Dal 14 al 18 gennaio 2026 va in scena al Teatro Mercadante Il lutto si addice ad Elettra, dal testo novecentesco di Eugene O’Neill, con la regia di Davide Livermore.
Ispirato all’Orestea di Eschilo, Il lutto si addice ad Elettra, di Eugene O’Neill, si afferma nel 1931 come una rielaborazione dell’antica tragedia classica alla luce della società novecentesca nonché dell’introduzione degli studi sulla psicanalisi. A distanza di più di novant’anni, lo stesso testo ritorna in scena sul palcoscenico del Teatro Mercadante con la regia di Davide Livermore, potenziando nuovamente quella sua atavica capacità di parlare al presente. Tra l’altro, la rappresentazione odierna si pone anche come un dichiarato omaggio all’allestimento di Luca Ronconi nel 1997, in cui una giovane Elisabetta Pozzi celebrava Lavinia (il corrispettivo di Elettra) mentre adesso riveste i panni di Christine Mannon (Clitennestra). Quest’ultima insieme a Paolo Pierobon (Ezra Mannon/Agamennone), Linda Gennari (Lavinia/Elettra), Marco Foschi (Orin Mannon/Oreste), e Aldo Ottobrino (Adam Brant/Egisto) danno ancora linfa vitale a un eterno classico.
Indice dei contenuti
Personaggi e corrispettivi nel mito greco
| Personaggio (O’Neill) | Corrispettivo Mito Greco | Attore/Attrice |
|---|---|---|
| Ezra Mannon | Agamennone | Paolo Pierobon |
| Christine Mannon | Clitennestra | Elisabetta Pozzi |
| Lavinia Mannon | Elettra | Linda Gennari |
| Orin Mannon | Oreste | Marco Foschi |
| Adam Brant | Egisto | Aldo Ottobrino |

Il lutto si addice ad Elettra: da tragedia antica a dramma borghese…
La recente drammaturgia di Eugene O’Neill prende le mosse da quell’ineluttabile processo di Ananke, tra giustizia umana e giustizia divina, ampiamente sviluppato nell’antica tragedia greca; in particolare segue: l’Orestea di Eschilo, trilogia suddivisa in Agamennone, Coefore e Eumenidi, ma anche l’Elettra di Euripide con uno sguardo combinato. Infatti, se nella prima tragedia è Oreste l’autore del matricidio nei confronti di Clitennestra – perseguitato, poi, a sua volta dalle Erinni – per vendicare l’assassinio del padre Agamennone da parte di quest’ultima, nella successiva tragedia euripidea e nella sua rielaborazione novecentesca la vendetta della morte del padre è divisa tra Oreste ed Elettra. Anzi, ancora di più nel Il lutto si addice ad Elettra l’attenzione viene spostata quasi totalmente proprio su di lei restituendo un certo protagonismo che parla al femminile. Differenze non scontate che portano a un significativo cambio di prospettiva nella drammaturgia di O’Neill, espresso in un ciclo di colpe e giustizia perpetrato nella dimensione irrisolvibile di una famiglia borghese.
Una dimensione chiusa, che ricade al suo interno, accentuata ancor di più dall’elemento dell’incesto: non è soltanto la ripresa di un altro concetto caro a quel loop tragico, ma in O’Neill diventa proprio la traduzione di un sistema famigliare spezzato in una profondità senza via d’uscita. In questa oscurità, Il lutto si addice ad Elettra nel 1931 sottrae l’elemento greco dell’esistenza di una giustizia divina e assoluta che in qualche modo ritorna sempre a ripristinare un ordine. Anzi, quel dramma borghese crea uno spazio molto ampio per un concetto di giustizia più che altro vendicativa, ponendo l’attenzione su un focus più umano. E diventa necessario per quella drammaturgia novecentesca insinuarsi ripetutamente tra i meandri della psiche dei personaggi. A questo punto, l’ipotesi di una giustizia assoluta perde di significato in proporzione al restituire valore a un pensiero di morale, nel segno di un’immedesimazione catartica nelle individualità dei personaggi sulla scena che danno come risultato un’empatia collettiva, la spinta per una certa indignazione. Allora, anche qui il teatro si fa gioco politico, com’era l’esperienza della polis, ma va oltre sprofondando in un afflato di intime individualità messe in relazione.

…alla contemporaneità. La plasticità della tragedia classica, tra riformulazioni e immobilismo
La regia e le scene entrambe di Davide Livermore, nella sua visione de Il lutto si addice ad Elettra, ambientano la pièce in un salotto benestante sul cui sfondo si apre un tunnel di specchi. Si tratta dello squarcio irrisolvibile al cospetto della mente umana, di un’intimità abissale sulla quale, alla fine, si specchia lo spettatore: «Cosa prova dopo aver visto, per tre ore e passa, le conseguenze delle nostre incapacità di confrontarci con l’eredità familiare? Se non affrontiamo questo confronto, se non scaviamo dentro di noi, infatti, ci troveremo sempre a ri-vivere, a reiterare lo stesso dolore, la stessa tara, la stessa condanna. E allora quel senso di giustizia assoluto, divino, cui tendeva il tribunale descritto da Eschilo, viene sostituito dal cammino verso un senso di responsabilità personale, che deve sorgere in ogni spettatore. Questa è la catarsi de Il lutto si addice ad Elettra: l’indignazione, il rigore morale, la coerenza e quindi il senso di azione che deve scaturire concretamente nella vita di ogni uomo» – spiega il regista.
Dunque, Livermore riprende l’impossibilità ormai antica dell’esperienza catartica della collettività della pòlis, sostenendo invece un’esperienza comune che deriva non altro che dal “sé”, da un’individualità tribunale di sé stessa. In questo percorso teatrale, di drammaturgia e di rappresentazione scenica, Il lutto si addice ad Elettra nella versione attuale del regista ripercorre una concezione plastica della tragedia classica e, più in generale, del teatro. Nel senso che ne ricerca e accetta gli elementi plastici fautori di una continua modellabilità ad ogni contemporaneità; non vi riscontra, invece, forme immutabili che avrebbero bisogno di una ridefinizione. È sicuramente un modo interessante di concepire un teatro di memoria, nel quale si dà luce al classico per fare sì che dialoghi con il presente. La questione, però, sta nella modalità: quanto è utile proporre duecentodieci minuti di spettacolo, rispettando il testo di riferimento, probabilmente anche rendendogli gloria, senza il “ri-pensiero” di una rottura? Ad oggi, si ha veramente bisogno di plasticità e non di scardinare il teatro, come poi si è fatto un secolo fa con quel teatro che ancora ci ostiniamo a chiamare contemporaneo?
Cast e produzione
Il lutto si addice ad Elettra – di Eugene O’Neill – traduzione e adattamento Margherita Rubino – regia Davide Livermore – con Elisabetta Pozzi, Paolo Pierobon, Linda Gennari, Marco Foschi, Aldo Ottobrino, Carolina Rapillo e Davide Niccolini – scene Davide Livermore – costumi Gianluca Falaschi – musiche Daniele D’Angelo – luci Aldo Mantovani – produzione Teatro Nazionale di Genova
Fonte immagini: Ufficio Stampa

