Chi è Piscator Erwin: vita e opere

Erwin Piscator: vita e opere

Chi è Piscator Erwin? Erwin Piscator (1893-1966) è il secondo grande esponente della regia tedesca come costruzione della macchina scenica, dopo Reinhardt. 

Vita e pensiero.

Al fine di comprendere pienamente chi è Piscator Erwin, bisogna prendere in considerazione alcune riflessioni circa il suo teatro. Per Piscator il teatro è il rapporto diretto con la realtà e con le sue profonde contraddizioni sociali. Egli inizia ad essere attivo su tale scenario solo verso la fine della Grande Guerra, momento di turbamento e malessere generale, soprattutto in Germania. La posizione dell’autore è quella di anarchico, vicino al movimento Dada, impegnato nella critica sociale contro il capitalismo e contro il consumismo, facendo così parte del marxismo. 

Piscator è il primo regista che impiega la dimensione multimediale, perché fin dai primi esperimenti che compie con la Volksbühne, il teatro del popolo di discendenza socialdemocratica, realizza spettacoli in cui il montaggio si arricchisce di diversi elementi. Una parte di questi elementi sono immagini fisse, cioè, fotografiche, accompagnando il dialogo con l’azione scenica. 

Opere

Continuado questo approfondimento su “Chi è Piscator Erwin”, è necessario considerare i sui spettacoli. In uno dei primi spettacoli di questa stagione, Bandiere, ispirato ai moti successivi a un incidente in un’officina di Chicago, Piscator proietta delle immagini che rimandano a quel contesto; così come rimandano al contesto tedesco della dinamica dei processi rivoluzionari che sfociano, poi, nella rivoluzione bolscevica, come nello spettacolo A onta di tutto, in cui le immagini vanno proprio a rappresentare il contesto in cui avviene l’azione: la fotografia diventa narrazione di ciò che il teatro non può rappresentare in quanto arte limitata dai suoi mezzi e che, invece, attraverso l’impianto fotografico, Piscator riesce a definire in termini iconici e forti. Questa fu finanziata dal Partito comunista in occasione del suo X congresso. Le riprese filmate mostravano l’orrore, la crudeltà e la brutalità della guerra in un’epoca in cui ancora non esistevano i cinegiornali, e quindi queste immagini erano ancora poco diffuse. 

Nel 1927, dopo l’esperienza con la Volksbühne, Piscator fonda un proprio teatro grazie ai fondi di un grande magnate di birra, Il teatro Piscator, per il quale l’architetto tedesco Walter Gropius, che aveva fondato la Bauhaus, realizza un progetto di grande innovazione, basato sul principio della scena mobile: il teatro ideato da Piscator poteva modificare i suoi assetti interni. Purtroppo, non riusciranno in questo intento, ma creeranno un teatro dall’aspetto mutevole ed altre volte invece, cercheranno luoghi spogli e senza connotazioni e delimitazioni per accontentare l’intento registico. 

Oplà, noi viviamo! è un testo di Ernst Toller, scrittore di formazione espressionista e vi è una forte matrice politica, perché è la storia di un giovane che, arrestato per i moti rivoluzionari del ’19, viene liberato 10 anni dopo e trova una situazione politica completamente diversa; quelli che erano i suoi compagni di insurrezione si sono integrati nel sistema politico; il giovane decide di assassinare uno di questi che è diventato ministro, ma viene anticipato da un giovane nazista e quindi non riesce neanche in questa vendetta e si suicida. Si tratta di un testo pessimista circa la terribile condizione tedesca degli anni ’20. Piscator prevede una scena verticale e non orizzontale, data da tubi metallici che creano una struttura a tre piani da quattro vani (alcuni mobili) e le azioni potevano svolgersi contemporaneamente nei vari vani o potevano essere proiettate sul fondo delle immagini simboliche, riassuntive, rappresentative, di qualsiasi natura, proprio come se si volesse creare un documentario. Il suo teatro è epico perché queste immagini servono a costruire un racconto che è estraneo al rapporto dialogico e personale tra gli attori. Inoltre, la sua firma era sempre costante, grazie alla proiezione del suo profilo sullo schermo durante lo spettacolo. 

Rasputin (ispirato al consigliere dell’ultima zarina di Russia e che Piscator elegge come personaggio chiave nei processi rivoluzionari) racconta più che le vicende personali di Rasputin, le vicende politiche della rivoluzione d’ottobre. In questo caso la scena era in grado di muoversi, di aprirsi o di chiudersi, lasciando degli spazi in cui potevano agire gli attori e degli spazi dove potevano essere proiettati dei filmati. Vi è sempre l’immagine in movimento e il conflitto tra una proiezione bidimensionale e una recitazione tridimensionale. 

Altro importante spettacolo di questa stagione è Il buon soldato Sc’vèik, che è una farsa tragica: un soldato della Prima Guerra Mondiale che obbedisce a qualsiasi ordine che gli viene dato in maniera passiva. Questa è una caricatura della classe media dell’epoca che obbedisce senza porsi alcuna domanda, che da accondiscendente diviene personaggio negativo. Questo personaggio agisce su uno sfondo da fumetto, creato da un pittore dadaista e caricaturista, George Grosz. Poi, monta sul palcoscenico due grandi tapis-roulant, per cui gli attori si muovevano in scena freneticamente, stando in realtà sempre fermi. La meccanica, dunque, definiva la recitazione. 

Fonte immagine: Wikipedia 

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