Il medico dei pazzi, diretto da Claudio Di Palma: Equivoci, risate e molti spunti di riflessione

Il medico dei pazzi di Claudio Di

Il medico dei pazzi della regia di Claudio Di Palma; equivoci, risate e tanti spunti di riflessione sullo stress dell’uomo contemporaneo

La commedia “Il medico dei pazzi”, composta nel 1908 dall’attore e commediografo Eduardo Scarpetta in dialetto napoletano, è approdata di recente al Teatro Sannazaro di Napoli, è andata, infatti, in scena da venerdì 18 a domenica 20 novembre, con la regia di Claudio Di Palma.

Nel cast erano presenti: Massimo De Matteo nel ruolo del protagonista, dell’iconico, ossia, Felice Sciosciammocca. Vi erano, inoltre, Giovanni Allocca, Raffaele Ausiello, Andrea De Goyzueta, Angela De Matteo, Renato De Simone, Luciano Giugliano, Valentina Martiniello, Ingrid Sansone, Federico Siano.

L’opera teatrale “Il medico dei pazzi” è stata prodotta da Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro in coproduzione con Tradizione e Turismo – Teatro Sannazaro e Sgat srl.

Claudio Di Palma pur ripercorrendo le orme di Scarpetta riesce a differenziarsi 

Sulla scia della celeberrima impronta fornita dal grande Scarpetta, la direzione di Claudio Di Palma riesce a ripercorrerne le orme, ricalcandone i passi, eppure, distinguendosene, allo stesso tempo, enfatizzando il mood e le atmosfere dell’epoca, grazie ad un lavoro di tutto rispetto sui costumi dell’epoca e sulla scenografia da parte dello staff.

Il tam-tam quotidiano e i primi stress contemporanei fotografati dall’opera di Scarpetta 

Il frenetico universo cittadino degli anni ’50 in cui è ambientata l’opera “Il medico dei pazzi“, inizia, già, a scontrarsi e ad entrare in conflitto con quello che è stato, almeno fino ad allora, il rassicurante, tranquillo e ruspante mondo del paese italiano di quello stesso periodo, oltre che, giustamente e cautamente diffidente verso certe inaspettate novità, facendo emergere le prime sintomatiche idiosincrasie, così come i primi frastornamenti, stordimenti e disagi dell’uomo contemporaneo, il “panico dell’uomo metropolitano”, insomma, potremmo azzardarci a definirlo, per dirla allo stesso modo di  Zygmunt Bauman oppure di Georg Simmel, dando luogo, così, alla scissione e alla  estrema e fatale frammentazione dell’individuo post-moderno. Di conseguenza, aldilà  degli stimoli, delle sfide e delle spinte che offrono dal punto di vista intellettuale determinati cambiamenti epocali, d’altra parte, essi, proprio per la  propria forma traumatica e dirompente, per la propria caratteristica velocità, nonché, per il propria congeniale effetto travolgente (che mal si addice ad un certo andamento lento connaturato all’era precedente al boom economico), anticipano quelli che poi saranno gli attributi del mondo digitale, così come preannunciano anche certi shock tipici dello stress tutto contemporaneo, non dando alcun modo al soggetto di potersi abituare facilmente e in modo semplice ad essi, e, determinando così una rottura con i tempi passati  che origina, di conseguenza, numerosi, quanto paradossali ed esilaranti equivoci, come ci si aspetta, del resto, dalla migliore tradizione comica italiana e, in particolare, da quella nostrana partenopea.

L’avvento della filodiffusione e le sue conseguenze sulle masse ne “Il medico dei pazzi”

