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Eroica Fenice

Il maestro e Margherita: in scena l'umano e il sovrumano

Il maestro e Margherita: in scena l’umano e il sovrumano

Al Mercadante, dal 10 al 15 dicembre, va in scena Il Maestro e Margherita, romanzo dalle immagini potenti e oniriche di Bulgakov, riscritto da Letizia Russo.

Chiunque abbia letto Il maestro e Margherita andrà a teatro incuriosito e allo stesso tempo prevenuto; si siederà sulla sua sediolina di velluto con lo sguardo di chi pensa: “non ce la faranno mai!”. Poi lo spettacolo ha inizio e, nell’arco di quasi 3 ore, ondate di immagini, suoni, parole e colori investono lo spettatore, lo stordiscono.

Ventuno personaggi, undici porte che danno su una scena scarna, spoglia, essenziale. Undici porte ingoiano e risputano continuamente personaggi, oggetti, voci, storie. Bulgakov ci propone una verità poco plausibile, troppo assurda per risultare credibile, troppo terrificante da poter accettare: è la verità del sovrumano. Solo un’architettura impressionante, complessa e solida come quella costruita dalla regia di Andrea Baracco e dalla scenografia di Marta Crisolini Malatesta poteva rendere efficacemente la terrificante assurdità del sovrumano. A sigillare i pezzi di questa mirabile e funambolica architettura, una sequenza di immagini di rara potenza: una Pietà in cui sono le braccia di Ponzio Pilato (Francesco Bonomo) a tenere il corpo morto di Jeshua (Oskar Winiarski); anime dannate per l’eternità sfilano su passerelle di legno; una corda diventa le onde di un fiume; un treno in corsa, dalle luci accecanti che invadono la sala, mozza il capo di Berlioz (Francesco Bolo Rossini).

«La magia nera non è poi così nera per un popolo che ha rinunciato al mistero», denuncia Margherita.

Satana è a Mosca e presto tutta la città se ne accorgerà. Il perturbante e seduttivo Woland, che ha la voce e il corpo di un magnetico Michele Riondino, con il suo seguito demoniaco composto dal gatto Behemoth (Giordano Agrusta), il mago/ maggiordomo Korov’ev (Alessandro Pezzali) e la pestifera strega Hella (Carolina Balucani), ha tutta l’intenzione di portare scompiglio e disordine, nella Russia comunista, in un mondo ormai appiattito, disidratato dall’avidità e dalla cupidigia. Nel mondo di Bulgakov l’unico Dio è Satana: è lui a decidere il corso degli eventi, è lui a decidere cosa ne sarà di ogni personaggio. Woland, come un Dio capriccioso e ammaliatore, gioca con le persone, le manipola, le confonde, taglia e cuce a suo piacimento il tempo e lo spazio. I personaggi, da questo gioco, ne escono scossi, provati, sfibrati. Solo Margherita riesce a muoversi con sicurezza in un mondo di ombre e forze demoniache, a guardare in faccia, senza paura, la terrificante realtà del sovrumano.

“Questa pace che non è pace è la sola cosa che mi fa paura”

Per Margherita la vita senza il Maestro, l’uomo a cui è legata da un amore irriducibile, è una prospettiva spaventosa, agghiacciante, è una pace che non è pace: dunque, quando Satana, un Dio che ama gli uomini nella loro libertà, le darà la possibilità di scegliere, Margherita preferirà l’Inferno ai doni di Dio.

Abbiate letto o meno Il maestro e Margherita, andate al Mercadante e immergetevi nel mondo pirotecnico e caleidoscopico di Bulgakov!

foto: https://www.teatrostabilenapoli.it/

 

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