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Eroica Fenice

Cassandra

Il mito contemporaneo di Cassandra alla Galleria Toledo

L’attualità del Mito è un aspetto imprescindibile della letteratura antica. Come rendere contemporaneo il messaggio del mito sul palcoscenico è un’abilità che appartiene agli attori e agli sceneggiatori. Cassandra è una delle figure più potenti della mitologia greca. Il suo destino di donna profetica a cui nessuno vuole prestare ascolto la condanna ad una fine misera. Il suo dolore scaturito da una guerra che lei stessa avrebbe potuto fermare è il peso che deve sopportare da sola nelle stanze della sua angoscia. La prima di Cassandra variazione sul mito n.2 al Teatro Galleria Toledo di Napoli è un violento e sublime precipitare nell’anima di una donna emarginata dalla società. Il soggetto teatrale realizzato e diretto da Laura Angiulli si materializza su un palco dalla scenografia minimale. Due sono i colori preminenti sulla scena: il nero degli abiti della protagonista e il bianco delle pareti che simboleggiano il vuoto dei suoi giorni.

Sul palco del Teatro Galleria Toledo sono in scena tre Cassandra

La “Trinità” di Cassandra è realizzata grazie all’eccellente recitazione delle attrici: Alessandra D’Elia (Cassandra contemporanea, pronta ad essere uccisa) che intona i testi composti da Enzo Moscati, Caterina Spadaro (Cassandra del passato, quella del mito di Eschilo e dell’Iliade) e Caterina Pontrandolfo (Cassandra del canto, in greco e in napoletano). Tre immagini che si dispongono in maniera parallela, che si compenetrano senza mai sovrapporsi. La figlia di Priamo è un prepotente simbolo della devastazione di ogni guerra generata dalla società umana.
La sua bellezza l’ha portata a perdere la libertà. Troppo amata da Apollo, incapace di gestire il rifiuto della più bella figlia di Priamo, viene condannata dal dio a ricevere il dono della profezia con conseguente impossibilità di essere ascoltata dalle persone che la circondano. Nessuno crede a Cassandra, tutti giudicano in maniera superficiale i suoi oracoli. Lei predice l’avvento degli Achei a Troia, lei predice la rovinosa fine di Ettore, lei conosce già il suo destino di morte.

Le musiche di Enrico Cocco e Angelo Benedetti avvolgono il palco in un’atmosfera sospesa, in cui luci opache illuminano i passi della protagonista che si addentra nel buio della sua esistenza. Le tre attrici abitano il palco con una presenza scenica capace di rapire lo sguardo degli spettatori. “A tutti i costi io volli il dono della veggenza – dice la Cassandra del presente – la lingua del futuro ha in serbo per me una sola frase: sarò colpita a morte”. “Achille la bestia” è l’immagine della sua ossessione che si è trasformata in dolore perenne. Dolore per non essere stata in grado di fermare una guerra che ha devastato la sua Troia. La società l’ha costretta a vaneggiare, a farneticare tra i corridoi del palazzo, mentre lo strazio per il suo non essere ascoltata la divora. La drammaturgia si incentra sulla fragilità femminile, sull’angosciante nichilismo della guerra. La dignità sottomessa di Cassandra diventa il simbolo dell’arrendevolezza dell’essere umano (i Troiani erano predisposti ad essere vittime a causa della loro natura), incapace di fronteggiare le avversità. Echi di smarrimento esistenziale si sprigionano dal movimento delle braccia di Alessandra D’Elia che racchiude, nel suo minuto corpo, una indecifrabile quantità di energia. Il nulla imprigionato nei tendaggi bianchi fa rimbalzare all’infinito le profezie di Cassandra che non ha più paura di non essere ascoltata e nemmeno di andare incontro alla morte.

Napoli e Troia unite da un solo destino

Cassandra variazione sul mito n.2 sarà in scena fino al 28 gennaio. Nel soggetto teatrale di Laura Angiulli troviamo anche un forte parallelismo tra la mitologica Troia e la città di Napoli. Due luoghi accomunati dallo stesso destino. Entrambe le città, infatti, sono aperte nei confronti del mondo che approda sulla loro soglia grazie al porto che si affaccia sul mare che le bagna. Dal porto i popoli che arrivano da lontano si addentrano nella loro storia, dominandole e mescolandole a culture e civiltà diverse. L’associazione tra la città di Troia e quella di Napoli è messa in scena anche dalla contrapposizione dei canti in lingua greca e di quelli in lingua napoletana (scritti da Maria Pia De Vito).

La lucida profezia di Cassandra è la parte sana di una società assuefatta alle nefandezze. “Con questa opera vogliamo restituire quello che non c’è più  –  ha detto Alessandra D’Elia dopo la fine dello spettacolo – la guerra è un argomento attuale e il bianco di queste pareti simboleggia la sua devastazione”.

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