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Alessandro d’Alatri in Mettici la mano al Teatro Diana

Mettici la mano Alessandro D'Alatri

Dopo il grandissimo successo televisivo de “Il Commissario Ricciardi”, Alessandro D’Alatri e Maurizio de Giovanni portano in scena “Mettici la mano” al Teatro Diana di Napoli.

La penna di Maurizio de Giovanni incanta ancora e regala nuovi capitoli ambientati nell’universo letterario del Commissario Ricciardi: non per l’editoria o per la televisione, stavolta, ma per il teatro. Con la regia di Alessandro D’Alatri, dopo una lunghissima assenza forzata dal palcoscenico, va in scena al Teatro Diana di Napoli Mettici la mano, uno spin-off della saga di Ricciardi ambientato nella primavera del ’43, in uno scantinato di tufo che fa da rifugio improvvisato, riparo dai bombardamenti, in una Napoli più che mai sofferente e devastata dal nazifascismo. In un angolo, una statua della Madonna Immacolata, misteriosamente scampata alla distruzione di una chiesa, oggetto di culto anche lì, in uno scantinato umido, a donare conforto a chi conforto non ha più, a chi ha perso la casa e la speranza sotto i bombardamenti.

Proprio in questo scantinato si ritrova, senza essersi dati appuntamento, l’improbabile coppia di amici i cui siparietti hanno divertito i telespettatori: Bambinella e il Brigadiere Raffaele Maione, interpretati sul palcoscenico dagli stessi attori che ne hanno già vestito i panni nella serie televisiva, Adriano Falivene e Antonio Milo. Uno, un femminello che sopravvive esercitando la prostituzione sui quartieri spagnoli, la capera meglio informata della città, l’altro, il fidato compagno di avventure del Commissario Ricciardi, l’integerrimo brigadiere dal cuore tenero che in più di un’occasione ha messo da parte l’etica professionale e la giustizia tradizionale a vantaggio della morale e di una giustizia meno vincolata alle maglie strette della legge, ma forse proprio per questo più giusta ed etica, come quando, alcuni anni prima, ricordando le circostanze in cui nacque la strana amicizia con Bambinella, divenuto poi il suo informatore di fiducia, ammette di non averlo arrestato assieme alle sue colleghe nel bordello abusivo in cui lavorava perché non sapeva se collocarlo nella cella degli uomini o in quella delle donne. Il Brigadiere ha condotto con sé, in arresto, la giovane Melina (Elisabetta Mirra), una ragazza dall’aspetto innocente che nasconde un terribile dolore, dolore che la giovane donna lascia esplodere, finanche contro Dio, ogni qualvolta Bambinella e Maione provano a rivolgerle qualche domanda. La Madonna, spettatrice muta e addolorata, viene più volte chiamata in causa, affinché possa metterci la mano: è centrale il tema dell’aiuto di Dio ai bisognosi, della fede come conforto dalle brutture della vita, del perdono e del pentimento. Fede incrollabile in Bambinella, che si rifugia nella preghiera ad ogni boato, totale scetticismo in Milena, abbandonata da Dio nell’ora più buia.

La leggerezza di Bambinella che non è superficialità, ma voglia di vivere e sete d’amore, il rigore non così inflessibile di Maione, la forza e la rabbia tutta femminile di Melina, vittima divenuta carnefice per un dolore più grande di lei: tre anime diverse che s’incontrano in una circostanza comune e che devono, volente o nolente, riempire di parole il silenzio squarciato dai boati, per evitare di soccombere alla paura, all’incertezza del domani, alla disperazione. 
Il dialogo, forzato dalle circostanze, tra i tre occupanti dello scantinato diviene sempre più intimo, profondo, serrato: la commedia di Bambinella e Maione, con le gag caratteristiche dei romanzi e della serie tv, diviene tragedia nel dramma di Melina, consumatosi con la consapevolezza lucida della disperazione. La statua della Madonna è giudice e assieme testimone di un processo contro Melina, accusata dal Brigadiere di un brutale omicidio, difesa da Bambinella che, naturalmente empatico e pronto all’ascolto, cerca nella comune sofferenza, nella comune condizione di emarginazione e nel conforto della fede un terreno comune di confronto con la giovane.
Nel frattempo, il mondo fuori dallo scantinato ricorda la sua esistenza col boato delle bombe, che cadono sempre più vicine: ciò che conta è uscire di lì, uscire vivi, ritornare alle proprie vite, ai propri cari. Ma nessuno dei tre occupanti sarà lo stesso, una volta uscito di lì.

La regia di Alessandro D’Alatri e l’interpretazione magistrale dei tre attori dona alla storia spessore e realismo, poesia ed intensità: Mettici la mano è una pagina struggente e meravigliosa della saga di Ricciardi, più viva e più vera dell’esperienza televisiva e del romanzo perché, nelle parole del suo autore, Maurizio de Giovanni, “nulla è più reale del teatro, neanche la vita“. 

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A proposito di Giorgia D'Alessandro

Laureata in Filologia Moderna alla Federico II, docente di Lettere e vera e propria lettrice compulsiva, coltivo da sempre una passione smodata per la parola scritta.

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