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Eroica Fenice

Peppe Lanzetta e Pasquale De Cristofaro, "Sotto il Vesuvio niente" al Napoli Teatro Festival

Peppe Lanzetta e Pasquale De Cristofaro, “Sotto il Vesuvio niente” al Napoli Teatro Festival

Sotto il Vesuvio niente di Peppe Lanzetta e Pasquale De Cristofaro: un bestiario napoletano

 

Un bestiario napoletano, un magma di creature che si affastellano come formiche e che si muovono vorticosamente tra il sole e la lava del Vesuvio: “Sotto il Vesuvio niente” è una storia di mosaici, di tessere che danzano tra il fuoco e la salsedine e che urlano e sussurrano ai passanti, e agli spettatori, la loro storia.
Storia comune per gente speciale, avrebbe detto Fabrizio De André, e quella delle creature del Vesuvio è una storia maledettamente e scandalosamente comune, normale nelle sue sfumature e speciale nei suoi risvolti che sanno di sangue e di morte.
Il bestiario che si apre a ventaglio sotto il Vesuvio vede sfilare un caleidoscopio di tipi umani, uno zoo che si agita dietro le sbarre dello sguardo degli spettatori, che osservano il contorcersi animalesco delle figure del sottosuolo napoletano. Come bestie sgorgate dalla lava e dalla cenere, i personaggi del catalogo del Vesuvio si offrono alla platea: le lacrime napulitane vengono sublimate dalla voce dei menestrelli e dei cantori, che urlano a gran voce il loro dolore e la loro voglia di rivalsa, con il ritmo ancestrale e primitivo di percussioni che sanno di altri tempi e altre epoche.

Peppe Lanzetta e Pasquale De Cristofaro, tra teatro, danza e canto

La voce possente e straziante delle cantate napoletane scandisce lo spettacolo come un mantra ossessivo, che commuove punti dell’animo che il pubblico non ricordava di possedere: è leitmotiv dello spettacolo progetto di Peppe Lanzetta e Pasquale De Cristofaro, e come un filo rosso guida gli spettatori tra marinai, mandolini, vulcani dalle bocche fumanti e personaggi che urlano al pubblico la propria colpa e il proprio legittimo diritto di redenzione. I personaggi di “Sotto il Vesuvio niente”, la colpa se la portano addosso come un odore, come un peccato originale o un tatuaggio sotto gli strati dell’epidermide: le donne del bestiario del Vesuvio, nate dal mare come Veneri botticelliane, ma nate non da una conchiglia, ma dal tufo e dalla lava, donne napoletane sante e sgualdrine in cerca di un battesimo di redenzione.
Le donne del bestiario vesuviano vogliono tutto, vogliono estrarre l’inverno dall’inferno, il sole dai vicoli bui e fitti, la schiuma dalle onde e la tempesta dal mare, sono sante e sono cristalline, e sembra che tra le loro cosce si annidi il segreto della vita e dei secoli.
Accanto a loro, sfilano i femminielli, figure androgine e fluide, che stemperano l’emozione e la commozione piazzando qua e là, come fiori dalle spine pungenti, le loro battute a sfondo sessuale, i loro doppi sensi e giochi di parole, strappando al pubblico risate amare come l’aria che si respira nei vicoli certi giorni di agosto.
Le baby gang irrompono sul palco: c’è posto anche per loro, in un bestiario vorticoso e incessante, e coi loro pugnali inscenano una danza scandita dalle urla degli adulti che usano aggettivi come “irrecuperabili” e che vestono di negazione il loro destino. Per le baby gang non esiste recupero, redenzione, non esiste il posto al sole sotto il Vesuvio, ma solo i flutti neri di un mare che non è più amico.

Sotto il Vesuvio niente di Peppe Lanzetta e Pasquale De Cristofaro, tra sacro e profano

 

In un bestiario laico e profano, fanno capolino anche i santi, urlati a denti digrignati: San Biagio dei Librai, Santa Lucia, Santa Chiara, San Domenico, San Lorenzo, e tutti i santi che pongono la propria aureola sul corpo di Partenope e che invocano per lei benedizioni e maledizioni al tempo stesso. La preghiera laica ha appena il tempo di esaurirsi, per poi sfociare nell’abbraccio finale del mare, che si stacca dalla scenografia per avvolgere gli attori e il pubblico come un lenzuolo azzurro, di spuma e cielo.
Che il mare porti con sé risacca e redenzione,  e che riabiliti Partenope, troppo gloriosa per perire, troppo ingombrante per sentirsi orfana dello Sterminator Vesevo.