Il muro di Napoli, in anteprima al Politeama | Recensione

Il muro di Napoli, in anteprima al Politeama |Recensione

Tratto dall’omonimo romanzo di Giovanni Calvino e Giovanni Parisi, Il muro di Napoli va in scena al Politeama in anteprima assoluta il 12 maggio 2022, in un adattamento teatrale curato dalla regia di Roberto Pappalardo. Protagonisti indiscussi della scena sono Gigi Savoia e Gianni Ferreri, due mostri sacri del teatro che hanno cavalcato il palcoscenico con la loro spettacolare energia insieme agli attori Patrizia Di Martino, Marianita Carfora, Roberto Pappalardo e Dalal Suleiman. Le musiche di Mariano Bellopede, la scenografia di Laura Simone e i costumi di Francesca Colica creano una simbiosi entusiasmante per trasportare il pubblico in un tempo passato e accuratamente descritto. Lo spettacolo è stato coprodotto da Teatro Augusteo e Associazione Libra Produzioni con Nuovo IMAIE.

Il muro di Napoli: sinossi

Il muro di Napoli è ambientato a Napoli, nel 1943. Dopo le quattro giornate di Napoli, la città è messa a dura prova dagli americani, che in realtà hanno creato  un’altra occupazione.

Un professore, fervente comunista antifascista, confessa in un monologo intimo con la foto della moglie ormai defunta di volere scendere in piazza contro i tedeschi in fuga. Nel frattempo riceve una lettera da parte del  figlio il quale pare sia stato arrestato insieme ad alcuni compagni sovietici. Ma è tutta una finzione: la verità è che il figlio è scappato per ritornare dalla sua amata che, però, è stata costretta a prostituirsi per fra fronte alla miseria della guerra. Il professore, allora, decide di andare a liberare suo figlio e si mette alla ricerca insieme al suo fedele compagno, il portinaio. Intanto, si diffonde la notizia surreale che stanno arrivando i russi per costruire un muro con cui dividere una parte di Napoli dall’occupazione americana. Quindi, tra lo sviluppo di drammi personali e l’incedere della storia, si costruisce una trama fatta di episodi comici e al limite del grottesco.

La recensione

Il muro di Napoli combina finzione scenica con la realtà tangibile della storia, smorzandone la tragicità con inserti comici e situazioni paradossali. Si crea, così, una dimensione costantemente portata a confine tra ciò che è vero e ciò che risulta fittizio, frutto di un sogno, con un linguaggio teatrale sui toni del surreale. Il pubblico è coinvolto emotivamente ed attraverso ed attraverso la finzione teatrale riesce ad empatizzare con i personaggi ed il loro contesto.

Il muro di Napoli, dunque, attraverso l’espediente comico fa in modo che lo spettatore si cali nell’animo dei personaggi, captando la complessità di quel momento storico fatto di rappresaglie e guerre. Il tema che emerge come protagonista della piece teatrale è proprio la difficoltà della guerra, la costante sensazione di potere morire sotto le bombe fragorose e la povertà materiale di un popolo ridotto quasi all’osso. Eppure, in mezzo a tante sciagure, emerge prorompente il senso di difendere i propri ideali. Quella dimensione familiare, le cui disgrazie vengono rappresentate, da un lato si fa portavoce della stanchezza di un popolo stremato, che pur di uscirne fuori si aggrappa a qualsiasi speranza che sia veritiera o meno, e dall’altro si fa simbolo del  coraggio di quanti hanno lottato fino all’ultimo per i propri ideali, anche a costo della propria vita.

Il muro di Napoli, dunque, diventa la rappresentazione della divisione e degli orrori portati dalla guerra, ma soprattutto diventa sinonimo di resistenza e di difesa della propria dignità, come popolo e come esseri umani.

Immagine di copertina: Teatro Politeama

A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson nasce il 26 Marzo 1998 a Napoli. Nel 2017 consegue il diploma di maturità presso il liceo classico statale Adolfo Pansini (NA) e nel 2021 si laurea alla facoltà di Lettere Moderne presso la Federico II (NA). Specializzanda alla facoltà di "Discipline della musica e dello spettacolo. Storia e teoria" sempre presso l'università Federico II a Napoli, nutre una forte passione per l'arte in ogni sua forma, soprattutto per il teatro ed il cinema. Infatti, studia per otto anni alla "Palestra dell'attore" del Teatro Diana e successivamente si diletta in varie esperienze teatrali e comparse su alcuni set importanti. Fin da piccola carta e penna sono i suoi strumenti preferiti per potere parlare al mondo ed osservarlo. L'importanza della cultura è da sempre il suo focus principale: sostiene che la cultura sia ciò che ci salva e che soprattutto l'arte ci ricorda che siamo essere umani.

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