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Eroica Fenice

Dante nell’Inferno di Napoli al Museo del Sottosuolo di Napoli

Recensione dello spettacolo “Divina Commedia” al Museo del Sottosuolo di Napoli.

Alzi la mano chi, a scuola, ha pensato almeno una volta che la Divina Commedia sia un testo incomprensibile, e che non ci verrebbe mai in mente di leggere di nostra iniziativa, magari prima di dormire.
Difficile trovare una risposta convincente alla domanda che molti quindicenni si pongono al cospetto dell’austero poetare dantesco, e che spesso si esprime con l’ormai classico: “Perché devo?”; gli appelli alla cultura personale, alla bellezza dei versi, all’imprescindibilità del misurarsi con il Padre della letteratura italiana non sempre sono argomentazioni sufficienti.

Riuscire, però, a “materializzare” dinanzi agli occhi quel grandioso viaggio dantesco, storia di un poeta, di un uomo e di un’intera umanità, crea un coinvolgimento emotivo al quale è impossibile resistere.

L’Inferno di Dante del Museo del Sottosuolo di Napoli

E questa volta Dante compie il suo “cammin” nel grembo della vecchia Partenope. Nessun luogo è più evocativo del sottosuolo di Napoli: una delle tante cavità scoperte nel ventre della città diventa lo scenario per una rappresentazione da “Inferno”.

Dopo aver incantato oltre 700mila spettatori nelle edizioni realizzate nelle Grotte di Pertosa e di Castelcivita, lo spettacolo L’Inferno di Dante è in scena al Museo del Sottosuolo di Napoli; museo diretto dallo speleologo Luca Cutitta, che fu acquedotto greco – romano e rifugio antiaereo durante la Seconda Guerra Mondiale.

La rappresentazione è promossa dall’associazione Tappeto Volante, compagnia specialista nel mettere in scena rappresentazioni teatrali che si coniugano in maniera armoniosa con gli ambienti.
Si tratta di uno spettacolo itinerante turistico-divulgativo, basato sulla prima cantica dell’opera di Dante Alighieri: racconta il viaggio del Sommo Poeta tra i cerchi dell’Inferno. Un susseguirsi di incontri con i personaggi straordinari del regno delle anime dannate.

Lo spettacolo, ideato e coordinato da Domenico Maria Corrado, è diviso in tre momenti, ognuno dei quali vede protagonista una sala differente del Museo (tre cisterne greco-romane) che si sviluppa per circa 3000 mq a 25 metri sotto piazza Cavour, nel cuore della città, a pochi metri dal Museo Archeologico Nazionale. 

Discesa agli Inferi

106 gradini. Lo spettatore compie una vera e propria discesa agli Inferi. E si sposterà di pari passo con Dante nel corso della narrazione: questa risulterà essere la grande forza dello spettacolo.
Nella prima sala, detta “Sala Bianca”, il pubblico verrà travolto dalle grida degli spiriti condannati all’Inferno eterno. Ecco il Sommo Poeta, smarritosi nella selva oscura, ed ecco Virgilio che lo libera dalla lupa, dalla lonza e dal leone. Dante inizia il suo viaggio, superando l’ira di Caron Dimonio dagli occhi di bragia. Ascolterà la voce dolce ed innamorata di Beatrice nella sua invocazione, sfiderà le grida di Minosse e si emozionerà alle parole di Francesca abbracciata al suo Paolo. La passione dei due innamorati in terzine dantesche si trasforma in un canto d’usignolo. In questa scena i danzatori, che nel corso dello spettacolo si immedesimano in anime dannate e creature infernali, sembrano partecipare alle pene dei protagonisti, diventano quasi loro stessi attori con la figura di Paolo che danza intorno alla sua amata.
Il corpo di ballo, curato da Monica Caruso, si ritrova a dover affrontare esibizioni difficili dal punto di vista interpretativo e logistico. Le coreografie adattate all’ambiente naturale non sono di certo tra le più semplici, soprattutto se i ballerini devono poi muoversi tra il pubblico.
Il racconto prosegue e in scena troviamo altri “lussuriosi”: due coppie gay e una coppia etero. L’amore ha sesso?

Nella seconda sala, detta “Delle Riggiole”, il pubblico vedrà ed udrà Cerbero, Pluto, le Furie, Medusa, che tenteranno di bloccare il passaggio alla Città di Dite. Infine Farinata degli Uberti e Cavalcante dei Cavalcanti usciranno dalle loro “archie infuocate” per parlare con Dante, mentre l’albero di pruno che imprigiona Pier delle Vigne, poeta alla corte di Federico II di Svevia e intimo consigliere dell’imperatore, si racconterà al Sommo Poeta.

Nella terza e ultima sala, detta “Della Guerra”, Dante, Virgilio e il pubblico incontreranno gli ultimi tre personaggi: Ulisse, del celebre Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza, il Conte Ugolino che piange in modo straziante la sua disperazione, e Lucifero, il Male Assoluto. Qual è il suo aspetto? Chi è Lucifero? Il diavolo non ha sembianze di alcun tipo, nemmeno una maschera: il pubblico capirà, piombando nel presente, che Lucifero, ora come allora, è la completa assenza di umanità.

Il segreto di questo spettacolo è nella potenza evanescente dell’interazione tra pubblico e attoriogni anima dannata è tangibile quanto sfumata. Non esiste spazio e tempo. Si respira il sapore dei secoli, si ascoltano le voci rimaste imprigionate in questi sotterranei, si gustano le terzine dantesche sempre più attuali, si aguzza la vista per cercare di definire contorni, si brancola nel buio allungando le mani.

Penetrano sottopelle le scritte sulle mura di tufo che ricordano i dolori della guerra, la paura che ancora rimbomba in questi tunnel: siamo davvero all’Inferno. 

La struttura dello spettacolo è ben costituita, non ci sono momenti di noia: si alternano sapientemente le musiche intense ed “infernali” di Enzo Gragnaniello, i filmati, gli intermezzi teatrali e le coreografie. I brani di Dante sono riportati fedelmente ma, in più, Virgilio permette agli spettatori di entrare nell’atmosfera dello spettacolo coinvolgendo la platea nel ritmo della narrazione, con commenti semplici ed esaustivi.

Sarà dura, al termine, dire: “Perché devo?”

L’Inferno di Dante sarà in scena tutti i weekend nel Museo del Sottosuolo fino al 3 gennaio.

Per ulteriori informazioni: www.tappetovolante.org

Nunzia Serino