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Eroica Fenice

Il mercante di Venezia

Il mercante di Venezia, Galleria Toledo

Il mercante di Venezia, nota opera teatrale di William Shakespeare, è in scena alla Galleria Toledo, con Laura Angiulli alla regia e drammaturgia dall’8 al 16 novembre.

Venezia, XVI secolo. Bassanio, innamorato di Porzia, chiede in prestito al suo carissimo amico Antonio 3.000 ducati; il mercante, avendo investito tutto nei suoi traffici marittimi, non sa come aiutare il suo amico, pertanto chiederà la somma in qualità di garante a Shylock, usuraio ebreo, il quale, pur disprezzandolo, concede il prestito a Bassanio. La condizione tuttavia è che, in caso di mancato pagamento, Shylock avrebbe prelevato una libbra della carne, il più vicino possibile al  cuore, di Antonio. Nonostante Bassanio cerchi di  far desistere Antonio, il mercante di Venezia si dichiara pronto a saldare il debito pecuniario anche in anticipo, confidando infatti nell’arrivo delle sue navi cariche di ricchezze. Tuttavia quando giungerà la notizia che le navi di Antonio sono disperse in mare, l’ira di Shylock e il suo desiderio di vendetta si inaspriranno sempre di più, soprattutto dopo l’abbandono di sua figlia Jessica, fuggita insieme a Lorenzo, cristiano, portando con sé preziosi averi ai quali Shylock era maniacalmente legato.

Il mercante di Venezia, uno spettacolo tutto da guardare

Il mercante di Venezia si lascia piacevolmente guardare per quasi due ore, anche grazie all’insolita scenografia, curata da Rosario Squillace, che accoglie lo spettatore al suo ingresso nella sala: il palco è stato prolungato grazie a una piattaforma contenente diversi centimetri d’acqua; ed è qui che camminano inquieti e recitano i personaggi, muniti degli appositi stivali, chiaramente con l’intento di richiamare il luogo in cui è ambientato il dramma, la città “acquatica” di Venezia.

Shylock, interpretato in maniera eccelsa da Giovanni Battaglia, è un personaggio austero e privo di misericordia, che pur vivendo a Venezia non è visto di buon occhio dai veneziani e dal doge stesso per la sua attività di usuraio. L’ebreo è infatti convinto di essere ai loro occhi un capro espiatorio, un elemento scomodo che i veneziani vogliono tentare di eliminare in qualche modo. Infatti egli li accusa di giudicare senza alcuna buona motivazione il modo in cui egli decide di utilizzare la sua ricchezza (cioè concedendo prestiti con interessi) ma egli ritiene che i motivi dell’ostilità derivino proprio dalla religione che egli pratica con il massimo orgoglio; l’ostilità non manifesta verso la sua religione affiorerà in un certo senso nel finale quando Shylock sarà costretto a convertirsi al cristianesimo come pena per aver violato le norme dell’Editto degli Stranieri tentando di arrecare danni al mercante.

Il mercante di Venezia ha un lieto fine, che lascia in un certo senso con l’amaro in bocca, con un carnefice che nel divenire vittima (per giustizia o per inganno?) dà la possibilità a tutti i personaggi di avere il finale che desideravano: le navi di Antonio fanno ritorno, Bassanio sposa Porzia, Nerissa sposa Graziano, Jessica fugge insieme a Lorenzo. Una cosa è certa. una delle tematiche dell’opera è l’antisemitismo.  E’ possibile infatti notare un atteggiamento di razzismo e persecuzione verso l’ebreo usuraio (non stupisce che Shylock sia stato oggetto di propaganda della Germania nazista). Ma nonostante ciò, il pubblico non può fare a meno di rendersi conto che egli altro non è che un personaggio perseguitato su cui vertono tutte le colpe punite anche fin troppo eccessivamente e il monologo di Shylock ne è la prova:

Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte;
ha riso delle mie perdite,
ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione,
reso freddi i miei amici,
infuocato i miei nemici.
E qual è il motivo? Sono un ebreo.
Ma un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi,
affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse
armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo,
non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un
cristiano?
Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci
avvelenate noi non moriamo?
E se ci fate un torto, non ci vendicheremo?
Se noi siamo come voi in tutto vi assomiglieremo anche in questo.
Se un ebreo fa un torto ad un cristiano, qual è la sua umiltà? Vendetta.
La cattiveria che tu mi insegni io la metterò in pratica;
e sarà duro ma eseguirò meglio le vostre istruzioni.