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De Gregorio e Mou al Campania Teatro Festival con Un’ultima cosa

de Gregorio

Concita De Gregorio e Erica Mou sono andate in scena al Cortile della Reggia di Capodimonte, nell’ambito del Campania Teatro Festival, con lo spettacolo Un’ultima cosa.

Nella suggestiva cornice del Cortile della Reggia di Capodimonte sabato 19 giugno è andato in scena lo spettacolo Un’ultima cosa, di e con Concita De Gregorio, con la regia di Teresa Ludovico e la musica live di Erica Mou.

Si tratta, come chiarisce il sottotitolo dell’opera stessa – Cinque invettive, sette donne e un funerale – del racconto dell’universo femminile attraverso la voce di cinque donne che, rimaste in ombra o all’ombra di qualcuno, hanno modo di prendere parola per l’ultima volta, di dire di sé senza diritto di replica un’ultima cosa, di farsi giustizia. 

De Gregorio, infatti, dedica ad ognuna di loro un’orazione funebre, immaginando che siano loro stesse a parlare ai propri funerali per raccontare chi sono sempre state. Come spiega la giornalista, «le parole e le intenzioni sono veementi e risarcitorie. Ho usato per comporre i testi soltanto le loro parole – parole che hanno effettivamente pronunciato o scritto in vita – e in qualche raro caso parole che altri, chi le ha amate o odiate, hanno scritto di loro».

La galleria delle orazioni si apre con Dora Maar, una talentuosa fotografa surrealista, impegnata politicamente nel gruppo Contre-Attaque con Georges Bataille e André Breton eppure ricordata, soprattutto, per essere l’amante di Pablo Picasso o come la “Donna che piange” di un suo celebre dipinto. C’è Carol Rama, superba pittrice, che ha posto il sesso come protagonista della sua produzione, suscitando scandalo, e che ha ottenuto la notorietà post-mortem, quando ormai non poteva più goderne. Ancora, Amelia Rosselli – figlia dell’esule antifascista e teorico del Socialismo Liberale Carlo Rosselli – poetessa incompresa morta suicida. Penultima orazione è quella di Maria Lai, “rammendatrice di racconti” che, anticipando i tempi, realizza a Ulassai nel 1981 l’operazione corale Legarsi alla montagna: con un nastro azzurro di ventisette chilometri, Lai avvolge case e monti del paese natale in un nodo fluido e aggregante. Più tardi, il critico d’arte Nicolas Bourriaud definirà il suo capolavoro come il primo esempio italiano di ‘arte relazionale’. La galleria delle orazioni si chiude con Lisetta Carmi, ritrattista di Ezra Pound, Carmelo Bene, Lucio Fontana, Gino Paoli, Leonardo Sciascia, nonché fotografa impegnata a denunciare le condizioni di lavoro degli operai del golfo di Genova, la cui salute era messa a rischio dallo scarico di solfati.

La scintilla che ha dato vita a un progetto teatrale che tiene insieme una scrittrice e giornalista di successo come De Gregorio e una cantautrice trentenne, sempre più apprezzata nella scena musicale italiana, come Erica Mou, è il libro di Concita De Gregorio “Così è la vita – imparare a dirsi addio” (Einaudi 2012), scritto dopo la scomparsa di suo padre. Come lei stessa racconta in apertura dello spettacolo, «un giorno, molti anni fa, mio padre mi ha chiesto di scrivere con lui il suo necrologio. Stava male, sapeva che il suo tempo stava per finire, mi ha detto: “scrivilo, mi piacerebbe leggerlo”. Ma non ci sono riuscita. Poi, dopo, ho ripensato tanto a “mi piacerebbe leggerlo” e credo di aver capito il perché».

La risposta a questa richiesta Concita De Gregorio la affida alle parole – malinconiche e autentiche al tempo stesso – di Lisetta Carmi, l’unica vivente che, alla proposta di scrivere insieme a lei il suo congedo, “realizzando” in questo modo finalmente la volontà del padre, risponde: 

«È giusto: dovremmo essere noi a parlare di noi stessi, al nostro funerale. Sono così scialbi i discorsi d’occasione, i parenti, i colleghi, i generi, le nuore. Mettono su quel tono dolente, e poi lo fanno in quel modo. Come mai, ma perché parlano così? A parte i figli e i nipoti, che certe volte dicono delle cose tenere, delle cose vere, e a volte sorridono. Io vorrei che tutti sorridessero, però non ho figli. Perciò dubito, temo la cerimonia solenne, il ricordo accorato, insomma quelle cose lì… che spreco, che occasione mancata! È una festa, il funerale. Sarebbe bello esserci da vivi, è una buona occasione per dire la verità, un’opportunità irripetibile».

 

 

Foto: Sabrina Cirillo – ag Cubo: https://campaniateatrofestival.it/spettacolo/unultima-cosa/

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A proposito di Davide Traglia

Davide Traglia. Nato a Formia il 18 maggio 1998, laureato in Lettere Moderne, studente di Filologia Moderna presso l'Università 'Federico II' di Napoli. Scrivo per Eroica Fenice dal 2018. Collaboro/Ho collaborato con testate come Tpi, The Vision, Linkiesta, Youmanist, La Stampa Tuttogreen. TPI, Eroica Fenice e The Vision.

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