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Eroica Fenice

Centro Teatro Spazio

Piccole incongruenze quotidiane, Centro spazio teatro

Quattro monologhi. Quattro briciole dell’assurda inconsistenza del reale. Si incontrano tutti al bar i personaggi di “Piccole incongruenze quotidiane”, spettacolo di Diego Sommaripa andato in scena l’8 e il 9 novembre al Centro Teatro Spazio. Si incontrano ma le loro storie (testi di Stefano Benni) rimangono su binari paralleli. Nella vita, come sul palco, rimangono soli a raccontarsi.
Il primo personaggio che conosciamo, ma ultimo a confessarsi, è un cantante (Marcello Cozzolino), la cui esibizione di cabaret viene continuamente interrotta, con simpatici siparietti, dallo scostumato barista (Diego Sommaripa) e dalla sbadata cameriera (Gabriella Vitiello). Queste due figure e i loro sketch con l’artista sono fondamentali per l’economia dello spettacolo poiché smorzano la tensione emotiva creata dai monologanti e assicurano una buona dose di risate che si alterna agli interessanti spunti di riflessione proposti.

Al Centro Teatro Spazio tante piccole incongruenze quotidiane 

Quando, infatti, il trambusto e lo scherzo cedono il passo ai quattro monologhi, lo spettacolo cambia forma e sostanza, costringendo lo spettatore ad una maggiore attenzione.
L’attualità e le sue piccole e grandi incongruenze prendono la scena attraverso le parole degli attori che raccontano aspetti e problematiche diverse.
Nel monologo del cantante che recita “Il sogno di un muratore” troviamo il dramma delle morti bianche e della poca sicurezza sul lavoro intrecciato col desiderio di trovare finalmente un posto in questo mondo o nell’altro mondo.

C’è poi una eccezionale Federica Totaro che veste i panni di una ‘topastra’ di periferia e ci racconta dei suoi difficili rapporti con gli umani. Umani che sversano nelle fogne tutta la loro sporcizia, nascondendo sotto il tappeto l’incapacità di coesistere con le altre specie ma soprattutto tra di loro. La “zoccola” diventa così metafora del povero che vive alla giornata, in balia di eventi costruiti dalla perversione della società.
Gli ultimi due monologhi sono quelli di “Onehand Jack” (Davide Magliuolo) e della signora V, entrambi ossessionati dal successo e allo spasmodica ricerca di qualcosa. Il primo, cittadino di una pericolosa città in cui l’unica salvezza è la musica; la seconda, spaventata dalla solitudine quanto follemente attaccata ai numeri, dal trovare l’anima gemella.

Lo spettacolo portato in scena al Centro Teatro Spazio, nelle battute finali, posa nuovamente gli abiti seriosi e propone una riflessione su come i social network abbiano cambiato le nostre vite. Questo finale è la sintesi perfetta di uno spettacolo ben strutturato, che fa riflettere senza annoiare, anzi, facendo divertire e, molto spesso, è proprio il riso, dolce o amaro che sia, lo strumento più efficace per comunicare un messaggio.

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