Il Giardino dei Ciliegi di A. Serra | Recensione

Il Giardino dei Ciliegi di A. Serra | Recensione

Il Giardino dei Ciliegi di Alessandro Serra chiude la stagione 2021/2022 del teatro Bellini di Napoli.

L’opera ripresa è l’ultima di Cechov, scritta e rappresentata per la prima volta nel 1904 al Teatro d’Arte di Mosca, con la regia di Stanislavskij e  NemirovičDančenko che vedeva la tragedia ne Il Giardino dei Ciliegi concepito per mostrare la commedia.

La versione proposta da Alessandro Serra, drammaturgo, regista, scenografo, costumista e disegnatore delle luci, riesce pienamente a mostrare sia il lato comico che quello tragico di una piece la cui trama è quasi assente, ma che lascia trapelare perfettamente il dramma borghese che vive nell’anima di ognuno dei personaggi o, come il regista stesso ha definito l’opera cechoviana, “la più grande partitura sinfonica per anime mai scritta”.

La pièce comincia e finisce nella stanza dei bambini, quella che visceralmente unisce Ljubov’, proprietaria del giardino, alla sua infanzia e alle sue radici: un attaccamento così profondo che diventa accecante per la donna, la cui incapacità di gestire la situazione porta alla perdita di tutto sia per lei, che per la sua famiglia. Nella versione di Serra, tuttavia, la stanza dei bambini non ha mobilio, è una grande stanza vuota che ricorda il sughero, un materiale facilmente sgretolabile quanto le vite dei dodici personaggi in scena. Solo delle valigie, all’inizio, una sola sedia su cui siede Lopachin e tutti gli altri personaggi distesi sul palcoscenico, addormentati, che gradualmente escono da un mondo onirico per evocarne uno nello spettatore.

Ognuna delle tragedie dei personaggi prende vita negli occhi del pubblico, accordandosi alle altre tragedie e creando, per assurdo, dei momenti comici, di una comicità lieve, che non fa in tempo a farsi risata, così come i dolori delle anime dei personaggi non fanno in tempo a farsi lacrime. I momenti coreografici del valzer diventano sublimi, in opposizione ai fermi statici, a delle fotografie, che sono gli unici momenti in cui il gruppo, profondamente diviso, sembra rivendicare coesione.

Serra, rende così fondamentali e centrali gli elementi che, talvolta possono sembrare di contorno: non è la parola a parlare, ma sono i movimenti, le luci, le coreografie, gli oggetti e anche le ombre. Ognuno dei personaggi, infatti, è caratterizzato da un elemento che ritorna inesorabile, come il tremolio di Firs o i molti momenti ipnotici in cui Carlotta, la governante senza identità, con i suoi giochi di prestigio danzanti sembra quasi diventare un’entità esterna ed incorporea che trama i fili della storia. Storia che vede l’inesorabile perdita del giardino dei ciliegi, preso per vendetta da Lopachin che cerca riscatto sociale, restando anche lui vittima di un letale legame con il passato.

Il Giardino dei Ciliegi si chiude nuovamente con il silenzio, i personaggi tornano a distendersi, lasciando solo il fedele Fris legato ad un ammasso di sedie unite tra loro, ancora fedele al suo passato che lo ha dimenticato, lasciando così lo spettatore a riflettere mentre vede le sedie magicamente fluttuare.

Nel complesso, dunque, lo spettacolo pur mantenendo fede al testo originale, sembra arricchire le intenzioni sia di Stanislavskij che di Cechov, mostrando estrema maestria nel profondo studio dei dettagli che rendono l’insieme una pièce difficile da dimenticare.

 

Interpreti:

Arianna Aloi (Duniaša), Andrea Bartolomeo (Jaša), Massimiliano Donato (Epichodov), Chiara Michelini (Carlotta), Felice Montervino (Trofimov), Paolo Musio (Gaiev), Massimiliano Poli (Simeonov-Piščik), Miriam Russo (Varja), Paola Senatore (Anja), Marco Sgrosso (Lopachin), Valentina Sperlì (Ljubov’), Bruno Stori (Firs)

Immagine in evidenza: Teatro Bellini

A proposito di Chiara Leone

Zoomer classe '98, studentessa della scuola della vita, ma anche del corso magistrale in Lingue e Letterature Europee e Americane all'Orientale. Amante dell'America intera, interprete e traduttrice per vocazione. La curiosità come pane quotidiano insieme a serie tv, cibo, teatro, libri, musica, viaggi e sogni ad occhi aperti. Sempre pronta ad esprimermi e condividere, soprattutto se in lingue diverse.

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