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Eroica Fenice

“Paraninfo” di Antonello Capodici: la novella di Capuana al Teatro Cilea

Tempi comici perfetti. Un dialetto siciliano presentato ad una platea partenopea nella sua veste più genuina. Sorrisi assicurati per gli spettatori. Sono stati questi gli ingredienti che hanno decretato il successo della rappresentazione al Teatro Cilea di Napoli de “Il Paraninfo” per la regia di Antonello Capodici in scena fino al 10 gennaio.

Il paraninfo maresciallo di Antonello Capodici

L’ex maresciallo della Guardia di Finanza, Don Pasquale Minedda, un brillante Enrico Guarneri, prova a tutti i costi di “far maritare” i suoi compaesani, per il semplice gusto di dare spazio alla sua profonda idea della sacralità del matrimonio, al quale non si può in nessun modo rinunciare. Il suo matrimonio riuscito con l’affascinante donna Rosa, Ileana Rigano, lo convincerà fortemente del fatto che nessun uomo deve restare solo: «Se sarei Sindaco, mettessi il matrimonio obbligatorio ad una certa età», sono queste le parole di Don Pasquale nel tentativo di combinare un altro dei suoi matrimoni anzi quello che definirà il matrimonio dei matrimoni, quello da incorniciare. Questa sua tendenza, però, gli porterà più guai che gratitudine. La catena di peripezie raggiungerà il culmine nella scena dei picciotti, Alessi e Calenna, che con la loro proposta di  “duello” condurranno Don Pasquale in un vero e proprio sconforto costringendolo a dubitare delle sue buoni azioni. Fortunatamente, le svolte però sono all’ordine del giorno soprattutto in materia amorosa.  

Vecchio social e nuovo paraninfo?

Anche se nell’era social può apparire datata, la figura emblematica de “u’ paraninfu” ha da sempre trovato terreno fertile in tutti i tempi, sia nella Sicilia di Luigi Capuana che nella Napoli di oggi. Il Paraninfo è una sorta di Cupido maldestro che cerca di far fiorire l’amore anche laddove sembrerebbe impossibile. La sua funzione, ossia quella di far contrarre matrimoni tra donne di campagna di buona famiglia con giovani borghesi, vuole rispecchiare in pieno la condizione della società meridionale all’indomani dell’Unità. Particolarmente suggestiva agli occhi dei lettori “siciliani” è la scena della descrizione degli averi, delle terre e degli aranceti delle sorelle Matamè che conserva una vecchia eco della “roba verghiana”.

Il Paraninfo di Antonello Capodici, grazie al sostegno del Laboratorio ABC,  con l’aiuto di Don Pasquale, o meglio Enrico Guarneri, ha regalato al pubblico presente alcune scene di vera e propria commedia dell’arte basate sul malinteso e giocate tutte sulla capacità di Guarneri di destreggiarsi con assoluta disinvoltura nei meandri della farsa linguistica, culminante nell’esilarante dialogo tra il professore Barresi, conoscitore del perfetto italiano, Don Pasquale, che fa uso di un dialetto italianizzato in modo grottesco e a suo piacimento, e il tenente Rossi che “viene dal continente” ed è, quindi, linguisticamente, il meno meridionale. Le differenze tra queste tre figure non impediscono di ritrovare nell’amore un comune denominatore compreso a tutte le latitudini. 

 

Jundra Elce

 

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