Guido Sarnataro: Intervista al talento di Somma Vesuviana

Guido Sarnataro: Intervista al ballerino Guido Sarnataro.

In questa intervista Guido Sarnataro ci racconta di come il suo sogno, la sua grande passione per la danza sia oggi anche il suo lavoro.

La danza è un’arte che unisce disciplina, armonia, bellezza. È la capacità di raccontare qualcosa, di trasmettere sentimenti e comunicare emozioni attraverso i movimenti del proprio corpo, a ritmo degli otto tempi con cui si scandisce la musica. L’origine della danza è antica come tutte le altre forme di espressione artistica e culturale dell’essere umano.

Eppure quest’arte ancora oggi affascina chiunque si approccia al mondo che ruota intorno ad essa e che poi decide di intraprendere un percorso di formazione, sacrificio e crescita personale, il quale diventa una vera e propria scelta di vita. È quanto è accaduto a Guido Domenico Sarnataro, un giovane ballerino di danza classica di grande talento. Guido Sarnataro è orgoglio “di casa nostra” potremmo dire, proprio perché dal suo piccolo paesino campano di origine, Somma Vesuviana, è riuscito ad esportare la sua grande passione in tutto il mondo. Guido Sarnataro inizia a danzare all’età di appena quattro anni nella scuola del suo paese Percorsi di Danza.

A tredici anni si trasferisce in Svizzera per studiare, grazie ad una borsa di studio, alla Ballet Shule Theater Basel per quattro anni, per poi approdare alla Dutch National Ballet Academy Training per circa un anno. Guido Sarnataro vola poi in America, dove entra a far parte del San Francisco Training Program e, dal marzo 2020, danza per la compagnia Tulsa Ballet. Dopo un breve ritorno in Italia per la partecipazione al programma televisivo Amici di Maria De Filippi, è di nuovo all’estero, in Romania, dove continua la sua carriera da professionista.

In questa intervista Guido Sarnataro ci racconta di come il suo sogno, la sua grande passione per la danza, sia oggi anche il suo lavoro e della sua esperienza tra l’Italia e il resto del mondo.

L’intervista
Guido, com’è stato lasciare l’Italia da bambino?

Non l’ho vissuta come un’esperienza negativa. Anzi per me è stato quasi un’avventura alla scoperta di un nuovo paese. Sentivo anche il desiderio di uscire un po’ dalla “bolla” della scuola di danza di paese e approfondire le opportunità che la danza offre come realizzazione professionale fuori dall’Italia. Anche adattarmi a vivere lontano da casa e in un paese straniero è stato molto naturale, non mi è pesato. Ero come nel “Paese delle Meraviglie”.

Un ballerino o un artista in genere viene fin da piccolo proiettato ad aprire i propri orizzonti verso un futuro lavorativo all’estero. Guido, in base alla tua esperienza, perché secondo te non c’è tanto spazio per queste categorie in Italia?

In Italia c’è la possibilità di aver accesso ad esperienze lavorative nel mondo della danza e dell’arte, ma è una possibilità più limitata rispetto a ciò che avviene all’estero. Fin da piccolo ho preso consapevolezza del fatto che oltre i confini dell’Italia ci sono più opportunità di lavoro, più posti disponibili nelle compagnie e quindi diventa più semplice inserirsi. Per questo ho scelto di lasciare il mio paese ma, come ho detto, è stato tutto molto naturale ed ero molto determinato a realizzare il mio sogno di danzare e diventare un ballerino professionista.

Guido, ora che sei un professionista, la danza è più un lavoro o resta sempre una grande passione?

Il bello della danza è anche questo: avere la possibilità di rendere una grande passione il proprio lavoro. Ovviamente ora le cose sono diverse rispetto a quando studiavo in accademia, ora ci sono i contratti, tutti gli aspetti burocratici e quando entro in sala non sto solo danzando ma anche lavorando. In ogni caso sto sempre però portando avanti la mia grande passione insieme alla mia carriera.

Come hai vissuto la chiusura dei teatri a causa del Covid? E com’è la situazione attualmente?

Quando è cominciata la pandemia io vivevo in America. All’inizio quando ho appreso la notizia del lockdown e delle chiusure è stato terribile, non riuscivo a capire cosa stesse effettivamente succedendo, era tutto così surreale. Ho trascorso tutto il periodo del lockdown da solo e senza lavorare. Poi man mano ci sono state le riaperture e io sono tornato in sala, anche se all’inizio è stato molto difficile abituarsi al rispetto di tutti i protocolli che erano stati stabiliti. Dovevamo tenere la mascherina di seta anche durante gli spettacoli oltre che durante le prove e questo ha comportato numerose limitazioni per noi ballerini. Le coreografie dovevano essere molto brevi e non avevamo modo di esprimerci al massimo, anche perché, come anche in Italia, l’accesso ai teatri era contingentato e il pubblico era molto ridotto rispetto al prima della pandemia. Ora le cose vanno meglio, ogni paese ha adottato le proprie regole per quanto riguarda il mondo della danza e degli spettacoli teatrali: ad esempio, ora che sono in Romania, quando studio in sala abbiamo la mascherina ma durante gli spettacoli possiamo stare senza. Questo è un grande risultato.

