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Eroica Fenice

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Liv Ferracchiati e il suo Eschimese in Amazzonia al Piccolo Bellini

Sarà in scena fino a domenica 17 febbraio al Piccolo Bellini di Napoli lo spettacolo Un eschimese in Amazzonia. Scritto e ideato dall’autore e attore Liv Ferracchiati, vede in scena, oltre allo stesso Ferracchiati, i giovani Greta Cappelletti, Laura Dondi, Giacomo Marettelli Priorelli e Alice Raffaelli. Lo spettacolo racconta la condizione di un transgender nel mondo contemporaneo.

I quattro attori che formeranno il coro sono già in scena mentre il pubblico si siede in sala. Le luci si spengono ed entra un ragazzo che indossa una felpa scura con cappuccio. Si posiziona davanti a un microfono che lo accompagnerà per tutto lo spettacolo e racconta della sua condizione: dice di essere un eschimese in Amazzonia. Confessa, cioè, di essere transgender. Il coro sferraglia le sue taglienti domande: gli chiede se va nel bagno degli uomini o delle donne, qual è il suo organo sessuale, se entra in chiesa, cosa si può mai dire ai bambini che chiedono spiegazioni su di lui. L’eschimese cerca di rispondere a tutte le domande, con ironia e sfrontatezza, cerca per tutto il tempo di non lasciarsi sopraffare dalla forza disarmante del coro – metafora di una società omologata e robotica. Man mano l’eschimese si rivela allo spettatore, rivela la sua storia e le sue convinzioni, gli idoli di bambino e i sogni d’amore.

Il rapporto tra l’individuo e la società

Eschimese in Amazzonia è un’espressione utilizzata dall’attivista Porpora Marcasciano – metafora della condizione del transgender in un mondo che non riesce a vedere oltre al sistema binario del genere. È come se tra il freddo e il caldo non ci fossero gradazioni e sfumature, e ogni condizione intermedia provocasse uno squilibrio. È come se un eschimese vivesse in Amazzonia, in una situazione di inadattabilità perenne, di scontro con l’ambiente che abita e attraversa. Ed è il rapporto tra l’individuo transgender e la società al centro dello spettacolo in questione. C’è da un lato un individuo solo e diverso, dall’altro un coro di quattro attori che agiscono e parlano in perfetta sincronia. Sono meccanici i loro movimenti che accennano spesso una danza, robotiche le loro battute nelle quali si addensano tutti gli stereotipi legati al tema del transgenderismo. Siamo di fronte a una massa di individui anonimi, riflesso sbeffeggiato della società che attornia l’eschimese senza mai sforzarsi di capirlo, senza mai smettere di fargli domande scontate e superflue. Sembra che l’eschimese sia di fronte a un’intervista o di fronte a un tribunale, costretto a giustificarsi continuamente, a tentare di trasformare se non in empatia almeno in comprensione la condanna che la società gli getta sulle spalle. Ma, forse, riesce a provocare solo un senso di ingenerosa pietà.

Il linguaggio di Liv Ferracchiati

È un linguaggio teatrale giovane e diretto quello della compagnia The Baby Walk, fondata solo nel 2015 da Liv Ferracchiati. La scrittura scenica – e non regia, come si legge dal foglio di sala – è collettiva. Lo spettacolo è il terzo capitolo della Trilogia sull’identità, dopo Peter Pan guarda sotto le gonne e Stabat Mater. Un eschimese in Amazzonia affronta il tema del transgender nella società contemporanea attraverso gli occhi di un transgender FtM, laddove il teatro abbonda di personaggi transgender MtF e porta avanti una riflessione sul linguaggio e sulla capacità – o incapacità – del linguaggio di rappresentarci, di rappresentare una precisa condizione. Lo fa attraverso una drammaturgia puntuale che sa accogliere l’improvvisazione, attraverso il ricorso a un immaginario collettivo esemplificativo, attraverso una scrittura scenica che sa armonizzare la parola con la partitura fisica, attraverso un ritmo variegato e accattivante.

Ideazione e testi Liv Ferracchiati

Scrittura scenica di e con Greta Cappelletti, Laura Dondi, Liv Ferracchiati, Giacomo Marettelli Priorelli, Alice Raffaelli
Costumi Laura Dondi
Disegno luci Giacomo Marettelli
Suono Giacomo Agnifili
Coproduzione Teatro Stabile dell’Umbria, Centro teatrale MaMiMò, Campo Teatrale, The Baby Walk
In collaborazione con Residenza Artistica Multidisciplinare presso Caos – Centro Arti Opificio Siri Terni

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