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Eroica Fenice

"L’Inferno di Dante" al Museo del Sottosuolo di Napoli | Recensione

“L’Inferno di Dante” al Museo del Sottosuolo di Napoli | Recensione

Il Museo del Sottosuolo di Napoli per una notte si è trasformato nell’inferno di Dante. Scopri come è andata.

“…Dinanzi a me non fuor cose create

se non etterne, e io etterno duro.

Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”

Dopo aver incantato oltre 700mila spettatori nelle edizioni realizzate nelle Grotte di Pertosa e di Castelcivita, lo spettacolo L’Inferno di Dante, ideato e coordinato da Domenico Maria Corrado, è tornato in scena ieri sera al Museo del Sottosuolo di Napoli. In questo luogo senza tempo che nasce come acquedotto greco – romano per poi essere riscoperto come rifugio antiaereo durante il secondo conflitto mondiale, le porte dell’eterna dannazione hanno accolto oltre 50 persone per uno spettacolo che non ha certamente deluso le enormi aspettative. C’era comunque da aspettarselo perché l’associazione Tappeto Volante è specializzata proprio nel mettere in scena rappresentazioni teatrali che si coniugano in maniera armoniosa con gli ambienti.

Ma andiamo con ordine. L’Inferno di Dante è uno spettacolo itinerante turistico-divulgativo basato sulla prima cantica della Divina Commedia e racconta, quindi, della discesa del Sommo Poeta tra i cerchi infernali. Durante il suo cammin tra la perduta gente, con la guida del suo fido maestro Virgilio, il fiorentino incontrerà (e noi con lui) indimenticabili personaggi le cui gesta vivono ancora oggi grazie al suo capolavoro.

Museo del Sottosuolo di Napoli: dal buio alle stelle 

Sono tre gli atti e altrettante le sale del Museo del Sottosuolo in cui l’azione scenica prende vita. Superati i 106 gradini, il pubblico viene accolto da una spettacolare coreografia a cui segue l’ingresso di uno smarrito Dante. Il suo senso di angoscia acuito dalla presenze delle tre fiere viene spazzato via dall’arrivo di Virgilio che indica agli stanti la strada che conduce alla porta infernale. Da qui in avanti, il susseguirsi di emozioni contrastanti si fa tambureggiante. Amore e speranza, nell’ascoltare Beatrice, timore reverenziale nei confronti di Minosse e Caron, “Dimonio dagli occhi di bragia”, e poi pietà nel vedere Francesca abbracciata a Paolo. I due cantano stretti l’uno all’altro e stringono il cuore dei presenti e quello del poeta.

Nella sala “Delle Riggiole”, la situazione si fa più angosciante e claustrofobica. Cerbero e Medusa cercano di ostacolare il cammino al gruppo, senza riuscirci. Il volere divino è troppo forte. La terza sala, invece, ha tre indiscussi protagonisti: Ulisse, il Conte Ugolino e il male incarnato, Lucifero. Interessante è la caratterizzazione che viene fatta di quello che fu l’angelo più bello di Dio. Egli, infatti, non compare in scena, ma viene rappresentato con un filmato che mostra l’olocausto, il fungo atomico e molte altre tragiche vicende che hanno avuto come protagonista l’assenza di umanità.

L’inferno di Dante, in conclusione

Un viaggio, un incredibile viaggio quello di ieri sera al Museo del Sottosuolo di Napoli. Lo spettacolo itinerante “L’Inferno di Dante”  non può che essere riassunto così. Tutto, dall’umida quanto affascinante ambientazione, agli attori e figuranti che hanno saputo incarnare con realismo e vitalità i loro ruoli, dalle musiche di Enzo Gragnaniello alla scelta di attenersi fedelmente al testo, tutto è stato funzionale alla buona riuscita di questa discesa mano nella mano con Dante Alighieri nel regno dei dannati. Un regno che è stato rappresentato, per merito sopratutto del disegno luci e ai filmati proiettati sulle sfondo, in tutto il suo terrificante splendore.

“E quindi uscimmo a riveder le stelle.”