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Eroica Fenice

orestea

Orestea al Teatro Mercadante

Non si ferma la programmazione su più fronti del Teatro Stabile di Napoli, questa volta tocca ad Eschilo e alla sua opera, Orestea. Unica tragedia greca di cui ci sono pervenute tutte le parti, è una trilogia divisa in tre opere: Agamennone, Coefore e Eumenidi. A portarla sul palco del Mercadante è un notevole cast tra cui troviamo Mariano Rigillo (Agamennone), Elisabetta Pozzi (Clitemnestra) e Giacinto Palmarini (Oreste), accompagnati dalle esibizioni danzanti della Compagnia Korper e diretti da Luca De Fusco, direttore artistico dello Stabile. In scena dal 24 novembre al 20 dicembre, segue un ordine di programmazione diviso per parti e di cui potete trovare ulteriore delucidazioni qui.

Agamennone, in partenza per la guerra di Troia, decide di sacrificare, su consiglio dell’indovino Calcante, sua figlia Ifigenia per guadagnarsi l’appoggio degli dei. Sulle basi di questo antecedente alla storia raccontata da Omero nell’Iliade, si muoveranno, come pedoni di una scacchiera, i personaggi della tragedia di Eschilo.  

Orestea: un ignorante a teatro si può divertire?

“Mamma, esco! Vado a vedere l’Orestea di Eschilo”
“Sei pazzo? Non hai fatto alcuno studio classico, né al liceo né all’università, e non ne sai nulla di tragedia greca. Si aprirà un baratro sotto il tuo posto appena lo spettacolo inizierà e verrai divorato!”
“Oh Dio, davvero?!”
“No, copriti, fa freddo”

Che ci crediate o meno, questa conversazione non è mai avvenuta.
Serve al recensore come espediente narrativo per arrivare al punto: l’unico motivo per cui ci si può sentire fuori posto a teatro, è perché si è sbagliata la poltrona.
Può accadere che qualcuno vi dirotti dal visionare un’opera classica se non siete dotati di una pre-cultura sull’argomento, consigliandovi vivamente di “tornare quando si sarà più preparati”.
Influenzata da forze esterne, la mente vacilla, dubita e dimentica una delle più semplici verità: la cultura è di tutti, poiché tutti sono ignoranti davanti alla sua immensità.
Così l’indotto va a teatro e scopre le gioie del sapere, se poi l’opera scelta è l’Orestea di Eschilo ed è portata in scena da una compagnia di attori di alto livello come quella proposta dal Teatro Stabile, allora l’arte vola su ali leggere fino alla coscienza di chiunque.
Ottimo è il risultato del lavoro messo in mostra al Mercadante, ogni singolo pezzo del vasto puzzle si muove in perfetta autonomia per incastrarsi perfettamente e non si trovano facilmente sbavature a questa validissima composizione teatrale.
Portare al pubblico Eschilo, portare al pubblico l’ennesima rappresentazione di un’opera classica dal valore inestimabile -sia dal punto di vista culturale che storico-, è una vera e propria sfida e basta un niente, un piccolo errore per risultare profani agli occhi dei più attenti alla fedeltà di trasposizione del testo. La scelta di rimanere perfettamente affini alle origini, senza far meno di qualche gioia della tecnologia scenica guadagnata, è assolutamente vincente.
La non-violenza delle scene mostrate (la tragedia classica non metteva in mostra atti violenta) in una trama che usa, come strumenti di una profonda morale, il sangue e la morte, può apparire quasi una presa in giro ai figli dell’arte moderna e contemporanea, abituati a vedere le forme più orrende della violenza venire dettagliatamente mostrate per amore del realismo. Eppure, nonostante i necessari e intoccabili dogmi dell’opera, il risultato finale è dotato di una freschezza degna delle grandi opere prive di età e riesce a colpire tutti, persino chi non mastica le tragedie greche come il pane.
Se l’epoca di Eschilo appare a noi moderni come un’era antica, la sua arte vive di una linfa eterna. Oggi, come ieri, la cultura e l’ignoranza si alternano nell’umano esistere, intrecciandosi senza alcuna divisione, affinché il ciclo possa continuare.