facce inseparabili della stessa medaglia, pur vivendo due esistenze agli antipodi. Edward Bloom è un uomo che ne sa una più del diavolo, concepito un giorno durante la Seconda Guerra Mondiale tra le nocciole e il fumo delle bombe, un padre affabulatore che riesce a trarre da qualsiasi avvenimento banale e quotidiano un racconto mitico e grandioso. Il figlio, non si pronuncia mai il suo nome, ha vissuto la sua intera esistenza aspettando che il padre mettesse da parte se stesso e le sue gesta eroiche che tanto offuscavano la sua presenza.

Adesso Edward Bloom sta per morire, i racconti che tanto amava diffondere devono essere tramandati al fine di non perdere la traccia della sua epica esistenza. Così il figlio le tramanda a noi spettatori, come un aedo è attento a non inventare niente di sua spontanea volontà, è pronto a ripetere a memoria le parole che tante volte aveva sentito dalla bocca fantasiosa di suo padre.

Big Fish è un racconto teneramente audace, che mette in scena le insicurezze e le paure di un esploratore che molto spesso si è sentito perso senza la sua bussola di riferimento, che per colmare la disperata assenza si è nutrito riempiendo lo stomaco di racconti di foreste incantate, combattimenti con famelici giganti, affronti a vecchiette che potevano predire la morte. La dimensione mitica del monologo assomiglia molto alle narrazioni che i vecchietti, all’ombra delle loro case basse, raccontano ai piccoli del paese. Singolare è il legame diretto che si crea tra entroterra campano e ambientazione americana nel romanzo di origine.

Onirico e affascinante, il racconto presentato al Théâtre de Poche mette a nudo un’inquietudine atavica, quella di una generazione che troppo spesso cerca di rintracciare nelle sue radici un mezzo per guardare avanti, un appiglio o un esempio necessario per creare il domani.