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Ferzan Özpetek al teatro Diana: Mine vaganti

Ferzan Ozpetek

In scena dal 6 al 24 Aprile al Teatro Diana la trasposizione teatrale di Mine Vaganti, apprezzatissimo e premiatissimo film di Ferzan Özpetek di cui il regista cura anche l’adattamento teatrale. Mine Vaganti, presentano nella sua nuova veste nel 2020,  rappresenta per Ferzan Özpetek il primo esperimento di regia teatrale, un esperimento senza dubbio riuscito che riesce a riprodurre sul palcoscenico la stessa leggerezza e malinconia della versione cinematografica.

La storia è quella che potrebbe ancora accadere in tanti paesi più o meno sperduti ma ossessivamente ancorati ad una visione patriarcale e machista della vita. Un giovane ritorna al paese di origine con l’intenzione di togliersi la maschera che finora ha indossato e confessare di essere gay e sognare una carriera da scrittore. Ma la sua famiglia è una famiglia disperatamente ancorata alle logiche del paese, a visioni della vita che appaiono ormai più tradizioni popolari che reali punti di vista; una famiglia borghese, rinomata in paese per la gestione di una florida attività industriale e ossessionata dall’esercizio di conservazione di un’immagine di decoro e rispettabilità che sembra ormai un arcaico ricordo del passato.

Il tentativo di confessione del giovane Tommaso (Erasmo Genzini) viene però battuto sul tempo dal fratello Antonio (Carmine Recano) che, rimasto al paese a seguire le orme paterne nell’azienda di famiglia, confessa ora la sua omosessualità gettando la famiglia nello sconcerto. Ne nasce un ‘inversione delle parti in cui quello che era il sogno di verità e libertà di Tommaso diventa la rivincita di Antonio per tutti gli anni in cui ha dovuto interpretare la parte del figlio modello rinunciando all’amore della sua vita.

Intorno ai tormenti dei due giovani si muove una famiglia variopinta e multiforme che vive in maniera diversa la scoperta dell’omosessualità di Antonio, dallo sgomento tinto di vergogna del padre (Francesco Pannofino) che vede la sua immagine pubblica irrimediabilmente compromessa dal dilagare della notizia, all’incredulità della madre (Iaia Forte) che tenta disperatamente di trovare nel passato tracce di questa angosciante verità e nel presente una disperata conferma che ne cancelli la forza dirompente.

Serafica nella sua dimensione super partes, la nonna (Simona Marchini) è l’unica figura familiare che accoglie incondizionatamente i due giovani, apparentemente imprigionata in un passato in cui l’obbligo di pubblica rispettabilità dinanzi al giudizio dei compaesani l’ha costretta a rinunciare all’amore più forte e appassionato della sua vita, è in realtà l’unica capace di guardare oltre quella coltre di doveri e apparenze riconoscendo nei tormenti dei due nipoti il dolore che causa l’impossibilità di affermare i propri desideri e le più intime passioni. Il suo estremo sacrificio sarà un sacrificio di liberazione per tutti, restituendo a ciascuno il ruolo che realmente desidera interpretare e la possibilità di viverlo senza timori o condizionamenti.

Nella sua nuova veste Mine Vaganti conserva tutta l’ironia e la leggerezza che Özpetek aveva utilizzato già sul grande schermo per delineare i contorni di una vicenda apparentemente grottesca ma che, nonostante tutti gli sforzi di accettazione e integrazione, potrebbe essere ancora un copione rubato alle vicende di troppe famiglie reali. Cambia però il ritmo del racconto, diventando più incalzante e lasciando più spazio a scene comiche che coinvolgono direttamente il pubblico; dal monologo interiore del protagonista Antonio, vissuto come un dialogo con il pubblico, al continuo andirivieni di personaggi, che attraversano la platea come se fosse la piazza del paese, tutto lo spettacolo gioca su un ritmo coinvolgente e travolgente che strappa ripetuti applausi agli spettatori. Non resta che correre al teatro per ritrovare quel pezzo di autentica e sacra realtà nascosto in una dimensione fuori dal tempo a cui Özpetek ci ha abituato.

Regia di Ferzan Özpetek

con Francesco Pannofino, Iaia Forte, Erasmo Genzini, Carmine Recano, Simona Marchini, Roberta Astuti, Sarah Falanga, Mimma Lovoi, Francesco Maggi, Luca Pantini e Eduardo Purgatori

Scene: Luigi Ferrigno

Costumi: Alessandro Lai

Luci: Pasquale Mari

 

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A proposito di Rossella Siano

Napoletana di nascita e per vocazione. Appassionata di letteratura e scrittura nonostante la scelta di una professione molto poco poetica. Provo ad aggiungere poesia attraverso la condivisione di pensieri ed emozioni in queste pagine.

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