Di recente Guido hai partecipato al programma televisivo Amici, di Maria De Filippi. Qual è la differenza tra il pubblico del teatro e il pubblico televisivo?

Il pubblico del teatro è un tipo di pubblico a cui noi ballerini siamo abituati da sempre. È un pubblico molto selezionato, che paga un biglietto per entrare a vederci. Il pubblico televisivo è molto diverso, anche per questo ho deciso, ad un certo punto, di provare questa esperienza che era completamente fuori dalla mia comfort zone, per cimentarmi in qualcosa di totalmente nuovo per me. Innanzitutto perché per gli spettacoli televisivi il pubblico si divide in due parti: quello da casa e quello in studio e bisogna cercare di arrivare e trasmettere qualcosa ad entrambi. Il pubblico in studio è molto caloroso, percepisci molto di più la sua presenza, sembra di entrare in arena. La prima volta che sono entrato sul palco è stato incredibile e molto emozionante, devo dire, anche molto gratificante.

Qual è la tua fonte di ispirazione quando danzi?

Ci sono molti ballerini che stimo e ammiro, ma non mi ispiro a nessuno di loro in particolare. Non ho un prototipo di ballerino da seguire quando danzo. Anzi quando sono sul palcoscenico è come se entrassi in un mondo tutto mio, anche se dinanzi a me c’è il pubblico io sento di essere da solo con la musica e la mia arte. Se dovessi paragonare cosa percepisco mentre danzo ad un’immagine direi che è come avere una stanza bianca che devo dipingere con i colori di cui sono fatti i miei movimenti, oppure una stanza buia che devo accendere di luce con i miei passi. È il feeling che ho con la danza, il piacere che provo quando ballo la mia vera ispirazione ed è questo che vorrei trasmettere al pubblico.

L’arte del movimento del corpo può esprimere emozioni quanto l’arte del canto e della recitazione?

Si assolutamente. Ed è straordinario il potere della danza perché senza parlare è possibile esprimere le proprie emozioni che poi arrivano al pubblico, il quale a sua volta può interpretarle in tanti modi e renderle proprie.

Secondo te la danza è ancora un’arte per pochi? Come si potrebbe far avvicinare ancora di più le persone al mondo della danza, soprattutto alla danza classica?

Non è più un’arte per pochi. Ma comunque è una disciplina in cui c’è una cerchia ristretta di persone che frequentano l’ambiente e conoscono tutto il lavoro che c’è dietro ad ogni spettacolo o coreografia. Sicuramente questo dipende anche dal fatto che non c’è un’educazione alla danza e al teatro in generale fin da bambini, è più facile vedere un film con gli amici su Netflix piuttosto che andare a teatro a guardare un balletto. Questa mentalità è ancora molto radicata in Italia, all’estero invece c’è più la cultura e l’abitudine di andare a vedere uno spettacolo a teatro. In questo periodo però noto sempre di più che è in corso una riscoperta anche in Italia dell’arte, del teatro, della danza e spero che si continui in questa direzione. Magari un modo per alimentare questo processo può essere portare di più a teatro i bambini, anche tramite la scuola.

Un’ ultima domanda Guido. In futuro sogni di ritornare in Italia?

Sicuramente sì, anche se al momento mi sento molto soddisfatto del percorso che sto facendo all’estero. Dipende anche molto dal progetto che mi viene proposto, ma sarei molto felice di tornare un domani in Italia, magari come coreografo e insegnante che è un’altra esperienza che mi piacerebbe fare.

Fonte immagine: Facebook.  Ph: Massimiliano Pappa.  Dancer: Guido Sarnataro.

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A proposito di Rosaria Cozzolino

Sono nata il 13 marzo 1998 a Pollena Trocchia (NA). Fin dall’infanzia ho sempre cercato nuovi modi per esprimere la mia creatività e il mondo delle arti mi ha sempre affascinata e attratta. Ho frequentato per quattordici anni la scuola di danza classica e contemporanea “Percorsi di Danza” di Angelo Parisi, per poi abbracciare un’altra mia grande passione, il teatro, entrando nell’ “Accademia Vesuviana del Teatro e del Cinema” di Gianni Sallustro. La letteratura e la cultura umanistica in tutte le sue sfaccettature sono da sempre il faro costante della mia vita e ho deciso di assecondare questa mia vocazione frequentando il liceo classico Vittorio Imbriani di Pomigliano D’Arco (NA). Nel 2017 mi sono iscritta alla facoltà di Lettere Moderne presso l’università Federico II (NA) e ho conseguito la laurea nel luglio 2021 con una tesi in Letterature Moderne Comparate. Al momento sono specializzanda in Filologia Moderna sempre presso la Federico II e continuo a coltivare tanti interessi: la lettura, il cinema, le serie tv, il teatro, l’arte ma anche i viaggi e la scoperta di posti nuovi. Credo fermamente che la cultura sia il nutrimento migliore per l’anima ed è quello che vorrei trasmettere con la scrittura.

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