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Eroica Fenice

Malacrescita di Mimmo Borrelli: storia di sangue

Malacrescita di Mimmo Borrelli: storia di sangue

Mimmo Borrelli è al Teatro Nuovo, dal 10 al 12 gennaio, con Malacrescita, testo potente e conturbante tratto La madre: ‘i figlie so’ piezze ‘i sfaccimma 

Con Malacrescita Mimmo Borrelli, ancora una volta, ruba, depreda, saccheggia la tragedia greca: lo fa per costruire personaggi dalla statura mastodontica, per raccontare un agghiacciante presente, per turbare e scuotere coscienze, per ottenere la catarsi, per plasmare la sua lingua. Malacrescita porta in scena una rediviva Medea, Maria Sibilla Ascione, figlia di camorrista, moglie di Santokanne, il camorrista Francesco Schiavone, madre di due gemelli che lei stessa rende dementi, avvinazzandoli. Malacrescita nasce dall’inevitabile esigenza di narrare la storia di come un uomo, un marito, un amore possono ridurre una donna, portarla alla più truce, crudele e innaturale delle vendette: quella di Medea sui suoi figli.

Mimmo Borrelli presta la sua voce ai due gemelli, figli nati dall’amore di Maria Sibilla per Schiavone, eppure non voluti: quella di Maria Sibilla è una maternità che nasce dal vizio, non dal desiderio. I due gemelli, pasciuti con il vino, vengono resi inabili e abbandonati da una madre che, come Medea, vede in loro l’unica possibilità di vendicarsi del proprio uomo: tutti sapranno che Schiavone è padre di due figli scemi. Sono proprio i gemelli a raccontarci, tra urla, rantoli, filastrocche e turpiloqui il triste destino che attende loro e la loro madre: un destino di demenza il loro, di morte quello della madre, avvelenata dalle esalazioni della terra dei fuochi. 

“Dall’ombelico avrei dovuto stracciarvi come i funghi dal loro pioppo” dice Maria Sibilla ai propri figli.

Maria Sibilla è Medea non solo nella disperata ricerca della vendetta, ma anche nella forza con cui asseconda la sua volontà, nel desiderio estremo di autodeterminarsi, di imporsi come donna in una realtà che la vuole schiava del ruolo di madre. Borrelli indugia sulla sessualità, rendendola morboso strumento che il maschio utilizza per castigare la donna, per screditare la figura femminile, dalla madre dei suoi figli fino alla Madonna. Una madre non ha diritto al piacere, al desiderio; una madre ha l’obbligo morale di trovare appagamento nella maternità e in un marito malcelatamente fedifrago. Maria Sibilla esercita la sua volontà, il suo diritto ad essere donna oltre che madre, diventando l’origine della malacrescita dei suoi figli.

Il racconto di questa tragica vicenda ci viene restituito da Borrelli in una lingua composita, barocca, policroma, comica nel senso dantesco del termine: bestemmie, morboso e ridondante turpiloquio si alternano ad un linguaggio alto, tragico, lirico. Nel magma denso e spesso delle parole di Borrelli si insinuano e rimbombano i suoni e le musiche di Antonio Della Ragione. Tutto accade in uno spazio scenico scarno, quello pensato da Luigi Ferrigno, costellato di rifiuti e bottiglie di vino: è l’altare innalzato dai gemelli alla loro aguzzina.

Siete ancora in tempo per lasciarvi turbare da Maria Sibilla e dalla Malacrescita. Se non doveste farcela, Mimmo Borrelli sarà prossimamente a Napoli con Napucalisse e La cupa.

foto: https://www.facebook.com/1541493525901272/photos/a.1580015122049112/2856500831067195/?type=3&theater

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