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Eroica Fenice

Luciano Melchionna: L’amore per le cose assenti

È nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama.
F. Dostoevskij

Happy birthday to you, happy birthday to you, happy birthday to you-ou, happy birthday to you!

Una torta e Giulia con i suoi quarantasei anni. Quarantasei anni e una festa di compleanno. Quarantasei anni e invitati che non arriveranno. Quarantasei anni e un marito con un regalo inaspettato: la libertà. Una stanza buia illuminata da due soli candelabri. Alle spalle un cuore in una rete. Davanti due sedie. Giulia e suo marito. Occhi negli occhi. Parole su parole. Grida su grida. Lacrime su lacrime. Verità su verità.

Una storia d’amore vivisezionata in tutte le sue fasi, da quella iniziale in cui l’IO cerca il completamento, la sicurezza in un NOI, a quella finale in cui il NOI è avvertito come una gabbia, una trappola claustrofobica. E proprio dalla fase finale, dal tramonto di una relazione partono i protagonisti della pièce L’amore per le cose assenti di Luciano Melchionna, percorrendo a ritroso l’evoluzione dei loro sentimenti, scandagliati con una precisione chirurgica e impietosa.

“Piano piano, subdolamente hai proiettato davanti ai miei occhi un ologramma cucito su misura dalla brava sartina dell’Amore, un ologramma di me da farmi indossare… e io l’ho indossato, per amor tuo, e l’ho tenuto anche se bruciava, o mia Medea, l’ho tenuto addosso soffrendo in silenzio per amore della nostra creatura mentre andavo a fuoco! […] Tutti sappiamo che finisce, e che magari non finisce insieme, ma più spesso prima per l’uno e poi per l’altra, eppure tutti, se finisce prima per l’altro, impazziamo, non capiamo, rinfacciamo, recriminiamo e ci disperiamo. Che palle!”

Giulia e un marito che non la ama più. Che decide di dirle addio il giorno del suo compleanno. Stronzo? Mica tanto. Lui non avrebbe potuto farle regalo più bello. Liberarla dalla rete di ipocrisia, sopportazione reciproca, abitudine, che troppo spesso si tende a confondere con l’Amore. Ma l’Amore non è questo, non può e non deve essere questo. Non sarebbe meglio la solitudine? Per lui sì, per Giulia no. Per pochi sì, per molti no. Giulia piange, grida, si dispera, lo accusa, finchè non inizia a scartare quel regalo, finchè non inizia a cogliere il valore di quel regalo. Lui non ama più lei, ma nemmeno lei ama più lui. Occhi negli occhi. Parole su parole. Grida su grida. Lacrime su lacrime. Verità su verità.

Si guardano. Si sfiorano. Si toccano. Si spogliano, del passato, del presente, delle apparenze, dei sensi di colpa, delle parole mai dette prima. Liberi, si amano con i loro corpi nudi, intrecciati in una rete, come non si sono mai amati, perché quelli che non amano più, sono quelli che amano di più.

Applausi per Luciano Melchionna

Dopo Dignità autonome di prostituzione, conferma il suo talento di regista, ma soprattutto di osservatore e indagatore dei meandri dell’animo umano, di sentimenti sviscerati in modo autoptico, e di situazioni in cui inevitabilmente si finisce con l’immedesimarsi.

“L’amore per le cose assenti” di Luciano Melchionna è in scena dal 27 al 29 novembre 2015 al Teatro Nuovo di Napoli, con Giandomenico Cupaiuolo, Autilia Ranieri e con la partecipazione di Her.

Di seguito, il teaser dello spettacolo.