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Eroica Fenice

Pane di Samira Azzam alla Casina pompeiana

Pane di Samira Azzam alla Casina pompeiana

Tu non sei tutto. E se il tutto manca, rimane il niente.

Una bicicletta appoggiata al muro guarda da lontano, nell’ombra, una trincea. Due uomini, due soldati stanchi ed affamati distribuiscono del pane. Non è il corpo di Cristo ma semplice respiro di speranza. Non è il corpo di Cristo ma troppo sangue verrà ugualmente versato.

Così si apre “Pane, storia d’amore in tempo di guerra”, in scena fino al 29 novembre. Nell’accogliente teatro della Casina Pompeiana, Luisa Guarro rende omaggio con la dolcezza di una carezza al racconto di Samira Azzam, scrittrice che ha vissuto sulla sua pelle la Nakba (letteralmente “disastro”, “catastrofe”, o “cataclisma”), l’esodo palestinese del 1948 in seguito alla fondazione dello Stato di Israele. Protagonisti delle vicende sono un soldato (Ettore Nigro) e un’infermiera (Cecilia Lupoli), che trovano, tra gli spari, le bombe e l’acre odore della morte, il coraggio di innamorarsi. Un coraggio che fa della sospensione spazio – temporale la sua vera forza. 

Andiamo al mare, ripete l’uomo con insistenza. Andiamo anche se ci sono i cecchini a pochi metri. E poi le onde della passione, simulate sul palco con un’enorme velo, che travolgono, spingono, arrestano per un secondo il terrore di aver perso tutto. Andiamo al mare non è solo un invito ma anche un’ancora leggera che si getta nella bellezza sperando rimanga intrappolata il più a lungo possibile. 

Samira Azzam: Pane, amore e Palestina. 

L’amore, purtroppo, non ha le spalle abbastanza larghe da fermare lo scorrere inesorabile degli eventi che costringono i due a dover separare i passi. Ma non è un voltarsi le spalle il loro; è semplice accettazione della missione che attende un soldato e dei doveri che spettano ad una figlia. L’allontanamento non durerà a lungo, sarà solo un’altra parentesi, questa volta quadra, di un successivo incontro che ci riporterà alla scena di apertura della pièce

La fame fa svanire il suo ricordo, non voglio morire senza pensare a leiGiusto il tempo di un bagno a malapena respirato. Di un bacio agognato e poi rubato. Di progetti ambiziosi. Di figli, alberi e olive. Giusto il tempo di perdersi per poi dover ritornare, nel silenzio di una trincea, a quel pane, simbolo di speranza, e a quel vino, simbolo del troppo sangue versato. Nel mezzo, l’amore di due ragazzi la cui unica colpa è aver voluto resistere alle barbarie dei loro simili.

Una recitazione impeccabile, una colonna sonora sempre in tono con i cambi di luce e di frequenza emotiva, fanno di questo spettacolo un’occasione. L’occasione di sfiorare, sentire, vivere quei giorni, i giorni di una Nakba mai così attuale, mai così nostra.

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Napoli per la Palestina

Comunità palestinese- Campania

28 e 29 novembre 2015

(sabato ore 20.30|domenica ore 12 + aperitivo palestinese)

Info e prenotazioni 081 5527380 | 340 4618909

Prezzo biglietto 10 euro

Ufficio stampa: Annamaria Bianco annamariabianco91@gmail.com

29 novembre 2015 | dalle ore 16.30

Largo Enrico Berlinguer | stazione metro Toledo

L’Onu celebra la Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese con artisti, musicisti, danzatori.

Jundra Elce

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