In questo scenario, si colloca, dunque, ne “Il medico dei pazzi“, l’avvento della filodiffusione, ovvero, della nuova tecnologia che permette la trasmissione continua di musica delicata ed a basso volume, la quale, consente, senza ombra di dubbio, una evoluzione considerevole, in quanto, essa va a costituire una considerevole e ragguardevole innovazione tecnologica che giunge nel nostro Paese proprio a fine anni ’50 e che implica l’esperimento del provare a trasformare numerosi spazi pubblici, rapportati per la maggior parte all’idea di cittadino in qualità di cliente, convertendoli invece in opportunità inedite di un relax tutto nuovo, quanto al tempo stesso, sorprendente e piacevole. Pertanto, questi ambienti soft vengono ricreati e realizzati ad hoc da attività commerciali varie e, quindi, da negozi, studi professionali, lidi balneari, e ovviamente alberghi. Trattasi, nello specifico, di una colonna sonora continua, ininterrotta, e, al tempo stesso, penetrante, che con il proprio ritmo va ad impattate con l’esigenza di riposo degli animi, invitandoli improvvisamente ad un superato quanto anacronistico “ristoro”. In effetti, da qualsiasi prospettiva si scelga di volerla osservare, quell’epoca nervosa e vorace non accoglie di buon grado la propensione all’ozio ed al “dolce far niente”, ma sembra, invece, voler sospingere verso un turbine di passioni quotidiane del tutto nuove e inattese, nelle quali, un certo tipo di “ozio” equivale o in ogni caso, perlomeno, si abbina, di consuetudine, al vizio. Così, quella che appare come una innovazione musicale assolutamente innocente ed apparentemente innocua si connota anche come l’estremo baluardo, l’ennesimo e forse davvero l’ultimo consistente tentativo di ribellione e di resistenza dell’uomo odierno nei confronti di ciò che ha rappresentato e che rappresenterà sempre di più, durante i decenni a venire, l’inevitabile e irrimediabile, oltre che ininterrotto, iter verso la conformazione e la massificazione imperante, via via maggiormente pervasivo ed invasivo. D’altronde, risiede proprio in tale aspetto la differenza abissale fra il Felice Sciosciammocca da Roccasecca e gli altri personaggi della rappresentazione de “Il medico dei pazzi“. Di qui nasceranno ovviamente, come è facile intuire, fraintendimenti e malintesi a non finire, che oltre a divertire e ad emozionare lo spettatore in un crescendo di scenette e gag e varie, che lungi dal deludere, infine, promuovono, decisamente, ed a pieni voti, la prova de “Il medico dei pazzi” firmata da Claudio Di Palma.

Foto: Ufficio stampa

A proposito di Clelia Moscariello

Clelia Moscariello nasce il 13 aprile nel 1981 a Napoli. Nel 1999 consegue la maturità presso il Liceo Classico Vittorio Emanuele II della stessa città e nel 2008 ottiene la Laurea in Scienze della Comunicazione con il massimo dei voti: 110/110 con lode. Appassionata di musica, cinema, moda, estetica e scrittura creativa, nel 2008 ottiene il diploma di consulente letterario e redattrice di case editrici da qui lavorerà fino a diventare giornalista pubblicista e collabora con le testate Periodico italiano magazine (www.periodicoitalianomagazine.it), Laici (Laici.it), “Il Giornale del ricordo” (www.ilgiornaledelricordo.it), “Il quotidiano nazionale indipendente L’Italiano news” ( https://www.litalianonews.it/), “Pink magazine Italia”, (https://pinkmagazineitalia.it/), "Eroica Fenice" (https://www.eroicafenice.com/)“Leggere: tutti”" (https://leggeretutti.eu/) ed il blog “Border Liber” (https://www.borderliber.it/) . Nel 2010 pubblica con Davide Zedda La Riflessione la prima silloge di poesie e racconti intitolata “L’ultima notte da falena”. Nel 2017 esce la sua seconda raccolta di poesie intitolata “Questa primavera” per Irda Edizioni. A luglio 2018 esce la raccolta di ballate, “Battiti”, per le Mezzelane Casa Editrice. A novembre 2021 esce la sua nuova raccolta di ballate e racconti, intitolata “Io non amo le rose”, pubblicata dalla “Pav Edizioni”. Attualmente, oltre al suo lavoro di giornalista, Clelia Moscariello collabora con diverse agenzie pubblicitarie ed editoriali come copywriter, tra le quali la DotGhost. Dal 2018 si dedica come autrice, blogger e come social manager alla sua pagina social “Psico Baci” riguardante le citazioni letterarie e la fotografia d’autore e al blog ad essa collegato: https://frasifamose.online/. È recente il suo esordio come conduttrice radiofonica presso diverse web radio, tra le quali “Radioattiva” ed “Extraradio”. Di recente, infine, ha conseguito una certificazione di recente in web marketing ed in social media marketing presso la scuola di Milano Digital Coach e collabora con il progetto “Amori.4.0” nel team di professionisti come giornalista e scrittrice, specializzata nelle tematiche di consapevolezza ed empowerment femminile, di mainstreaming di genere, di abbattimento degli stereotipi riguardanti l’educazione e di sensibilizzazione culturale relativa all’essere donna.

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