La principessa di Lampedusa, di Cappuccio | Recensione

La principessa di Lampedusa, di Cappuccio | Recensione

Sonia Bergamasco porta sul palcoscenico la trama di un sogno: La principessa di Lampedusa, di Ruggero Cappuccio, al Teatro San Ferdinando dal 4 all’8 febbraio.

Dettaglio spettacolo Informazioni
Titolo La principessa di Lampedusa
Regia e interprete Sonia Bergamasco
Autore Ruggero Cappuccio
Teatro e date Teatro San Ferdinando (4-8 febbraio)
Personaggio protagonista Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò

Sul fondo della scena brulica una schiera ardente di spighe di grano. Al centro, sono posizionati due archi in rovina, da uno dei quali pende un’altalena. Una scenografia, firmata da Paolo Iammarrone e Vincenzo Fiorillo, che già a sipario aperto comunica la dimensione di un sogno, di una dimensione sospesa tra memoria e senso di leggera evanescenza. E in questo spazio abitato da fantasmi, dai canti dei grilli e dalle voci di ciò che fu, si muove Sonia Bergamasco con la sua interpretazione e direzione di La principessa di Lampedusa. Quest’ultima è la protagonista alla quale Ruggero Cappuccio restituisce voce nel suo romanzo edito da Feltrinelli nel 2024, ovvero Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa autore de Il Gattopardo, una donna che racconta di eros, passioni e segreti sotto una Palermo che si sgretola tra i bombardamenti del 1943.

La principessa di Lampedusa, di Cappuccio | Recensione
Sonia Bergamasco in La principessa di Lampedusa

La scenografia e l’atmosfera onirica

Sonia Bergamasco si erge sullo sfondo di una scena quasi in penombra con una tunica velata color panna, interpretando la sua Beatrice: una donna forte, indipendente, ferita dalla vita eppure amante della stessa di un eros profondo e ardente. Così, La principessa di Lampedusa si racconta, apre uno squarcio di esistenza dove abitano fantasmi, ricordi, sogni e metafore. Ella si presenta come una virgola, come una pausa che con leggerezza spezza un mondo all’esterno bombardato, distrutto. Restituisce un canto dolce, appassionato, la promessa di una sfida vitale: «Un teatro delle emozioni e del pensiero. La solitudine essenziale di una donna che, in un presente senza tempo, prende finalmente il suo tempo per raccontarsi e raccontare la storia. Ho immaginato una scena luminosa e vuota, in cui le tracce di una vita, le parole non dette, il desiderio di sentirsi ancora parte, e la certezza di esserne ormai definitivamente fuori, sono al centro del gioco» – commenta la regista e attrice della pièce.

Alla soglia del suo trapasso, La principessa di Lampedusa scopre un altrove fatto di incarnazioni sensuali, di nostalgie segrete e fortemente seduttrici. Entra in contatto con la propria coscienza, eterea ma intatta nella sua tangibilità. È da qui che si apre inevitabilmente un continuo flusso onirico e intimo. La Storia, che imperversa all’esterno bombardando, diventa un’eco privata e sfuma nei contorni di una leggerezza immateriale e presente allo stesso tempo. Beatrice, allora, incarna il segno di una resistenza sottile: quella del desiderio al cospetto della rovina, quella di un sole che prorompe i suoi raggi nel mentre di un tramonto. E tutta la partitura sonora e musicale – composta da Marco Betta, Ivo Parlati, Charles Gounod e Nino Rota – fa riecheggiare quella cornice di leggerezza, di necessaria e importante inconsistenza.

La principessa di Lampedusa, di Cappuccio | Recensione
Sonia Bergamasco in La principessa di Lampedusa

Il tema dell’emancipazione femminile nell’opera

Sì, quella di Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò è anche una storia di affermazione del sé femminile che sfugge alle logiche consuete del racconto storico. La principessa di Lampedusa, infatti, si presenta come una madre, un’aristocratica pure altera, ma si narra nel corso della rappresentazione come un soggetto pensante e desiderante, come una coscienza che arde di pensieri ed emozioni, come un corpo che brucia e che ne afferma il proprio diritto. Quest’ultimo non passa sotto l’inchiesta di una rottura clamorosa, né sotto il segno di una rivelazione pretesa, bensì si manifesta all’interno di uno spazio di memoria intima, senza contorni o chiusure che lo circondino. Il teatro che ne deriva non cerca risposte e apre spazi di risonanza: chiede ascolto, tempo e abbandono al valore di una fragilità di cui, ad oggi, si ha bisogno.


