Ciccioni, questioni oversize al Sannazaro

Ciccioni, questioni oversize al Sannazaro

Recensione dello spettacolo “Ciccioni”, regia di Francesco Campanile

Roberto non ha una famiglia normale, o almeno cosi afferma. Non è normale perché vive in un mondo, il nostro, in cui l’estetica è ancora la misura di tutte le cose (anche dei sogni). E avere quindi figli e moglie sovrappeso, ciccioni, è una insopportabile condanna. Un’onta da nascondere sotto un tappeto di sensi di colpa e vergogna.

Con queste avvilenti permesse si apre “Ciccioni”, spettacolo andato in scena il 16 gennaio al Teatro Sannazaro di Napoli. Il testo, a cura di Francesco Campanile (che è anche regista) e Tiziana Tesauro, è una coinvolgente quanto spietata disamina del rapporto che sussiste tra la realtà, la sua percezione e gli inevitabili modelli di bellezza con cui ogni homo sapiens ha avuto a che fare da quando si è riunito in società.  

Le forze in contrapposizione, in questo caso, sono due: Roberto (Nicola Tartarone) appunto, fautore dell’aderenza ai modelli di mascolinità, magrezza e benessere,  e il resto della sua famiglia, la cui unica pretese è quella di essere. Essere riconosciuta in quanto umanità sognante e non misera carne da macello da schernire, svilire e deturpare. Lara (Giorgia Iolanda Barsotti) vorrebbe soltanto essere una ballerina, con le gambe forti che potrebbero sostenere qualsiasi peso. Giosuè (Marco Barbarisi), invece, essere esuberante e libidinoso, senza aderire per forza ad alcun modello di uomo macho. Isabella (Letizia Titta Tassi), infine, di essere amata, nonostante non abbia più la taglia 36.

Ciccioni, uno spettacolo destabilizzante 

La messa in scena, che vede l’alternarsi dei monologhi del padre e interessanti dialoghi con figli e moglie, è contemporanea negli argomenti così come nel suo fluire incessante (quanto vivacemente convincente) che travolge, diverte, fa riflettere e arrabbiare spettatori spiazzati dall’atteggiamento di Roberto, di cui però si riescono a comprendere dolore, paura e frustrazioneFrustrazione che lo logora a tal punto da trasformarlo in un pessimo padre, poco attento ed empatico, ed in un marito fedifrago. Il non dialogo chiude questo perverso cerchio di disamore e fa sprofondare la famiglia C. nel vortice del non detto, del non fatto. Un vortice che trova nelle splendide coreografie conclusive una interessante soluzione narrativa.

Ciccioni, ammettiamolo, è uno spettacolo facile da guardare ma difficile da digerire. E questo non certo per l’indubbia bravura di tutti gli attori e del regista della Compagnia Teatri di Carta, tutt’altro. La colpa è solamente la nostra, della cosa di paglia che nascondiamo a fatica, perché tutti, in fondo, siamo stati il Roberto di turno, anche solo per un secondo. E questo fa terribilmente male. 
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Ciccioni

regia

Francesco Campanile

scrittura scenica

Francesco Campanile

Tiziana Tesauro

movimenti coreografici

Christian La Sala

con

Marco Barbarisi

Giorgia Iolanda Barsotti

Nicola Tartarone

Letizia Titta Tassi

costumi

Giovanna Napolitano

disegno luci

Paco Summonte

produzione

Teatri di Carta

in collaborazione con

Tradizione e Turismo centro di produzione teatrale

A proposito di Marcello Affuso

Direttore - Docente - Coautore del romanzo "A un passo da te" - Laureato in Filologia Moderna

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