La principessa di Lampedusa: crediti e cast

  • Testo: Ruggero Cappuccio
  • Regia e interpretazione: Sonia Bergamasco
  • Musiche: Marco Betta, Ivo Parlati, Charles Gounod, Nino Rota
  • Scena: Paolo Iammarrone, Vincenzo Fiorillo
  • Costumi: Carlo Poggioli
  • Luci: Cesare Accetta
  • Consulenza al suono: Gup Alcaro
  • Datore luci: Antonio Palazzolo
  • Aiuto regia: Umberto Salvato
  • Fonico: Antonio D’Antuono
  • Direttore di scena: Errico Quagliozzi
  • Aiuto fonico: Luigi Aquino
  • Sartoria: Tirelli
  • Service audio: MUSICA&MUSICA
  • Service luci: MEGARIDE srl
  • Segretaria di produzione: Sabrina Codato
  • Produzione: Fondazione Campania dei Festival — Campania Teatro Festival
  • Date e luogo: Teatro San Ferdinando di Napoli, dal 4 all’8 febbraio 2026

Fonte immagini: Ufficio Stampa

 

Altri articoli da non perdere
Sannazaro: Tradimenti di Harold Pinter | Recensione
Tradimenti, di Harold Pinter al Sannazaro

Dal 3 al 5 febbraio va in scena al Teatro Sannazaro lo spettacolo Tradimenti di Harold Pinter, per la regia Scopri di più

Pieces of a Woman, di Webér e Mandruczò | Recensione
Pieces of a Woman, di Kata Webér e Kornél Mandruczò | Recensione

Dopo il successo di Imitation of Life, ritorna il duo Kata Webér e Kornél Mandruczò Il Teatro Bellini ritorna ad Scopri di più

Jean Bellorini: un riadattamento del Tartufo di Molière
Jean Bellorini

Capita di andare a teatro e trovarsi faccia a faccia con un commediografo che ha alle spalle quattro secoli senza Scopri di più

Lido per mari unici di Francesca Morgante all’Elicantropo

Lido per mari unici va in scena al teatro Elicantropo dal 17 al 20 ottobre. Francesca Morgante, con l’aiuto regia Scopri di più

‘A Puteca de’ Suonne Perdute, Diego Sommaripa al TRAM
'A Puteca de' Suonne Perdute

Il teatro TRAM di Napoli accoglie, per le feste Natalizie, un nuovo mondo fatto di “Storie, Leggende, Fatti, Misfatti di Scopri di più

Moby Dick: l’incantatrice di Rosalba Di Girolamo al Real Orto Botanico di Napoli | Recensione
Moby Dick l’incantatrice di Rosalba Di Girolamo al Real Orto Botanico di Napoli | Recensione

Giovedì 25 luglio, alle ore 21.00, per la rassegna “Brividi d’estate”, è andato in scena, nel Real Orto Botanico di Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, avvia un percorso accademico presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e consegue innanzitutto il titolo di laurea triennale in Lettere Moderne, con una tesi compilativa sull’Antigone in Letterature Comparate. Scelta simbolica di una disciplina con cui manifesta un’attenzione peculiare per l’arte, in particolare per il teatro, indagato nelle sue molteplici forme espressive. Prosegue gli studi con la laurea magistrale in Discipline della Musica e dello Spettacolo, discutendo una tesi di ricerca in Storia del Teatro dedicata a Salvatore De Muto, attore tra le ultime defunte testimonianze fondamentali della maschera di Pulcinella nel panorama teatrale partenopeo del Novecento. Durante questi anni di scrittura e di università, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che considera non di giudizio definitivo ma di dialogo aperto. Collabora con il giornale online Eroica Fenice e con Quarta Parete, entrambi realtà che le servono da palestra e conoscenza. Inoltre, partecipa alla rivista Drammaturgia per l’Archivio Multimediale AMAtI dell’Università degli studi di Firenze, un progetto per il quale inserisce voci di testimonianze su attori storici e pubblica la propria tesi magistrale di ricerca. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questo tramite di smuovere confronti capaci di generare dubbi, stimolare riflessioni e innescare processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, di identità e di comprensione.

Vedi tutti gli articoli di Francesca Hasson

Commenta